Il "metodo Di Bella" (MDB), noto anche come multitrattamento Di Bella, è una terapia alternativa che ha suscitato un dibattito acceso e prolungato nel panorama medico e sociale italiano. Ideato dal professor Luigi Di Bella, questo approccio si proponeva come una cura innovativa per il cancro, basandosi sulla combinazione di farmaci, ormoni e vitamine. Tuttavia, la sua efficacia e i suoi fondamenti scientifici sono stati oggetto di intense controversie, culminate in sperimentazioni cliniche che ne hanno sancito la sostanziale inefficacia secondo i canoni della medicina basata sull'evidenza. Oltre all'oncologia, alcune delle affermazioni legate al metodo Di Bella hanno toccato anche il campo delle malattie psicosomatiche, ampliando ulteriormente il perimetro delle discussioni e delle critiche.
Le Origini del Metodo Di Bella: La Visione di Luigi Di Bella
Luigi Di Bella, nato nel 1912 e deceduto nel 2003, fu una figura complessa nel mondo scientifico italiano. Laureatosi in Medicina e Chirurgia con lode nel 1936, proseguì la sua formazione conseguendo lauree in Chimica e Farmacia e una specializzazione in Fisiologia. La sua carriera accademica si svolse principalmente presso l'Università degli Studi di Modena, dove divenne professore associato di Fisiologia Umana fino al suo pensionamento nel 1984.
Le sue ricerche sul cancro iniziarono nel 1963, e nel 1967 avviò la sperimentazione su alcuni pazienti. Nel 1977, introdusse nella sua multiterapia l'uso della somatostatina, con l'obiettivo di trattare anche i cosiddetti "tumori solidi". Di Bella sosteneva che la crescita tumorale fosse stimolata da due ormoni umani, l'ormone della crescita e la prolattina, e che contrastarne l'azione tramite la somatostatina e la bromocriptina potesse portare a un beneficio terapeutico.

La Composizione della Multiterapia Di Bella (MDB)
La multiterapia Di Bella è stata descritta come un "cocktail" di diverse molecole, che includeva, tra gli altri, somatostatina, bromocriptina, ciclofosfamide, melatonina, vitamine (E, C, D) e retinoidi (precursori della vitamina A). La peculiarità del metodo, secondo il suo ideatore, risiedeva nella sua personalizzazione: dosaggi e componenti potevano variare in base al singolo paziente, al tipo di tumore, alla sua localizzazione e stadio, e alle caratteristiche soggettive dell'individuo.
Sebbene alcuni dei componenti della MDB fossero già noti e utilizzati nella medicina convenzionale per specifiche patologie, l'idea di una loro combinazione e personalizzazione per un'ampia gamma di tumori, nonché per altre malattie come l'Alzheimer e la sclerosi multipla, sollevava interrogativi significativi nella comunità scientifica.
- Somatostatina e Octreotide: Noto per le sue proprietà nel controllo di alcuni ormoni, la somatostatina e il suo analogo octreotide sono stati studiati per il loro potenziale limitato in alcune forme tumorali, in particolare quelle neuroendocrine. Tuttavia, la loro efficacia è spesso di breve durata e associata a effetti collaterali come il diabete mellito di tipo 2, diarrea e calvizie.
- Bromocriptina: Approvata per il trattamento di tumori ipofisari, morbo di Parkinson e problemi di fertilità, la sua efficacia oncologica al di fuori di specifiche indicazioni è stata messa in discussione.
- Ciclofosfamide: Un farmaco chemioterapico ampiamente utilizzato per diverse forme di cancro.
- Melatonina: Un ormone che regola il ciclo sonno-veglia, studiato per potenziali effetti antiossidanti e antitumorali, sebbene le evidenze cliniche siano ancora limitate.
- Vitamine (E, C, D): Micronutrienti essenziali con proprietà antiossidanti, importanti per la salute generale e potenzialmente utili nella prevenzione di alcune malattie croniche.
- Retinoidi: Derivati della vitamina A, con un ruolo noto nella differenziazione cellulare e potenzialmente nella prevenzione di alcuni tumori, come quello al seno, ma con efficacia curativa in malattie conclamate non dimostrata scientificamente.
La presunta sinergia tra questi elementi e la personalizzazione del trattamento costituivano il cuore della proposta di Di Bella, un concetto che, secondo i sostenitori, si basava su una revisione della letteratura scientifica mondiale.
La Sperimentazione Ufficiale e i Risultati
La notorietà mediatica del metodo Di Bella crebbe esponenzialmente tra il 1997 e il 1998, portando a un'intensa attenzione da parte dei media, dell'opinione pubblica e persino del sistema giudiziario. Nel dicembre 1997, un giudice ordinò all'azienda sanitaria locale di fornire gratuitamente i farmaci per la terapia a un paziente.
Questo evento spinse il Ministro della Salute dell'epoca, Rosy Bindi, a richiedere un parere alla Commissione Unica per i Farmaci. Il parere evidenziò la mancanza di studi che giustificassero la gratuità della somatostatina per terapie oncologiche. Di fronte alla richiesta del Ministro, Luigi Di Bella fu invitato a consegnare le cartelle cliniche a supporto dell'efficacia del suo metodo.
Nel giugno 1998, a seguito dell'accesso concesso da Di Bella ai propri archivi, una commissione di esperti oncologi analizzò le cartelle cliniche relative a vent'anni di cure. I risultati furono definiti "molto lacunosi e deludenti".
Successivamente, nel 1998, fu concordata una sperimentazione clinica multicentrica di fase II, coinvolgendo 396 pazienti con varie forme di tumori in stadio avanzato, condotta sotto la supervisione del Ministero della Salute. I risultati, pubblicati sul prestigioso British Medical Journal nel gennaio 1999, furono categorici:
- Tasso di risposta: Furono osservati solo 3 casi di risposta parziale su 386 pazienti, corrispondenti a un tasso di risposta dello 0,8%, ben al di sotto di ogni soglia ragionevole per indicare un'attività promettente.
- Sopravvivenza: L'analisi delle curve di sopravvivenza, sebbene non fosse lo scopo primario della sperimentazione, suggerì che i pazienti trattati con il metodo Di Bella non avessero ottenuto un vantaggio terapeutico rispetto ai trattamenti convenzionali e, in alcuni casi, potrebbero aver vissuto meno.
- Fase II: Questa fase della sperimentazione è mirata a valutare l'attività di un farmaco o di un insieme di farmaci, ovvero la loro capacità di ridurre le dimensioni delle masse tumorali in un numero significativo di pazienti. I risultati della sperimentazione Di Bella in questa fase furono sostanzialmente negativi.
Uno studio osservazionale retrospettivo su 248 cartelle cliniche di pazienti trattati tra il 1971 e il 1997, condotto dall'Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), confermò che il trattamento Di Bella non aveva migliorato la sopravvivenza e, in alcuni casi, aveva avuto un effetto peggiore rispetto a pazienti simili curati con terapie convenzionali.

Controversie e Criticità: Farmaci Scaduti, Dosaggi Errati e Selezione dei Pazienti
La sperimentazione e l'applicazione del metodo Di Bella furono accompagnate da diverse controversie e criticità, sollevate sia da esperti che da indagini delle forze dell'ordine.
- Utilizzo di Medicinali Scaduti: Un rapporto del Nucleo anti-sofisticazione dei Carabinieri evidenziò che 1.048 pazienti avevano assunto "un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali". Tuttavia, la procura di Firenze archiviò il caso, ritenendo che non vi fossero indicazioni di Di Bella sulla scadenza dei preparati prima dell'uso e che tutto si fosse svolto secondo il protocollo concordato.
- Dosaggi Errati e Preparazioni Non Corrispondenti: Critiche furono mosse riguardo la preparazione della vitamina E e l'uso di solventi tossici come l'acetone, che secondo il professore avrebbe dovuto essere eliminato tramite gorgogliamento di azoto. L'Istituto farmaceutico militare di Firenze, che preparò i composti, affermò di aver seguito le indicazioni di Di Bella, e che l'acetone era previsto nel protocollo d'intesa tra il Ministero della Sanità e Di Bella. Anche in questo caso, la Procura archiviò il caso.
- Selezione dei Pazienti: Di Bella sosteneva che i suoi pazienti fossero già in stadio avanzato e avessero subito gli effetti deleteri della chemioterapia convenzionale. Questa selezione, secondo alcuni, potrebbe aver influenzato la percezione dei risultati, ma non giustificava l'assenza di un reale beneficio terapeutico.
L'Impatto Mediatico e l'Opinione Pubblica
La vicenda del metodo Di Bella è stata anche un caso di studio significativo per l'impatto dei media sull'opinione pubblica. La narrazione del "medico eroe" che si oppone a un sistema sanitario e a interessi occulti ha trovato terreno fertile, alimentando un processo emotivo di adozione della figura di Di Bella come alternativa "facile e comoda".
La ribalta mediatica iniziò nel 1997, con articoli su quotidiani nazionali, pagine a pagamento per la promozione di convegni e interventi in trasmissioni televisive. Tra il dicembre 1997 e il gennaio 1998, i cinque principali quotidiani italiani dedicarono 636 articoli al caso Di Bella, di cui 86 in prima pagina. Questo intenso dibattito mediatico, criticato da giornalisti scientifici come Piero Angela, culminò in manifestazioni di migliaia di sostenitori che chiedevano la gratuità della terapia.

Nonostante la bocciatura scientifica, il dibattito ha continuato a riaccendersi periodicamente, anche grazie all'attività della Fondazione Di Bella e alla diffusione del metodo attraverso siti internet, spesso in concomitanza con sentenze che imponevano il rimborso della terapia, poi revocate.
Il Metodo Di Bella e le Malattie Psicosomatiche
Sebbene il metodo Di Bella sia principalmente associato al trattamento del cancro, le sue affermazioni, e quelle dei suoi sostenitori, si sono estese anche al trattamento di altre patologie, incluse quelle di natura psicosomatica. La teoria psicosomatica ipotizza una stretta interconnessione tra mente e corpo, dove fattori psicologici, emotivi e sociali possono influenzare l'insorgenza o l'aggravamento di malattie fisiche.
L'idea che un cocktail di farmaci e ormoni, come quello proposto da Di Bella, potesse avere un impatto diretto su condizioni psicosomatiche è priva di fondamento scientifico. La medicina convenzionale affronta le malattie psicosomatiche attraverso approcci multidisciplinari che includono psicoterapia, gestione dello stress, tecniche di rilassamento e, quando necessario, trattamenti farmacologici mirati a specifiche manifestazioni fisiche o psichiche.
Le affermazioni del professor Di Bella e dei suoi successori riguardo la cura di patologie come l'Alzheimer, la retinite pigmentosa, la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) sono state accolte con scetticismo dalla comunità scientifica, data la complessità e la natura di tali malattie, che richiedono approcci terapeutici specifici e basati su solide evidenze.
Malattie psicosomatiche: cosa sono?
La Persistenza del Metodo Di Bella
Nonostante la sostanziale inefficacia dimostrata dalla sperimentazione ufficiale e il parere quasi unanime della comunità scientifica, il metodo Di Bella continua a sopravvivere in una nicchia, alimentato dalla speranza dei pazienti e delle loro famiglie e dalla persistenza di alcuni medici e farmacisti che continuano a prescriverlo e prepararlo.
Dopo la morte di Luigi Di Bella, l'eredità del metodo è passata ai figli, in particolare Giuseppe Di Bella, che prosegue l'attività clinica, sostenendo migliaia di pazienti e promuovendo il metodo attraverso i propri canali e siti web. Le consulenze e le visite sono spesso presentate come gratuite, mentre il costo del preparato personalizzato può raggiungere cifre significative, con la remota speranza di rimborsi parziali.
La persistenza del metodo Di Bella evidenzia la complessità del rapporto tra medicina, scienza, informazione e percezione pubblica, soprattutto in contesti di grande vulnerabilità come quello delle malattie oncologiche e di altre patologie gravi. La diffusione di informazioni non verificate e la focalizzazione su aneddoti di presunte guarigioni, amplificate dai media, possono creare un terreno fertile per terapie prive di validazione scientifica, a discapito della salute dei pazienti.
Conclusioni sulla Validità Scientifica
In sintesi, il metodo Di Bella, nonostante le ampie promesse e il vasto eco mediatico ottenuto, non ha mai trovato riscontro scientifico solido riguardo la sua efficacia nel trattamento del cancro. Le sperimentazioni cliniche rigorose condotte secondo le norme della buona ricerca scientifica hanno dimostrato la sostanziale inattività terapeutica del metodo, e in alcuni casi, persino potenziali rischi per la salute.
L'American Cancer Society, a tal proposito, dichiara che "L'evidenza scientifica disponibile non supporta le affermazioni sull'efficacia della terapia Di Bella nel curare il cancro. Può causare effetti collaterali seri e pericolosi". L'idea che questa combinazione di sostanze possa efficacemente trattare una vasta gamma di tumori, o persino patologie psicosomatiche, Alzheimer o sclerosi multipla, rimane priva di qualsiasi supporto scientifico.
La vicenda del metodo Di Bella serve da monito sull'importanza di basare le scelte terapeutiche su prove scientifiche solide e validate, diffidando da approcci non convenzionali che promettono cure miracolose senza un adeguato riscontro clinico e sperimentale. Le pratiche descritte non sono accettate dalla medicina convenzionale e non sono state sottoposte a verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Le informazioni hanno solo fine illustrativo.
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