Lacan e il Simposio di Platone: Un'esplorazione del Desiderio e dell'Amore

La recente terza edizione del saggio di Bruno Moroncini, dedicata alla lettura lacaniana del Simposio di Platone, riaccende il dibattito sull'intersezione tra psicoanalisi e filosofia, in particolare riguardo alla natura complessa dell'amore e del desiderio. L'intento di Lacan, come sottolineato da Moroncini, è quello di svincolare la psicoanalisi da un approccio meramente psicologico, integrandola invece con categorie filosofiche. Questo progetto si manifesta in modo emblematico nel Seminario VIII, dedicato al transfert, dove il Simposio di Platone assume un ruolo centrale. Lacan, in questa sede, mira a decostruire il "discorso dell'Università", ovvero l'interpretazione accademica tradizionale del testo platonico, privilegiando una prospettiva in cui il desiderio assume un'importanza fondamentale.

Platone e Socrate in conversazione

L'Uomo del Desiderio: Alcibiade e la Sovversione del Sapere

La chiave di volta di questa lettura lacaniana risiede nella valorizzazione della figura di Alcibiade, definito da Lacan come "l'uomo del desiderio" (l'homme du désir). L'atteggiamento di Alcibiade, descritto come "sublime, in ogni caso assoluto e appassionato", sovverte la visione socraticamente incentrata sulla scienza e sul sapere. L'irruzione di Alcibiade al convito platonico non è un mero incidente narrativo, ma un evento cruciale che Lacan utilizza per scardinare il rapporto gerarchico tra sapere e desiderio. Questo gesto decostruttivo mette in discussione le fondamenta stesse del discorso filosofico tradizionale, che tende a privilegiare la razionalità e la conoscenza a discapito delle pulsioni e delle dinamiche più oscure dell'animo umano.

La "Chose" e la Mistica della Malvagità: Eros e il Limite del Piacere

Nel Seminario VII, ispirandosi a una profonda tradizione spirituale, in particolare quella francese, Lacan riprende i temi del "puro amore" e della sublimazione, concetti già centrali nel pensiero freudiano. È in questo contesto che emerge la nozione di "Chose" (la Cosa), intesa come il volto crudele dell'Altro, che rivela un godimento che trascende il principio di piacere. Questa "Cosa" ci introduce in un territorio di confine, dove si incontrano concetti come il frui agostiniano, la jouissance divina (intesa sia in senso soggettivo che oggettivo) e la "notte del nulla" da cui, con un'eco più taoista che nichilista, sembrano scaturire tutte le cose. Questa "inaudita trinità" - Dio-Cosa-crudeltà - fonda una "mistica della malvagità" che, partendo da Angelus Silesius, conduce a una nuova concezione dell'amore-Eros. L'Eros, nella sua accezione più radicale, estende il suo dominio ben oltre i confini del Bene, come affermato da Lacan: "Sappiamo che il dominio di Eros si estende infinitamente più lontano di qualsiasi campo il Bene possa coprire".

Illustrazione simbolica della

L'Etica del Desiderio e la "Rovina Fatale" del Godimento

Questa inquietante visione dell'Eros rivela la radicalità dell'etica del desiderio, incarnata da Alcibiade. Egli è disposto a tutto pur di ottenere il godimento, persino a percorrere le vie del male. La provocazione di Lacan ci mette in guardia contro facili soluzioni moraleggianti, ricordandoci che "di cattive intenzioni sono lastricate le vie dell'inferno". Il caso di Creonte, che nel tentativo di salvare Tebe la conduce alla distruzione, serve da monito sull'inestricabile legame tra le intenzioni e le conseguenze, specialmente quando si affronta il tragico. Di fronte all'ineluttabile presenza del male, anche all'interno della sfera divina, Lacan suggerisce una via d'uscita che risiede nella risoluzione dell'impasse tra desiderio e godimento, o tra pulsione e desiderio. La domanda fondamentale diventa: come concepire un desiderio che mantenga l'infinità della jouissance senza sconfinare nel godimento mortifero? Come sfuggire alla "rovina fatale di una volontà di godimento che vuole imporsi come assoluta", come sottolinea Massimo Recalcati?

L'Amore come Affetto Radicale: Un Possibile Antidoto?

In questo scenario complesso, sorge la domanda se l'amore, inteso in senso radicale, possa rappresentare l'unico affetto capace di affrontare e, in alcuni casi, superare l'"odio dell'Altro" e la "malvagità di un Dio-Chose". Moroncini esplora due declinazioni lacaniane dell'amore, situate al confine tra desiderio e godimento, tra parole e cose, tra simbolico e reale. Pur affrontando la figura di Alcibiade e problematizzando il rapporto tra sapere e desiderio, Moroncini non trascura la nozione lacaniana dell'impossibilità del rapporto sessuale. Di conseguenza, l'amante, sia esso Alcibiade o Achille (l'amato divenuto amante dopo una lotta mortale), si trova nella posizione della morte. L'altro dell'eros, colui che ci cerca per divorarci e incorporarci, diventa un "portatore di morte".

La Metafora e la Parola: Neutralizzare la Lotta a Morte

La salvezza da questa deriva mortale può intervenire attraverso la metafora, quando la morte stessa si fa segno e il tratto debordante del desiderio amoroso si "mortifica" nella parola. In altre parole, l'amore, attraverso il sapere dell'impossibilità dell'amore - un sapere che l'analista è chiamato a possedere e a trasmettere - può neutralizzare la lotta a morte. Questo sapere emerge dalla dialettica hegeliana degli amanti. Ma la condizione di impossibilità dell'amore non è forse, paradossalmente, la sua stessa condizione di possibilità?

L'Amore come Supplenza del Rapporto Sessuale

Lacan, in "Io parlo ai muri", formalizza l'idea che l'amore non sia ciò che si frappone tra uomo e donna, ma ciò che rende possibile il loro incontro. Questa trasmutazione è visibile nello slittamento lessicale operato da Lacan sui versi di Antoine Tudal: da "Tra l'uomo e l'amore / C'è la donna muta" a "Tra l'uomo e la donna / C'è l'amore". Se nell'etica della psicoanalisi l'amore-sublimazione poneva un limite alla malvagità della Cosa, elevando una Dama alla dignità della Chose per poi serrarla "nella gabbia del verso", alla fine dell'insegnamento lacaniano, l'(a)mur, inteso come impedimento all'amore rispetto al rapporto sessuale, diventa la condizione paradossale dell'incontro amoroso.

5. Hegel: la dialettica

Differenze di Nuance: Moroncini e Recalcati sull'Amore

Esistono, tuttavia, differenze di nuance tra l'interpretazione dell'(a)mur di Moroncini e quella di Massimo Recalcati. Entrambi riconoscono la centralità della parola nella dimensione amorosa, e in particolare del nome proprio. L'amore è concepito come una tensione inesauribile tra separati, un desiderio che non può mai raggiungere l'unità, al fine di scongiurare la caduta nell'abisso della Cosa e di segnare la finitezza umana.

L'Oggetto Perduto Causa del Desiderio: Il Destino di Alcibiade

Lacan introduce la nozione di oggetto piccolo (a) come oggetto perduto causa del desiderio, superando la dialettica del desiderio e del riconoscimento. È qui che si gioca il destino di Alcibiade: non si tratta solo del passaggio da eromenos ad erastés, ma l'oggetto si separa e si aliena nel campo dell'Altro, divenendo perduto e, in quanto tale, ricercato attraverso le "scorribande del desiderio". Questo slittamento, evidenziato da Moroncini, suggerisce una lettura ulteriore: Alcibiade approda all'insoddisfazione costante del desiderio, che lo porta al naufragio.

La Parola contro la Deriva: Moroncini e Recalcati a Confronto

Di fronte a questa deriva, Moroncini propone l'argine della parola e del simbolico. Recalcati, invece, individua il contravveleno lacaniano non tanto nella metafora o nel discorso, quanto nella versione femminile e non-tutta del desiderio. È dunque possibile conciliare amore e desiderio, desiderio e pulsione? È possibile non solo "fare parola dei corpi", ma anche "incarnare la parola"? La risposta sembra risiedere nell'ammissione di un "Altro godimento".

La Decostruzione del Testo Filosofico: L'Approccio Lacaniano

L'analisi lacaniana del Simposio di Platone, come evidenziato da Moroncini, rappresenta un tentativo di decostruire il testo filosofico dall'interno. L'irruzione di Alcibiade, lungi dall'essere un elemento casuale, costituisce una critica immanente alle tesi di Diotima e appartiene a pieno titolo al discorso filosofico. L'approccio di Lacan, evitando la disincarnazione del testo in schemi concettuali astratti, pone l'accento sulla dimensione retorica, sulle strutture narrative, sugli schemi drammatici e sul gioco del significante. Questo metodo permette di cogliere la complessità del Simposio, non riducendolo a una singola interpretazione concettuale, ma valorizzandone la polifonia e le implicazioni che vanno ben oltre la teoria platonica dell'Eros. La lettura lacaniana, dunque, non si limita a proporre una nuova teoria dell'amore, ma invita a riconsiderare il modo stesso in cui interpretiamo i testi filosofici, valorizzando la loro dimensione testuale e retorica.

La Metafora dell'Amore e l'Oscuro Oggetto del Desiderio

La scena del banchetto platonico, con l'intervento imprevisto di Alcibiade ubriaco, costituisce un punto di svolta fondamentale nell'interpretazione del Simposio. Mentre un commentario filosofico tradizionale potrebbe fermarsi alla descrizione del carattere di Socrate o alla riaffermazione della superiorità del sapere filosofico, Lacan vi scorge un elemento decisivo per comprendere la sua teoria dell'Eros. L'irruzione di Alcibiade, con la sua passione travolgente e la sua ammissione di non sapere ciò che desidera, mette in crisi la visione socratica del sapere come fondamento del desiderio. Lacan legge questo momento come il preludio a una decostruzione del discorso filosofico, mettendo in discussione il primato del sapere sul desiderio.

La Rivelazione del Reale e la Sociologia Amorosa

L'analisi lacaniana si spinge oltre, rivelando come il Simposio, attraverso l'interazione tra i personaggi, metta in luce aspetti del reale che sfuggono alla pura speculazione filosofica. La "sociologia amorosa" che emerge dal dialogo, con le sue dinamiche di potere, seduzione e riconoscimento, offre uno spaccato della complessità delle relazioni umane. L'Eros, in questa prospettiva, non è solo un concetto astratto, ma una forza pulsionale che plasma le interazioni e rivela le verità nascoste dell'animo.

Scienza degli Erotica e Impasse del Desiderio

La "scienza degli erotica", come proposta da Lacan, si discosta dalla razionalità scientifica tradizionale. Essa si confronta con l'impossibilità di una piena conoscenza dell'altro e con le "impasses" che caratterizzano il desiderio umano. Il desiderio, infatti, è intrinsecamente legato alla mancanza, all'oggetto perduto che ne costituisce la causa. Questa mancanza genera un movimento incessante, una ricerca che non giunge mai a compimento, ma che, nel suo stesso movimento, definisce l'essere del soggetto.

La "Linguisteria" di Socrate e la Ginecocrazia

La figura di Socrate, con la sua "linguisteria" e il suo metodo dialettico, viene reinterpretata da Lacan. Il suo continuo interrogare, il suo voler sempre ricondurre ogni discorso a una forma di sapere, viene visto come un tentativo di controllare e dominare il desiderio. In contrasto, emerge la figura della "ginecocrazia", una dimensione del desiderio legata alla figura femminile, che sfugge alla presa del sapere e del controllo maschile. Questa dimensione, spesso trascurata dalla filosofia tradizionale, assume un ruolo centrale nella lettura lacaniana dell'amore e del desiderio.

Ménage à trois e la Metafora dell'Amore

La dinamica del "ménage à trois", che si configura nel Simposio con le complesse relazioni tra i personaggi, viene analizzata da Lacan come una metafora dell'amore stesso. L'amore, infatti, non è mai una relazione a due univoca, ma coinvolge sempre un terzo elemento, un "terzo incomodo" che, come sottolinea Lacan, più che riunificare, tende a separare e a dissolvere gli incontri. Questa visione radicale dell'amore, che ne evidenzia la natura perturbante ed eretica, sfida le concezioni più convenzionali e invita a riflettere sulla sua funzione civilizzatrice nel supplire all'impossibilità del rapporto sessuale e nel preservare l'effetto soddisfacente dell'amore, scongiurando il ricorso a forme di godimento autistiche e asociali.

La Tradizione Spirituale del Puro Amore e la Lettura Lacaniana

La lettura lacaniana del Simposio affonda le sue radici in una ricca tradizione spirituale del "puro amore", che ha ispirato molte delle sue interpretazioni di testi letterari e filosofici. Questa tradizione, che valorizza l'amore come via di elevazione spirituale e di trascendenza, si intreccia con le riflessioni psicoanalitiche di Lacan sull'amore come forza capace di mediare e trasformare l'esperienza umana. L'amore, in questa prospettiva, non è solo un sentimento, ma una pratica, un percorso che, attraverso la parola e il desiderio, permette di affrontare le sfide dell'esistenza e di trovare un senso nella complessità del reale.

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