Siamo abituati a pensare al narcisista come a una persona piena di sé, arrogante, insensibile ai sentimenti altrui, immune dalla sofferenza provocata dalla fine di una storia e dal senso di abbandono, vuoto e solitudine che questa può provocare. Questa percezione comune, tuttavia, nasconde una realtà ben più complessa e dolorosa. Sebbene sia importante fare una distinzione tra una personalità che presenta tratti narcisistici non disfunzionali - ovvero una persona che, sebbene ambiziosa, autonoma e sicura di sé, riesce a stare in una relazione di attaccamento impegnata, mostrando empatia e interessandosi all’altro e ai suoi bisogni - e un vero e proprio disturbo di personalità narcisistico, è quest'ultimo a rivelare le profonde dinamiche di solitudine che lo caratterizzano.

Il Bisogno Insaziabile di Conferme Esterne
Il bisogno di attenzione e ammirazione del narcisista è talmente forte che in molti casi sceglie più di una “vittima”, in modo da assicurarsi continui approvvigionamenti all’autostima così fragile e dipendente dalle conferme esterne. Non è raro, quindi, che il narcisista abbia una partner ufficiale, che può essere la moglie o la fidanzata, e una o più amanti tra le ex compagne che il narcisista stenterà a lasciar andare e le nuove conquiste. È molto raro trovare un narcisista completamente solo; è più facile trovarlo coinvolto in una nuova conquista, impegnato in una relazione, impegnato a riagganciare una ex partner, in ogni caso connesso in relazione con una o più donne che possano alimentare il suo grande bisogno di sedurre e avere attenzioni.
Nella fase iniziale di un rapporto, il narcisista, vitalizzato dalla novità, dal gusto della conquista, dall’euforia associata alla fase dell’innamoramento, tipicamente sfodera le sue armi migliori. Non è raro che faccia dichiarazioni importanti più tipiche di una fase avanzata del rapporto (“tu sei la donna della mia vita”, “sposiamoci presto”, “lascerò mia moglie per te e faremo un figlio”, ecc.) e che sia molto presente. Questa fase, definita di “love bombing”, ha però una durata limitata perché prima o poi, una volta conquistata la partner, il narcisista mostrerà anche gli altri aspetti della sua personalità.
6 segni che è love bombing
La Vulnerabilità Celata Dietro la Grandiosità
Sotto l’immagine di autosufficienza, sicurezza, imperturbabilità, grandiosità più o meno manifesta che il narcisista vuole e cerca di mostrare al mondo, si nasconde un nucleo di vulnerabilità, non amabilità, inadeguatezza al quale il narcisista non accede e che si trasforma in una rabbia scaricata proprio sulla partner alla quale è affettivamente più legato e con la quale ha una relazione di attaccamento. Per il narcisista la solitudine è qualcosa di intollerabile, dal momento che nella solitudine sperimenta quell’antico vuoto affettivo che cerca di riempire continuamente attraverso le attenzioni degli altri, i successi lavorativi, le conquiste amorose.
Il narcisista ha una grande dipendenza affettiva dalle partner con cui instaura una relazione, proprio perché non tollera la solitudine che rappresenta lo stato temuto, in quanto vengono a mancare le conferme di cui ha tanto bisogno per sopravvivere al vuoto. Sentendo di godere di più diritti rispetto agli altri in quanto “esseri speciali”, i narcisisti tendono ad avere molte pretese nei rapporti di coppia e a porsi in una posizione di dominanza; i suoi bisogni sono sempre più importanti di quelli della partner, le sue richieste più legittime, le sue mancanze più comprensibili. È chiaro che questo ruolo all’interno della relazione spesso va a incastrarsi molto bene con una partner co-dipendente, tendente all’autosacrificio, empatica, disponibile a prendersi cura dell’altro più che di se stessa. In questo modo il narcisista può assicurarsi tutte le attenzioni del mondo senza dover a sua volta corrispondere. Infatti, spesso le partner dei narcisisti sono donne autonome, che tendono a non esprimere i loro bisogni e a cavarsela da sole.

La Paura dell'Abbandono e le Sue Manifestazioni
È proprio quando la partner minaccia o lascia il narcisista che emerge la dipendenza affettiva del narcisista. Infatti, le reazioni sono spesso molto forti e molto diverse dal distacco e dall’indifferenza che in genere tende a mostrare. Preso dal terrore dell’abbandono, farà di tutto per riagganciare la partner. Nel tentativo di riprendere la relazione userà qualsiasi mezzo, che va dalle minacce psicologiche, agli attacchi verbali, alla violenza fisica, alle menzogne, cosa tipica di questi soggetti. All’interno della relazione tenderà a dominare, manipolare, incolpare, sedurre, minacciare l’abbandono in modo da garantirsi una posizione di potere e mantenere la partner in un ruolo di dipendenza e sottomissione. “A volte sento improvvisamente come un gelo dentro.” Questa frase, sebbene apparentemente semplice, racchiude la profonda fragilità emotiva che si nasconde dietro la facciata narcisistica.
La pratica clinica e il lavoro sul campo spingono ad essere d’accordo con la critica al semplicismo mossa al DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) da molti esperti, tra cui il professor Jeffrey Young, ideatore dell’approccio innovativo della Schema Therapy. Il DSM e l’opinione comune, infatti, si focalizzano quasi esclusivamente sui comportamenti esteriori e di compensazione adottati da questi pazienti, cioè sulla parte auto-esaltatrice, quella più visibile e quasi sempre attiva in loro.
Il Bambino Ferito: Il Nucleo Inconsapevole del Narcisista
Il bambino solo è una parte vulnerabile profonda e quasi del tutto inconsapevole che, quando si attiva, fa sprofondare il narcisista in una solitudine abissale da cui queste persone sentono continuamente di doversi difendere. Quasi sempre, poi, il narcisista in erba è stato profondamente criticato e umiliato, soprattutto dal padre, una figura forte e spesso ingombrante. Il narcisista, infatti, allontana continuamente questa parte che lui vede imperfetta e che, quando si attiva, gli arreca enorme sofferenza. Vittima (di se stesso) e al tempo stesso capace di infliggere enormi sofferenze, il narcisista è quindi, prima di tutto, una persona che nega in continuazione i propri sentimenti, perdendo a poco a poco il senso di sé e il contatto con il corpo.

La Complessità del Disturbo e le Sfide Terapeutiche
Annie Reich (1960) definisce il narcisismo “una strategia difensiva del senso di vulnerabilità e della capacità di regolare l’autostima come riflesso delle iniziali esperienze traumatiche”. Gli individui con queste caratteristiche si ritraggono dagli altri in una sorta di autoprotezione, in un mondo di immaginazione grandiosa in cui il sé non è debole e impotente ma sicuro, forte e superiore agli altri. Il contributo di Reich è stato quello di aver enfatizzato i meccanismi di oscillazione dell’autostima e dell’immagine di sé tra perfezione e fallimento.
La depressione, un disturbo molto diffuso, eterogeneo e con corso variabile, caratterizzato da tristezza e perdita di interesse per le varie attività quotidiane, è spesso accompagnata da cambiamenti psicofisiologici come la perdita di appetito, disturbi del sonno, perdita del piacere sessuale, perdita della capacità di provare piacere nel lavoro o nelle relazioni sociali, idee suicidarie, rallentamento motorio e linguistico. Freud spiegò la marcata svalutazione di sé tipica dei pazienti depressi come il risultato di una rabbia intensa che viene rivolta all’interno: il sé del paziente si identifica con l’oggetto perduto.
Successivamente Rado (1928) prese con sé il concetto di “ferita narcisistica”: sentimento rivolto verso sé stessi e all’autostima. Ancora, Bribring (1953) ampliò nuovamente il concetto di “ferita narcisistica” partendo dall’idea che la depressione si possa sviluppare in seguito alla difficoltà a regolare la propria autostima. Egli ritiene che ci sia un “ideale dell’io” dovuto all’aspettativa che le persone hanno sull’individuo, che si scontra con la “percezione dell’io”, riferita invece al suo reale modo di essere. La rabbia rivolta verso sé stessi è quindi scatenata da un forte senso di impotenza nell’affermarsi e dall’incapacità di non essere all’altezza delle proprie aspirazioni. La rabbia narcisistica deriva da una serie di aspirazioni come il volere essere amato, il voler essere all’altezza, il voler essere forte e superiore, il voler essere bravo e amorevole, per cui qualunque frustrazione o ferita che riduca la stima di sé, può tendenzialmente degenerare in qualche forma di depressione.
Kohut (1971) si è particolarmente occupato degli stati depressivi in individui narcisisticamente vulnerabili, in cui spesso prevale la sensazione di vuoto. Ciò è una conseguenza di risposte non empatiche all’interno delle relazioni genitoriali, ossia il genitore (o il caregiver in generale) non è stato capace di comprendere i bisogni del figlio compromettendo un sano sviluppo psicologico e affettivo. La mancanza di risposte empatiche e di rispecchiamento, spesso, infatti, provocano un distacco dai propri bisogni, del tutto incompresi, ed un vuoto che spinge alla ricerca continua di ciò che può riempirlo.
Molti studi hanno valutato le caratteristiche psicologiche e personologiche che si associano alla depressione e che possono facilitare lo sviluppo dei sintomi. Tra queste caratteristiche, attualmente, il perfezionismo viene ritenuto un fattore predisponente del disturbo depressivo. Un meccanismo primario alla base dello sviluppo e del mantenimento della depressione è quindi proprio il perfezionismo. Nella società attuale siamo influenzati dalle richieste di perfezione da parte degli altri, così come siamo costantemente preoccupati rispetto alla possibilità di commettere errori: questi aspetti possono incidere aumentando lo stress quotidiano e creando una vulnerabilità alla depressione. Grazie ad un recente studio del 2018 di Ferrari, M., si evidenzia come i social media, sebbene capaci di farci sentire meno soli, rischiano di diventare portatori di ansia, depressione e senso di inadeguatezza se utilizzati in maniera incontrollata, soprattutto per i giovani. Uno studio dell’Università della Pennsylvania ha rilevato un legame di causa-effetto tra la quantità di tempo speso sui social network e l’aumento di depressione e solitudine. I risultati dello studio mostrano un incremento di alcuni sintomi specifici causati da un uso eccessivo dei social, tra cui la paura di essere tagliati fuori, l’ansia, la depressione e la solitudine. Il rischio di passare troppo tempo davanti agli schermi in un periodo così delicato per la formazione dell’identità individuale è quello di andare ad incidere negativamente su vari aspetti della loro personalità, influenzando non solo il loro comportamento ma soprattutto la loro autostima.

Il Narcisista e la Relazione di Coppia: Un Equilibrio Precario
Tuttavia, andando oltre la loro “maschera”, spesso si trovano caratteristiche come bassa autostima, vulnerabilità alle critiche e paura della solitudine. Se approfondiamo il vissuto e la storia di queste persone, troviamo genitori emotivamente distanti, incentrati sul senso del dovere. Questa mancata attenzione per uno spazio così intimo determina in lui una cosiddetta ferita narcisistica di cui nessuno avrà cura. Egli, infatti, avrà difficoltà ad amare perché troppo focalizzato su sé stesso e le sue necessità, così che la/il partner viene valutato nella misura in cui soddisfa le sue esigenze e non come dotato di una sua personalità indipendente. È facile restare ammaliati da una personalità narcisistica: sanno essere magnetici, carismatici e divertenti. In seguito ci si può sentire molto soli nella relazione, divenire dipendenti dall’approvazione altrui e iniziare a credere che i propri bisogni e desideri non siano poi così importanti.
Comprendere il narcisista non significa, però, che entrare in relazione con loro non sia spesso una manovra autodistruttiva da cui, se è possibile, è meglio astenersi. E non significa avvallare il bisogno frequente nelle partner di cambiare e salvare il proprio inquieto compagno. Niente di più sbagliato. La partner deve accettare di non poterlo salvare. È un senso doloroso di impotenza, ma indispensabile da sostenere per il bene di se stesse e anche di lui. È lui che dovrà chiedere aiuto specialistico, se e quando un problema di vita (es. perdita del lavoro, abbandono del partner) lo porterà a sentire il dolore dell’antica ferita.
La Trappola della Vittimizzazione e la Ricerca di Autonomia
Riguardo al definirsi vittima, ricordo quanto mi disse una donna molto intelligente ed intuitiva, mentre lottava per uscire da una relazione con un uomo manipolativo. Mi disse che a lei non piaceva considerarsi una vittima, perché sembrava l’altro fosse una persona malvagia, ma così non era: l’altro faceva l’unica cosa che sapeva fare, che lui scambiava per amore. Sappiamo che in fondo alle modalità relazionali svalutanti e/o distruttive c’è una profonda fragilità. Al contempo, questa persona ha scelto di non definirsi vittima (pur essendo stata in effetti abusata emotivamente e fisicamente); mi disse ‘Io non mi sento una vittima’. In effetti, togliersi l’etichetta di vittima aiuta a riappropriarsi della capacità di scegliere in quale tipo di relazione vogliamo stare. Non siamo costretti in una relazione, per quanto difficile e dolorosa possa essere uscirne, e se da un lato possiamo essere vittime, all’interno di questa relazione, di abusi psicologici o fisici, dall’altro considerarci in qualche modo agenti ci consente di adottare un nuovo modo di guardare a ciò che ci è successo, ovvero ‘Come posso evitare di ritrovarmi di nuovo in una relazione del genere?’.
Non nasciamo masochisti, perciò se ci infiliamo in una relazione così malata, è evidentemente perché ci appare come una relazione di amore profondo. Se vogliamo immergerci per qualche secondo nel dolore che si prova ad amare una persona così devastantemente fragile, trovo che la musica citata renda più di qualunque accurata descrizione psicologica. Se ad ogni modo vogliamo parlare della vittima perfetta di una persona narcisista, ecco che possiamo trovarla davvero. Un adulto ha sempre la possibilità di lottare ed uscirne, per quanto doloroso sia; un figlio, no. Deve giocoforza accontentarsi dell’amore, o non amore, che arriva da quel genitore. Perché parlo di non amore? Perché chi soffre di una forma di disturbo narcisistico non riesce a vedere l’altro come distinto da sé, come essere umano con desideri, bisogni, sentimenti propri. Darà a questo figlio l’amore che ha bisogno di dare, nella migliore delle ipotesi. In sostanza, sarà incapace di sintonizzarsi sui bisogni del bambino; oppure, o anche, lo userà per soddisfare i propri bisogni, ma senza intenzionalità consapevole: ribadirà e sosterrà strenuamente di aver soddisfatto i bisogni del bambino. Mi rendo conto che ci sono molte persone che hanno avuto figli all’interno di una relazione tanto tossica, e potrebbero leggere quest’affermazione come una sorta di condanna; non è così, tuttavia. I bambini hanno grandi risorse, e questo significa che raccolgono qualunque seme trovino lungo la strada, anche uno piccino e mezzo calpestato, lo piantano e lo curano con amore, finché non mette radici. Cosa mi porto a casa dal farmi trattare in modo crudele e sadico (forse penso di non meritare nulla di più? Pensate di amare davvero questa persona, nonostante tutto? Allora siate i primi a mostrargli/le cosa significhi amore incondizionato, imparando ad amare abbastanza voi stessi da sottrarvi al suo trattamento.

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