La Psicomotricità: Un Ponte tra Biologia e Didattica per lo Sviluppo Integrale della Persona

L'interesse crescente, manifestato negli ultimi anni da psicologi, pedagogisti ed educatori nei confronti della psicomotricità, non è frutto del caso né può essere riduttivamente spiegato come una mera moda passeggera. Al contrario, esso rappresenta la naturale conseguenza di due tendenze profondamente innovative nel campo pedagogico e psicologico: da un lato, l'affermazione di una concezione unitaria della persona, che si realizza nella pluralità delle sue funzioni, capacità e attitudini; dall'altro, una conoscenza sempre più dettagliata e precisa dei fattori che intervengono nel processo di costituzione della personalità e nell'originalità di ogni percorso educativo.

Ci troviamo in un momento fertile per ulteriori esplorazioni e nuove sintesi, destinate ad avere effetti fortemente innovativi sul piano scientifico, educativo e didattico. In questa evoluzione del pensiero, la psicomotricità riveste un ruolo fondamentale e può apportare un contributo significativo.

Bambino che gioca con blocchi di costruzione

Lo Sviluppo Integrale nell'Infanzia: Motorio, Mentale, Percettivo, Emotivo, Sensoriale e del Linguaggio

Il dibattito pedagogico degli ultimi decenni è stato profondamente influenzato dall'emergere e dall'affermarsi di una consapevolezza matura riguardo all'importanza di interventi educativo-didattici quanto più precoci possibile. In questo contesto, la psicomotricità è emersa come uno dei pilastri fondamentali su cui si basano e si sviluppano le attività didattiche ed educative volte alla formazione della personalità nella prima infanzia. Pedagogisti, educatori e operatori della formazione sono sempre più convinti che il bambino sia estremamente sensibile agli stimoli e agli interventi ambientali fin dalla nascita. Di conseguenza, è essenziale comprendere il suo sviluppo per consentirgli di esprimere appieno le sue potenzialità fin dai primissimi mesi di vita.

Questo approccio riconosce la stretta interconnessione tra lo sviluppo motorio, mentale, percettivo, emotivo, sensoriale e del linguaggio nel corso dell'infanzia, vedendo in essi dimensioni inscindibili dell'essere umano in crescita.

Le Origini e l'Evoluzione dell'Approccio Psicomotorio

L'approccio psicomotorio, sviluppatosi a partire dagli anni '60, si propone di designare un campo d'intervento specificamente rivolto alla crescita e all'apprendimento del bambino dalla nascita fino ai 6-8 anni d'età, periodo che coincide con l'inizio dell'esperienza scolastica. Questo approccio considera fondamentale l'unità tra psiche e azione, tra i "prodotti" della mente e i "prodotti" del corpo. Paradossalmente, tale concezione è maturata proprio nella terra di Cartesio, teorico del dualismo corpo-mente.

Nonostante possieda una solida struttura teorica, l'approccio psicomotorio è soprattutto un modo di essere e una pratica d'intervento che mira a riorganizzare il giusto equilibrio tra le funzioni motorie e psichiche attraverso l'utilizzo privilegiato dell'attività motoria. Lo psicomotricista, infatti, si concentra su ciò che il soggetto possiede di positivo, su ciò che il bambino è in grado di fare, piuttosto che su ciò di cui è carente. Nel setting psicomotorio, si abbandona l'abitudine a intervenire direttamente, e talvolta autoritariamente, per adottare un diverso approccio al contesto educativo, volto ad accompagnare e favorire l'esperienza apprenditiva.

Bambino che disegna su una lavagna

Il Pensiero Psicomotorio: Unificazione Corpo-Mente e Pedagogia della Scoperta

Il pensiero definito "psicomotorio" tenta di riunificare l'essere umano in un'entità corpo-mente, in una relazione dialettica, attraverso un approccio globale alla dimensione corporea e alle sue valenze comunicative e relazionali. Ciò avviene mediante una "pedagogia della scoperta" che non coinvolge solo la parte fisica del corpo, ma anche quella psichica, dalla quale emerge la traccia significativa dell'intelligenza.

Tra i primi studiosi a indagare le relazioni tra corpo e meccanismi psichici, partendo dall'esperienza libera del soggetto, dalla sperimentazione, dalla scoperta e dalle risposte individuali, spicca Henri Wallon. Wallon considerò il movimento come "l'unica espressione e il primo strumento dello psichismo". Egli sosteneva che le emozioni, aventi una funzione espressiva e plastica, sono una formazione di origine posturale e hanno come materia il tono muscolare, segnando così il passaggio a una nuova cultura del corpo e a una ridefinizione del rapporto tra emozioni e corporeità. In pratica, Wallon affermò che il pensiero astratto nasce e si sviluppa attraverso l'esperienza vissuta.

Nel corso della sua esperienza conoscitiva, il bambino, molto prima di sviluppare il pensiero interiore e il linguaggio interiorizzato, si serve di un'intelligenza pratica che utilizza percezioni e movimenti organizzati in "schemi d'azione". Sebbene una rappresentazione più attivistica della vita mentale sia diventata corrente, sostituendo le sensazioni con schemi motori, questi ultimi vengono spesso utilizzati come unità immutabili attraverso le tappe dell'evoluzione psichica. In realtà, progressive integrazioni modificano non solo l'apparenza esterna e il meccanismo neurologico delle manifestazioni motorie, ma anche le loro connessioni funzionali e il loro significato pragmatico.

L'importanza del movimento per combattere l'obesità infantile

Le Scuole Psicomotorie in Francia e la Loro Influenza

In Francia, la psicomotricità si è articolata attraverso diverse scuole, tra cui quelle di Aucouturier, Lapierre, Vayer e Le Boulch, solo per citarne alcune. Bernard Aucouturier e André Lapierre, attivi negli anni '70 e successivamente in modo autonomo, hanno dato origine a due delle scuole psicomotorie più note e diffuse, anche in Italia.

La concezione psicomotoria iniziale di questi due autori nasceva da una critica all'idea di corpo come entità puramente organica e meccanica, composta di ossa e muscoli, al quale si richiedeva solo un funzionamento corretto e un rendimento fisico ottimale. Questa visione rigida e meramente biomeccanica, indifferente alla dimensione emotiva ed emozionale della persona, era il concetto di base dell'educazione fisica e sportiva di stampo meccanicistico, che trattava il corpo come un mero oggetto anatomico su cui agire con modalità meccaniche. Questo modo di pensare, spinto ai limiti da certe costruzioni razionali della ginnastica correttiva e ortopedica, aveva suscitato una critica costruttiva da parte dei teorici della psicomotricità, i quali evidenziavano la limitatezza degli effetti e l'inapplicabilità in certi contesti o in presenza di particolari condizioni del soggetto.

Lavorando in questo ambito, Aucouturier e Lapierre si resero conto che la meccanica umana possedeva altre dimensioni, in primis quella neuromotoria. L'apice della nozione di psicomotricità fu raggiunto nel periodo di ricerca sulla patologia neurologica all'inizio del secolo, quando il problema dell'instabilità venne considerato sotto il duplice aspetto motorio e psichico, riconoscendoli come due facce della stessa medaglia della personalità.

Lapierre e Aucouturier correlano il vissuto sensoriale e affettivo con i primi apprendimenti percettivi e cognitivi. Attraverso il movimento e il tono muscolare, il bambino sperimenta sul proprio corpo emozioni e sentimenti che si trasformano in concetti e nozioni. È attraverso i processi di adattamento motorio spontaneo che nasceranno processi del pensiero: il bambino scoprirà un certo numero di nozioni astratte che sarà in grado di utilizzare come strutture intellettuali molto prima di poterle esprimere e verbalizzare.

Schema che illustra la connessione tra movimento, emozioni e apprendimento

La Psicomotricità come Cognizione e Scoperta

Con il termine psicomotricità si intende pertanto sottolineare l'importanza che l'azione riveste sul pensiero e viceversa, rappresentando l'elemento caratterizzante di una motricità spontanea che è anche una forma di cognizione. Per apprendere con un vero approccio psicomotorio, è necessario che i movimenti siano liberi da schemi preordinati, al fine di favorire sensazioni e percezioni che agiscano sullo sviluppo cognitivo e affettivo. È dalla circolarità individuo-azione-ambiente, o ancora, ambiente-azione-individuo che si autodeterminano gli apprendimenti, rinforzando nuovi schemi motori.

Lungo tutto il percorso educativo/formativo, è opportuno creare situazioni in cui il corpo diventi elemento mediatore tra gli apprendimenti, le forme espressive e lo sviluppo socio-affettivo, affinché questi si incontrino sul terreno della corporeità. In quest'ottica, la psicomotricità assume un aspetto diverso da quello classico: si tratta di mettere in luce un lato della personalità rimasto nell'ombra, ignorato, negato, represso o colpevolizzato. Questa dimensione sottostante del vissuto affettivo, con i suoi sentimenti, conflitti, ambivalenze, tensioni, angosce e la complessità dei suoi contenuti proiettivi e difensivi, condiziona, in ultima analisi, lo sviluppo e l'affermazione della personalità, di cui l'efficienza intellettuale è solo uno dei tanti aspetti.

L'Importanza dei Centri Sottocorticali e la Dimensione Tonico-Emotiva

Approfondendo le loro conoscenze nel settore della neuromotricità, Aucouturier e Lapierre hanno scoperto l'importanza dei centri sottocorticali, evidenziando le relazioni che esistono tra le strutture motorie sottocorticali e i centri di integrazione delle emozioni, ovvero l'ipotalamo. Qui, la dimensione affettiva e psichica appare direttamente collegata al corpo, alla sensorialità, al tono, alla motricità e si ricollega a tutti quei dati sull'inconscio forniti dalla psicoanalisi. Questa organizzazione, definibile "tonico-emozionale", getta un primo ponte tra il corpo e lo spirito, almeno nella sua dimensione affettiva, ed è riconoscibile come base per tutti i metodi di rilassamento e per tutti i tentativi di spiegazione delle pratiche orientali, molto distanti dal nostro modo di pensare.

La Psicocinetica di Jean Le Boulch e l'Evoluzione dello Schema Corporeo

Tra le altre scuole psicomotorie diffuse anche in Italia, spicca la "Psicocinetica" di Jean Le Boulch, rivolta ai bambini fino ai 12 anni. Le Boulch ha dimostrato come dall'assimilazione delle diverse esperienze motorie si favorisca la formazione dello schema corporeo. Egli sostiene che, prima della pubertà, l'attività fisica in generale e l'educazione sportiva in particolare possono svolgere un ruolo essenziale nell'evoluzione dello schema corporeo, che deve raggiungere la sua maturità strutturale in questa fase dello sviluppo.

Il suo metodo, con cui intende superare il dualismo mente-corpo ancora troppo presente nelle metodologie dell'educazione fisica e sportiva, è legato a un concetto di pedagogia attiva basato sulla visione unitaria della persona. Utilizza la dinamica del lavoro di gruppo, poiché è in questo spirito che lo sport educativo potrà essere impiegato come un mezzo di sviluppo importante. Per questo, l'educatore dovrà porre il praticante, individualmente o in gruppo, di fronte a situazioni-problema riguardanti attività sportive. È lo sforzo personale intrapreso per superare la difficoltà, con l'eventuale aiuto dell'educatore, che permette al soggetto di controllare l'attività stessa, migliorando nel contempo le sue attitudini funzionali.

Pierre Vayer e l'Approccio Globale all'Educazione Infantile

Un altro esponente di primo piano dell'area psicomotoria, Pierre Vayer, ha sostenuto che il fulcro di un efficace ambiente di apprendimento centrato sull'esperienza motoria richiedeva un'azione educativa e un contesto formativo concepiti in funzione del bambino e rapportati all'età e ai bisogni tipici dell'infanzia. Vayer andava oltre "la nozione di educazione psicomotoria, quale tecnica di rieducazione, per pensare ai problemi posti dall'educazione del bambino piccolo in maniera globale, il che necessariamente conduce all'integrazione dell'educazione dell'Io corporeo in un contesto educativo pensato in funzione del bambino, cioè della sua età e delle sue necessità".

In particolare, secondo questa impostazione, è indispensabile attuare attività che facilitino la scoperta e la conoscenza, prediligendo un atteggiamento educativo che consista "non nel trasmettere un sapere e delle norme di condotta, ma nell'ideare una situazione psico-sociale che rappresenti un incitamento per l'allievo a scoprirle da sé e ad integrarle in una costruzione veramente originale". Giudicando fondamentale l'osservazione del comportamento dinamico del bambino, questo studioso ideò un famoso "esame psicomotorio" volto a definire un profilo del bambino in un determinato momento della vita.

Bambini che svolgono attività motoria guidata

La Psicomotricità Moderna: Superamento del Dualismo e Potenziamento delle Capacità

La concezione attuale della psicomotricità è il risultato di una lunga evoluzione che trae origine dalla riflessione pedagogica, ma anche dalle diverse correnti di pensiero che caratterizzano le concezioni europee sul corpo e il movimento e il loro utilizzo a fini educativi e terapeutici. La moderna ricerca psicologica ha contribuito a superare il secolare dualismo corpo-mente, assumendo psiche e motricità non come due aspetti opposti della stessa entità, ma come elementi fondamentali e dinamici della formazione bio-psichica della personalità umana.

L'educazione psicomotoria può dunque intervenire per migliorare la strutturazione dello schema corporeo, attraverso il controllo della respirazione, lo sviluppo dell'equilibrio e della lateralità, la comprensione dei rapporti spazio-tempo e della percezione sensoriale-attività motoria, il controllo del tono muscolare e lo sviluppo della capacità di rilassamento. Alla luce di tutto ciò, l'attività motoria diventa un'educazione alla scoperta delle potenzialità del proprio corpo e si distanzia dalle metodiche dell'addestramento motorio incentrato sulla ripetizione di movimenti, tipico di alcune forme di attività tecnico-sportive.

Implicazioni della Percezione dello Schema Corporeo e l'Educazione Psicomotoria

L'importanza attribuita nella psicomotricità alla percezione dello schema corporeo ha diverse implicazioni, ben più ampie di quelle del solo sviluppo delle capacità motorie. Il concetto di schema corporeo e la capacità di comprendere le relazioni spaziali tra elementi diversi sono il presupposto affinché il bambino acquisisca le abilità motorie indispensabili alla scrittura, alla lettura, al disegno, alla geometria e, dunque, sono fondamentali nelle varie attività che accompagnano il processo educativo.

L'educazione psicomotoria svincola l'attività fisica da ogni componente che la rende meccanica, ricerca una libera espressione del movimento ed è priva degli aspetti agonistici che spesso caratterizzano le attività sportive in genere. In questo modo, il bambino apprende anche una modalità di interazione e collaborazione con gli altri, dal momento che "l'educazione fisica e motoria, interpretata come educazione a un uso consapevole e costruttivo del proprio corpo, è chiamata a promuovere una corretta fruizione dello sport, favorendo esperienze capaci di sollecitare un costruttivo confronto con gli altri". Tutto questo significa, anche, educare a comprendere le molteplici forme attraverso cui una prestazione fisica può realizzarsi.

In conclusione, si può affermare che gli studi che dimostrano come l'apprendimento possa realizzarsi attraverso il corpo e la sua sensorialità "imprimono una svolta epocale, aprendo un ponte tra cognitivismo e corpo e adottando un'originale prospettiva biologica e interculturale".

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