Il Corpo come Fondamento della Psiche: Freud e le Rappresentazioni dell'Io Corporeo

La relazione tra corpo e psiche, un tema centrale e inesauribile nella riflessione freudiana e nella psicoanalisi successiva, si configura come un intreccio indissolubile che modella la nostra identità e la nostra interazione con il mondo. Sigmund Freud, fin dai suoi primi scritti, non ha mai smesso di confrontarsi con la realtà fisica e somatica come matrice e continuo influenzatore della vita psichica, al punto che quest'ultima appare inconcepibile in modo astratto senza un rimando alla dimensione corporea. L'abbandono da parte di Freud del tentativo riduzionista insito nel "Progetto di una psicologia" (Freud, 1895) segna l'acquisizione, da parte della psicoanalisi, della consapevolezza di una intrigante e irriducibile relazione tra la dimensione fisica e quella psicologica, una relazione che necessita di essere continuamente ripensata.

Rappresentazione grafica della connessione tra cervello e corpo

Dalle Rappresentazioni di Cosa alle Pulsioni: L'Evoluzione del Pensiero Freudiano

Nel saggio sull'inconscio, Freud introduce la distinzione fondamentale tra "rappresentazione di cosa" e "rappresentazione di parola". Questa dicotomia sottolinea come il pensiero sia indissolubilmente legato alle percezioni somatiche e, in generale, alla realtà del corpo. La realtà psichica non è un costrutto etereo, ma affonda le sue radici nella fisicità. Nell'introduzione alla psicoanalisi, viene evidenziata l'importanza delle pulsioni, concetti che permettono una distinzione cruciale tra la dimensione interna e la realtà esterna. Le pulsioni, con la loro origine corporea e la loro spinta incessante, agiscono come mediatori tra il mondo interno e quello esterno, rendendo tangibile il legame tra soma e psiche.

La relazione tra ciò che indichiamo come "corpo" e ciò che denominiamo "mente" attraversa l'intera storia della psicoanalisi, cogliendo punti di vista eterogenei e spesso contrastanti. Sebbene l'assunto fermo sia che ogni persona sia una realtà unitaria e indivisibile, l'uso metaforico di concetti quali mente e corpo risulta quasi inevitabile per descrivere fenomeni complessi. Il riferimento al modello di A. Ferrari dell'"Oggetto Originario Concreto" (OOC) e dell'"Eclissi del corpo" si rivela utile in questo senso, poiché aiuta a mantenere l'accezione metaforica nel trattare fenomeni mentali e corporei, specificando originali nessi tra la costituzione dell'identità individuale e le relazioni che la rendono possibile.

La Percezione come Fondamento: Il Modello di Edelman

La percezione, fondamento di ogni altra esperienza e cardine nella costruzione di modelli metapsicologici, è spesso considerata in modo confuso. Il modello della percezione proposto da G.M. Edelman, basato su solidi elementi neurofisiologici, si fonda sulla teoria della "selezione dei gruppi neuronali" (TSGN). Questa teoria si basa su due osservazioni chiave:

  1. Gli stimoli percettivi, sia interni che esterni, viaggiano su vie parallele e attivano gruppi specifici di neuroni che si organizzano in mappe.
  2. Più mappe sensitive e/o motorie sono interconnesse selettivamente da gruppi neuronali specifici attraverso un fenomeno denominato "rientro".

Secondo Edelman, un animale che campiona casualmente stimoli eterogenei da un ambiente imprevedibile opera una primitiva categorizzazione privata e originale. Nell'uomo, queste categorie non seguono la logica classica, ma presentano le caratteristiche di insiemi polimorfi, con limiti indistinti, gradi diversi di appartenenza e rispondono a criteri di centralità e prototipicità. È fondamentale comprendere che, secondo questo modello, non esiste alcuna percezione non categorizzata: la percezione è intrinsecamente un atto di categorizzazione, per quanto provvisorio. L'uomo non può relazionarsi al mondo "così come è"; non esistono stimoli grezzi, e la percezione non è una semplice registrazione a cui la mente attribuisce significato. La percezione è, dunque, un fenomeno corporeo che già esprime funzionalmente una realtà "mentale", per quanto semplice.

Diagramma che illustra la teoria della selezione dei gruppi neuronali di Edelman

L'Oggetto Originario Concreto (OOC) e l'Eclissi del Corpo

Il modello dell'Oggetto Originario Concreto (OOC), delineatosi a partire dal 1982, pone una premessa fondamentale: "La nostra ipotesi presuppone che la ricerca psicoanalitica sulle modalità di funzionamento mentale debba essere collocata in un contesto biologico ed etologico" (Ferrari, 1982, p.18). Questa prospettiva integra dati neurofisiologici, evidenziando come nessuna attività mentale superiore sia possibile senza un'adeguata afferenza di stimoli dal corpo e dall'ambiente. Una parte significativa di questi stimoli, soprattutto nei primi anni di vita, deve essere rappresentata da complessi segnali cognitivi ed emotivi derivanti dall'interazione con il gruppo sociale, in primis con l'oggetto delle cure materne.

Il tentativo di G.M. Edelman di fondare un modello della mente su basi biologiche offre un utile riferimento per un'indagine che, pur rimanendo nell'ambito psicologico, tiene conto dei dati biologici, allontanandosi da ipotesi funzionaliste o oggettiviste. Il modello dell'OOC mette in luce aspetti cruciali del processo di costituzione dell'identità di base e la rilevanza della reverie materna, dialogando con il pensiero di autori come Winnicott, Mahler e Bion. Per Bion, a differenza di Melanie Klein, il dato sensoriale sussiste anche in assenza di fantasia.

L'OOC è un'invenzione metaforica e un'espressione simbolica che propone il corpo come elemento attivo e generatore di esperienze, attraverso le quali si costituisce il nucleo fondante dell'identità specifica di ogni essere. Analogamente a quanto dimostrano ricerche sui neonati, l'OOC rappresenta quell'identità che il bambino possiede già alla nascita: un'attiva potenzialità a sviluppare un Sé più complesso, a partire da una realtà corporea capace fin dal principio di dialogare con se stessa, un'attività mentale che organizza il mondo e struttura una primitiva coscienza di sé.

La fase simbiotica, reinterpretata alla luce di questi modelli, assume nuove valenze. Margaret Mahler, nel 1982, difende l'esistenza della fase simbiotica di fronte ai nuovi dati sulle precoci competenze del neonato, affermando che "non è possibile studiare lo sviluppo del sé separatamente dallo sviluppo dell'oggetto" (Mahler, 1981, p.844). È utile mantenere una netta distinzione tra la madre come "oggetto delle cure materne" (presenza concreta e fattuale) e la madre come oggetto del mondo interno del bambino (derivato dall'introiezione).

L'"eclissi dell'OOC" si verifica gradualmente quando la mente mette in ombra la fisicità, e la dimensione mentale si pone come soggetto nei confronti di un corpo che assume le connotazioni di un oggetto. Questa dialettica tra una realtà nucleare forte e una presenza mentale che cerca di modularla è fondamentale.

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Autismo, Identità e la Percezione del Sé Corporeo

La visione di Ferrari cambia anche il modo di concepire l'autismo come fase precoce dello sviluppo. Frances Tustin, nel 1991, riconosce l'errore di considerare l'autismo come una fase generica dello sviluppo infantile, suggerendo che il termine debba essere riservato a specifiche condizioni patologiche. Già nel 1981, Tustin distingueva tra stati autistici patologici e stati "autosensuali", riferiti a un senso del sé in costituzione.

L'OOC, per il suo legame con l'esperienza del sé corporeo, è qualcosa di non completamente simbolizzabile, che non si presta a rappresentazioni esaustive e non può essere totalmente colto dal pensiero. È l'oggetto che siamo, il senso globale dell'essere presenti in una situazione-ambiente. Tuttavia, questo oggetto è sfuggente, mai pienamente osservabile o rappresentabile.

La Dialettica Mente-Corpo e le Sue Manifestazioni Cliniche

Ferrari riconosce un doppio modo di percepirsi: "Uno" in termini di corporeità, e "Bino" relativamente a una dialettica che coinvolge una coppia interna mente/corpo e una esterna con l'altro. La prima esperienza di sé si manifesta nel contesto di una relazione. La madre, attraverso la sua fisicità, entra in rapporto con le esperienze del bambino. Questa corrispondenza fisica deve potersi ritirare sullo sfondo per permettere al bambino un'attività mentale elaborativa, sostenuta da un'analoga attività materna. Una buona madre sintonizza i suoi segnali con quelli del figlio, dilazionando la risposta e sostituendola con osservazione e astinenza, per non saturare precocemente l'esperienza del bambino.

In certe situazioni patologiche, entrano in gioco fantasie estreme in cui la relazione con il nucleo corporeo e sensoriale non sostiene un pensiero creativo. Quando il nucleo della personalità si organizza intorno a una struttura autistica, questa paralizza le possibilità elaborative della mente. Di fronte a esperienze somatiche cariche di intense tonalità affettive, il nucleo autistico impone alla mente una scotomizzazione delle percezioni, un capovolgimento dei significati, un'evacuazione di sensazioni e affetti.

Nel corso di una psicoterapia psicoanalitica, il terapeuta può partecipare all'esperienza profonda che il paziente ha di sé. In questi casi, un ascolto e un accoglimento del proprio essere presente fisicamente nella stanza di analisi possono essere più utili dell'interpretazione dei contenuti.

Un esempio clinico illustra questo concetto. Una donna di 38 anni, affetta da depressione post-partum, descrive angosce claustrofobiche acute al momento di andare a dormire: "quando è buio ed è tutto chiuso…". L'esperienza fisica sopraffà ogni sua capacità di pensare, costringendola ad alzarsi e aprire la finestra. Questa sensazione si ripresenta quando pensa alla figlia nel grembo materno, aggiungendo: "sa, io sono nata di otto mesi. La mamma mi raccontava che sono uscita, poi sono rientrata e poi uscita di nuovo… una cosa tragica". La paziente, pur consapevole della natura psicologica del suo disturbo, si sente "gonfia e stretta nella pelle", e se si concentra mentalmente sulla pelle che contiene il suo spirito, si sente soffocare. La sua richiesta di psicoterapia è accompagnata dalla riserva di un "periodo di prova", per paura di "infilarmi in una situazione dalla quale poi non riesco più a uscire".

Illustrazione di una persona che sperimenta claustrofobia

L'Io e l'Es: La Centralità del Corpo nella Seconda Topica

Il testo freudiano "L'Io e l'Es" rappresenta una fondamentale radice teorica per numerose declinazioni di ricerca psicoanalitica. Lo scritto apre ipotesi e anticipazioni in molte direzioni, divenute centrali nella ricerca successiva. La definizione delle differenti tipologie di inconscio, la dissociazione tra rimosso e inconscio, e le differenti modalità di accedere alla coscienza sono solo alcune delle questioni sollevate.

L'Io, nella seconda topica freudiana, assume una centralità corporea. "L'Io è in definitiva derivato da sensazioni corporee…" (Freud, 1892-1899 pp. 297-298). L'Io, formato dai precipitati identificatori, acquisisce una nuova possibilità in ragione della propria capacità di scindersi nel processo di difesa. Freud evidenzia la scissione dovuta al diniego e, successivamente, nel "Compendio di Psicoanalisi" (1938), sottolinea che la rimozione non ha alcun ruolo in questo caso: "L'Io infantile sotto il dominio del mondo esterno reale, liquida le pretese pulsionali sgradite mediante le cosiddette rimozioni."

L'inaugurazione della necessità di riconoscere le esigenze della realtà e di difendersene attraverso il diniego della stessa realtà penosa avvia un'altra traccia di pensiero, già presente nel lavoro sulla Negazione e articolata successivamente da altri autori come "lavoro del negativo". La Verwerfung, sebbene usata da Freud in accezioni diverse, conserva nel suo senso di rigetto un potere euristico nella comprensione della psicodinamica del trauma e nell'indicazione di una nozione più ampia di inconscio.

"Un Io che può fare di sé stesso Dio sa quante altre cose ancora" (Freud, 1925 pp. 280) mette in crisi l'eventuale nozione di identità lineare e omogenea. L'eterogeneità strutturale dell'Io diviene comprensibile in questa prospettiva.

L'Angoscia, la Perdita dell'Oggetto e la Funzione Segnaletica dell'Affetto

Nella questione dell'angoscia, e in particolare nella seconda teoria dell'angoscia, si osserva la nuova posizione dell'Io di fronte alle minacce che colpiscono le prime matrici della sua organizzazione. La perdita dell'oggetto e l'angoscia ad essa collegata possono disorganizzare l'Io, tramite un'inondazione da parte dell'Es di affetti grezzi. L'angoscia è dunque, in primo luogo, uno stato affettivo, un qualcosa che si sente. Freud inizia a considerare gli affetti non più come fenomeni di scarica, bensì come attività funzionali dell'Io altamente complesse e operanti nell'adattamento quotidiano. Il compito di segnale che apre all'angoscia la funzione di una forma di memoria costituisce una prima semiotica dell'affetto.

Freud, nella lettera del 5 giugno 1917 a Groddeck, esprimeva l'idea che "l'atto inconscio ha una intensa influenza plastica sui processi somatici, quale non viene mai raggiunta dall'atto cosciente". Considerava l'inconscio come "il giusto tramite tra il fisico e lo psichico, forse il tanto a lungo cercato missing link".

Identificazione Primaria e Trasmissioni Psichiche

Per Freud, l'identificazione era un concetto centrale nella formazione della struttura psichica, poiché attraverso di essa il soggetto modificava motivazioni, affetti e successive rappresentazioni di sé per salvaguardare la relazione. Freud, ne "L'Io e l'Es", affermava che le identificazioni primarie non sembrano " […] essere la conseguenza o l'esito di un investimento oggettuale, bensì qualcosa di diretto, di immediato, di più antico di qualsivoglia investimento oggettuale" (Freud, 1923, p. 493). L'identificazione primaria può essere vista come una forma di identificazione totale, immediata, primordiale, in quanto il bambino non è ancora entrato nella storia e non è ancora comparso un senso del Sé narrativo.

Sul piano implicito della dinamica intersoggettiva, si trasmette ciò che non è stato ricordato e simbolizzato: un impensato che è stato "dissociato", come la mancanza, il trauma, la malattia, la perdita. Si trasmette quello che resta in sofferenza e/o in giacenza nella trasmissione stessa: "Stati dell’essere non trasformati conservati nell’individuo" (Bollas, 1985).

Il Corpo come Deposito di Memoria e il Linguaggio del Corpo

Il corpo assume un ruolo centrale nell'ospitare diverse forme di espressione dell'inconscio. L'interocezione, il campo di ricezione degli stimoli nervosi interni, insieme all'esterocezione e alla propriocezione, è fondamentale nella percezione di sé e dell'altro. L'interocezione, attraverso l'interpretazione dei segnali corporei, prepara l'organismo a soddisfare i bisogni metabolici e promuove l'allostasi, un equilibrio dinamico che tiene conto della variabilità degli stimoli esterni.

Il tocco affettivo sociale gioca un ruolo cruciale nello sviluppo della percezione corporea del bambino, condizionando la percezione di sé e delle proprie interazioni con gli altri. Il modello del predictive coding evidenzia come il confronto dei dati e il controllo degli eventi avvengano sia in senso bottom-up che top-down. Quando si verificano errori di predizione, il cervello si modifica e aggiorna le proprie aspettative.

La percezione e la rappresentazione si influenzano a vicenda: se una rappresentazione è alterata, anche la percezione lo sarà, creando una "dispercezione" come nelle psicosi. Freud, ne "La perdita di realtà nella nevrosi e nella psicosi" (1924), nota come le manifestazioni psicopatologiche della psicosi si esprimano prevalentemente come dispercezioni somatiche, a causa della prevalenza delle aspettative (top-down) sulle percezioni sensoriali (bottom-up).

Schema illustrativo del predictive coding

Il Corpo Vivente e il Godimento nel Pensiero Lacaniano

Jacques Lacan riprende la teoria delle pulsioni di Freud articolandola al linguaggio. Il significante entra nel corpo, rendendolo "corpo vivente", sostanza che gode. L'effetto di scrittura del significante sulla superficie corporea introduce un "godimento supplementare". Non ci si riferisce all'organismo biologico, ma a un corpo che si costituisce attraverso il linguaggio.

Nello stadio dello specchio, Lacan sostiene che il corpo è determinato dalla sua immagine. Il soggetto si riconosce come un corpo intero e unificato solo per identificazione con l'immagine dell'altro, condizione che richiede l'accesso al registro simbolico. L'immagine del corpo, effetto del simbolico, dà consistenza all'Io. Già Freud, ne "L'Io e l'Es", aveva connesso l'Io al corpo, affermando che l'Io è un'entità corporea, una proiezione psichica della superficie del corpo.

Nel Seminario XX "Ancora", Lacan intreccia il corpo con il godimento, introducendo il concetto di "corpo come sostanza che gode". Il soggetto dell'inconscio, costituito dal significante, lascia il posto al parlessere, un essere attraversato dal linguaggio e toccato dal godimento del corpo. Il corpo parlante ha due godimenti: quello della parola e quello del corpo.

Nel Seminario XXIII "Il Sinthomo", Lacan definisce il corpo come supporto dell'immaginario, rimarcandone la posizione nello spazio e la sua consistenza. Utilizza il termine "pelle" per indicare una superficie, un "sacco" che avviluppa e contiene. Il corpo non è solo immagine; l'immaginario implica il godimento, il reale. Il reale, il godimento, al di fuori del senso ma non del corpo, è la consistenza del parlessere. Il corpo, tempio del godimento, deve essere vivente.

Per Jacques-Alain Miller, il corpo vivente è la condizione del godimento. Non si tratta del corpo immaginario (operativo nello stadio dello specchio) né del corpo simbolico. Parti del corpo umano possono essere elevate a significanti, come il fallo per Freud o il seno per Melanie Klein. Si tratta, piuttosto, di un corpo vivente, il cui godimento è impensabile senza di esso.

Illustrazione che rappresenta il concetto lacaniano di corpo come sostanza che gode

Lo Schema Corporeo e l'Immagine Corporea: Un'Unità Indissolubile

La psicologia e la neuropsicologia hanno cercato di spiegare le correlazioni tra la percezione reale del corpo e l'immagine mentale di esso. Paul Schilder, nella sua opera "Immagine di sé e schema corporeo" (1935), è stato il primo a offrire un'analisi completa di questo argomento, superando la confusione concettuale preesistente.

Lo schema corporeo rappresenta la conoscenza intuitiva del proprio corpo e delle sue diverse parti, la loro organizzazione spaziale e la relazione tra esse. L'immagine corporea, invece, è la rappresentazione mentale del corpo, spesso inconscia, che include vissuti emotivi, percezioni, ricordi e desideri. Schema corporeo e immagine corporea costituiscono un'unica realtà indissolubile, una sintesi continua.

La sensibilità cutanea, evolutivamente il primo canale dell'esperienza e della comunicazione umana, gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo neurologico del neonato e nella costruzione dell'immagine di sé. La stimolazione tattile favorisce la produzione di endorfine e facilita la conoscenza delle parti del corpo.

Il movimento è un altro fattore cruciale nello sviluppo dello schema-immagine corporeo. Attraverso il movimento, il bambino acquisisce una mole di esperienze che ne determinano il funzionamento mentale e le risposte adattive al contesto. L'espressione dei movimenti non coinvolge solo l'apparato muscolare, ma l'intera organizzazione mentale.

L'evoluzione della figura umana nel disegno infantile offre una conferma di quanto espresso. Dall'omino-cefalopodo, si passa all'aggiunta degli arti e, successivamente, del tronco, riflettendo la strutturazione dell'io-corporeo. Le sensazioni-percezioni provenienti dal tubo oro-gastro-enterico sembrano rappresentare la prima impronta nella strutturazione dello schema-immagine corporeo.

Il linguaggio del corpo assume significato in rapporto con la parola, ma anche viceversa. "Ogni 'amputazione' della parola come del corpo, invalida quanto rimane." Vi è una "lettera del corpo e un corpo della lettera."

L'Attaccamento, la Memoria Corporea e la Soggettivazione

Il processo di costruzione del sé avviene in un contesto interattivo, definito "processo di attaccamento". La ricerca sulle reazioni del bambino all'allontanamento/ritorno della figura di attaccamento individua differenti stili di attaccamento, da quello insicuro a quello sicuro, a seconda della disponibilità emotiva, della costanza delle cure e della capacità del genitore di sintonizzarsi con i segnali del bambino.

Il radicamento della coscienza del corpo affonda le sue radici nella rappresentazione del corpo, attraverso le afferenze sensoriali, quando fisicità e movimento sono il terreno unico dell'esperienza di relazione. La patologia, sia corporea che mentale, sottende a una mancata o deficitaria integrazione, legata a "disturbi dell'insediamento".

Il corpo è visto come un deposito di storia e di memoria. "Il deposito della memoria nel corpo possa diventare il cimitero della memoria, sia pure abitato da fantasmi; e di fatto lo è sovente… Tutta la vita corporea diventa possibilità di lettura e di comunicazione."

Il Corpo come Contenitore e la Nascita del Pensiero

Donald Winnicott suggerisce che il contatto preliminare con la realtà esterna è reso possibile dai "momenti di illusione", in cui il neonato, attraverso la fantasia, evoca un seno soddisfacente, che la madre reale rende disponibile attraverso un adattamento sensibile. Questa esperienza primitiva di controllo e possesso è un paradigma per le future relazioni con il mondo.

Per Freud, l'oggetto è ciò mediante cui la pulsione raggiunge la sua meta. La nascita, un cambiamento corporeo radicale, può essere considerata il prototipo dell'angoscia per il neonato, che sviluppa la disposizione a un'esperienza vicariante nel primo rapporto con la madre. Il neonato necessita di un contatto corporeo avvolgente, di un "holding" che offra contenimento fisico e psicologico.

Wilfred Bion sviluppa ulteriormente questi spunti, sottolineando il bisogno di contenimento come fondamentale per l'essere umano. La "mente" si sviluppa come un contenitore di pensieri, in una relazione contenente-contenuto. La formazione dei pensieri è legata alle prime esperienze corporee e alla capacità della madre di offrire un contenimento che bonifica l'angoscia, permettendo al bambino di pensare. Una madre "contenitiva" e un oggetto che funge da contenitore interno rendono possibile il pensiero, che è una funzione della relazione primaria.

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