La formazione, nel suo senso più profondo e trasformativo, è un viaggio che non conosce confini temporali o spaziali. Il libro di Franco Frabboni, "Le vie della formazione", ci invita a intraprendere questo percorso, sfidando le concezioni tradizionali e aprendo le porte a un futuro in cui l'apprendimento è un processo continuo, vitale e intrinsecamente legato alla nostra esistenza. Frabboni, figura di spicco nella pedagogia italiana della seconda metà del XX secolo, ci offre una visione audace e necessaria, in cui la scuola, pur fondamentale, non è che una tappa di un cammino educativo molto più vasto e articolato.

La Vita Come Percorso Formativo: Oltre i Limiti dell'Età
In un'epoca in cui l'aspettativa di vita si allunga, la prassi educativa deve necessariamente estendersi. La "lifelong education", o educazione permanente, non è più un'opzione ma una necessità impellente. Essa assicura, nel cosiddetto "Pianeta della quinta età", un allenamento quotidiano delle facoltà che presiedono sia i potenziali cognitivi, sia la salute mentale. Il "footing giornaliero della mente" si configura come una medicina miracolosa, capace di rallentare gli irreversibili processi di perdita della memoria e delle connessioni neuronali. Questo aspetto è fondamentale per mantenere una mente attiva e una buona qualità della vita anche nelle fasi più avanzate dell'esistenza.
La Critica al Neoliberismo Selvaggio e l'Emarginazione delle Fasce Deboli
Frabboni muove una critica feroce nei confronti del neoliberismo, un'ideologia che tende a emarginare le età infantili e senili, considerandole improduttive. Nel nome del contenimento della spesa pubblica, le destre europee-liberiste e "senzanima" hanno progressivamente tagliato i finanziamenti ai servizi sociali formativi - assistenza, salute, scuola, lavoro - destinati alle fasce più vulnerabili: infanzia, vecchiaia, disabili, extracomunitari, poveri (disoccupati ed emarginati sociali) e a rischio (devianza, tossicodipendenza). Questa politica aberrante consacra la "naturalità" delle disuguaglianze attraverso un teorema discriminatorio: "dare di più a chi ha già di più". Spegnere la luce dello Stato sulle politiche assistenziali e formative significa tradire il diritto al garantismo sociale e culturale che i deboli, i poveri e i soggetti a rischio dovrebbero godere in collettività democratiche e civili.

La Politica Come Cura della Comunità Umana
Riflettendo sulla concezione platonica dell'arte politica, Frabboni ricorda come essa consista nell'avere cura dell'intera comunità umana. La guida degli uomini, intesa come un mero "allevamento", distinta dall'arte regia e politica, è una visione riduttiva e distorta. Marco Aurelio, imperatore e filosofo, ci ricorda invece la nostra intrinseca interdipendenza: "noi siamo nati per darci aiuto reciproco, come i piedi, le mani, le palpebre, come le due file dei denti". Questo principio di solidarietà e cooperazione dovrebbe essere il fondamento di ogni azione politica e sociale.
Le Insidie dell'Alfabetizzazione Elettronica e Digitale
Frabboni analizza e denuncia le insidie della crescente alfabetizzazione elettronica e computerizzata. Queste tendono ad aprire la strada alla "sondazione di saperi catramati", ovvero frammentati e privi di connessioni significative. L'aspetto negativo dei prolungati passatempi elettronici è la drastica riduzione della compagnia umana, dell'aggregazione interpersonale, della convivialità e del solidarismo. I saperi ricavati da internet, spesso "sbriciolati, privi di nessi", vanno a formare una "cultura surgelata", un linguaggio impoverito sia nel parlato che nella gestualità.
Internet, giovani e genitori: le tecnologie possono avvicinarci?
Oltre la Scuola: Oltrescuola e Postscuola
Nel nuovo Millennio, la conoscenza non può più nidificare esclusivamente sui rami dell'albero scolastico. Essa deve estendersi alle "piante inedite e sempreverdi di nome Oltrescuola e Postscuola". Le città, in questo senso, devono essere attrezzate con "teche" (biblioteche, musei, archivi) e parchi, spazi dedicati alla fruizione culturale e alla socializzazione.
La Scuola Democratica Contro il Modello Neoliberista
Frabboni è estremamente critico nei confronti di una scuola "marchiata dagli stampi neoliberisti" delle riforme Moratti e Gelmini. I saperi "coccodè", stracolmi di "pasticche-quiz" e vuoti di pensiero, sono inefficaci per la manutenzione della mente adulta e senile. Le destre, secondo Frabboni, non desiderano che i giovani vengano attrezzati con strumenti critici che li difendano dai governi populisti e regressivi e li mettano in grado di fare libere scelte in un mare popolato dalle sirene deduttive della pubblicità e dei consigli per gli acquisti.
La Pedagogia, in quest'ottica, non può che incamminarsi lungo la strada del dissenso, diventando la "scienza del no" ai modelli imposti. Frabboni rifiuta l'automazione, l'alienazione e lo sfruttamento della sfera economica elevata a dio-maggiore. La sua pedagogia, come quella di chi condivide questi principi, si oppone a quella neoliberista che diffonde l'idea della necessità di produrre sempre di più per consumare sempre di più. Il consumista, infatti, trae identità dalle cose che compra, divenendo un "idolatra" biasimato nel Salmo biblico: "Gli idoli dei popoli sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. Hanno bocca e non parlano; hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non odono; non c’è respiro nella loro bocca."
La Synesis: Intelligenza Connettiva e Critica
La persona intelligente è in grado di collegare i saperi attraverso la "synesis", l'intelligenza che etimologicamente significa capacità di fare collegamenti, di individuare i nessi. Allo sviluppo della capacità critica e dell'intelligenza non è funzionale un'istruzione puramente verbalistica, mnemonica e nozionistica. Alla scuola come sistema formale deve affiancarsi l'"Oltrescuola" quale sistema non formale. Questi due settori dovrebbero costituire i due lati uguali di un triangolo isoscele. La scuola democratica, in antitesi al neoliberismo, deve "dare di più a chi ha di meno".
Lo Stato e la Scuola Sotto Attacco Neoliberista
Il neoliberismo "impietoso" tende a ridurre e decapitare i doveri e le competenze dello Stato, a partire dalla scuola statale. "Siamo all'anti/Stato. A questo, si chiede di auto decapitarsi: mozzando di netto la propria testa". Il cosiddetto Partito della Libertà è prono davanti a due altari sconsacrati: il Mercato e il Mediatico. La scuola neoliberista è classista quando teorizza la selezione come compito primario dell'istruzione pubblica, dando "di più a chi è in possesso di un copioso patrimonio alfabetico di base". La scuola è nozionistica quando teorizza l'istruzione come un coacervo di saperi in pillole e non un percorso organico di conoscenze e competenze. Pollice verso, pertanto, ad apprendimenti stipati in microsaperi da imparare a memoria.
La televisione e la stampa sono spesso alleati e complici di questa deriva neoliberista che vuole ridurre la Cultura a merce. I totem, gli dèi dei governi neoliberisti sono il consumo e il consenso. Il veleno che deriva da tale religione empia tende a mettere fuori uso il pensiero critico e l'affettività, "un pensiero che pensa e un cuore che sogna".

La Scuola Antagonista: Rianimare Parole Saporite e Lapis Scomodi
Pur se assediata e sotto tiro, la Scuola può ergersi da antagonista vincente nei confronti di chi mira a inaridire le due sorgenti della cultura: la Lettura e la Scrittura. Come? Rianimando le "parole saporite" e i "lapis scomodi". Se "saporita e scomoda", la Scuola si potrà candidare a veicolo di solidarietà (di cittadinanza attiva), a motore di conoscenza (di intelligenze plurali) e a volante di vita interiore (di sentimenti, di passioni e di sogni).
Don Lorenzo Milani: Stella Polare della Pedagogia
Frabboni riconosce a Don Lorenzo Milani il ruolo di protagonista della teoria e della prassi pedagogica. Deriso e umiliato dalla stampa padronale, Frabboni lo incorona "a stella polare della Pedagogia" perché seppe indicare alla Scuola la strada per tagliare il traguardo del diritto di tutti a una Formazione dall'elevato profilo democratico e dal profondo spessore culturale.
Un Nuovo Contratto Sociale per la Formazione
Dopo due lustri di "padronale regime ultra/liberista" - il cui "eversivo occhio di Polifemo" ha avuto nel mirino lo smantellamento di quattro diritti sociali e civili inalienabili: il Lavoro, la Casa, la Sanità e la Scuola - sarà arduo il varo di una nuova coalizione politica in grado di "ri/sanare il colossale indebitamento dello Stato e di ri/orientare i suoi interventi strutturali nel nome della qualità della vita a sud come a nord del Paese".
Dobbiamo esorcizzare i demoni che cercano di levare ai giovani la capacità critica, quella del dubbio, e vogliono annientare la curiosità "omerica dei piccoli Ulissi alla ricerca delle colonne d’Ercole". Ogni tanto qualcosa si muove: "Aquiloni al vento", parenti stretti della protesta giovanile del Sessantotto che urlò alle stelle dell’emisfero boreale (bianco, ricco, alfabetizzato) il diritto di tutti alla cultura, al lavoro, alla cittadinanza, alla convivenza. Queste giornate di testimonianza e di collera - sempre gioiose, in omaggio all’anima giovanile - riportano alla mente la proposta utopica di Maria Montessori: "il bambino è il padre dell’uomo".
Educare alla Pace e alla Comprensione
L'educazione non può non proporsi obiettivi di ordine etico. Dobbiamo dunque educare i giovani alla vita sociale e politica, ossia alla cittadinanza, all'impegno e alla pace. La guerra, con il suo volto crudele e tragico, dove tutto scarseggia (cibo, acqua, medicinali), e gli occhi sbarrati dei bambini e degli anziani, non va occultata alle giovani generazioni. Se vogliamo che, crescendo, diventino profeti di pace, è necessario mostrare loro la realtà nella sua interezza, anche negli scenari più agghiacenti.
Lo storico antitragico Polibio critica i colleghi che danno spazio alle lacrime nelle loro opere per suscitare partecipazione sentimentale. Il suo obiettivo polemico è Filarco, storico "tragico" che cercava di colpire la sfera emotiva dei lettori con descrizioni di abbracci, chiome scarmigliate, lamenti e denudamenti, invitando alla compassione. Polibio, invece, tende a nascondere o minimizzare episodi come l'eccidio di Mantinea, preferendo una narrazione più distaccata e focalizzata sui fatti strategici.
Il Dubbio Come Strumento di Conoscenza
Frabboni mette sotto accusa l'istruzione come banca di trasmissione di saperi che negano il dubbio. Leopardi, citando Cartesio, sottolinea la necessità del dubbio: "l’amico della verità debbe una volta in sua vita dubitar di tutto. Precetto fondamentale per li progressi dello spirito umano". In molte pagine dello Zibaldone, Leopardi mette in dubbio ogni sistema, anche quelli a lui più cari. La poesia di B. Brecht è un inno in lode del dubbio: "Sia lode al dubbio! Oh bello lo scuoter del capo su verità incontestabili!".

L'Oltrescuola e la Città Educativa
L'Oltrescuola, già menzionata, ha bisogno di "città educative" (quartieri, circoscrizioni, paesi) disponibili a censire i propri fabbisogni culturali per promuovere diffuse opportunità curricolari per l'infanzia e per l'adolescenza: laboratori, atelier, campi-gioco e spazi culturali. Questi ultimi, in guisa di Teche: biblioteche, pinacoteche, museoteche, musicoteche, mediateche. Tutto con l'obiettivo di rispondere, per l'intero arco dell'anno, alla domanda di aggregazione e di formazione delle giovani generazioni.
Il modello pedagogico è quello del "full time", che opta per un sistema di istruzione intitolato alla Conoscenza e alla Cittadinanza. Il tempo pieno deve usare due dardi infallibili: la denuncia e la speranza. La freccia della speranza centra il bersaglio di una Scuola aperta alla molteplicità delle culture, ai linguaggi dell'ambiente, all'integrazione delle diversità (disabili, altre etnie).
Il Tempo pieno gode di luoghi e tempi modulari: aperti, poliedrici e multispaziali. Tramite questi ha ridimensionato la dittatura di un'aula/classe per sua natura totalizzante, autarchica e claustrale. Come? Facendola interagire vuoi con altri spazi interni alla scuola, vuoi con botteghe didattiche esterne. Parliamo delle aule didattiche decentrate che Enti locali e Istituzioni private sono chiamati ad allestire e consolidare nei territori urbani e naturalistici (le Teche; i Parchi: ecosistemi naturali, fattorie didattiche, agriturismi, ecc.).
Saperi Euristici e Intelligenza Creativa
I saperi "depositari" (nozionistici e ripetitivi) devono essere abbandonati per sperimentare altre vie cognitive - certo più scoscese e ciottolose - intitolate ai saperi "euristici" (ipotetici e problematici). Nel tempo pieno devono essere allenate insieme l'intelligenza e la fantasia, le sole in grado di conquistare il doppio prestigioso traguardo deweyano dell'imparare a imparare e dell'imparare a creare.
La Scomparsa dell'Infanzia nelle Metropoli Neoliberiste
Un aspetto che colpisce da diversi anni è la sparizione di frotte di bambini che giocavano facendo un "lieto romore" nelle piazze e nelle strade delle nostre città. Franco Frabboni individua la causa: il fantasma neoliberista che sogghigna sui tetti di metropoli nemiche della propria cittadinanza. Si tratta di un "Belzebù" devastante, poiché genera "città-dei-consumi" prive di Piani regolatori per la convivialità comunitaria, e al contempo è l'artefice della "scomparsa" dei bambini e degli adolescenti (ma anche degli anziani) in tessuti urbani sempre più ritagliati "a-misura di chi lavora e produce: l'Adulto". Parliamo degli anonimi territori metropolitani sepolti da parcheggi, da negozi, da dehors, privi di sorrisi e di parole al vento. Siamo al cospetto di strade e piazze che idolatrano mondi sregolati e selvaggi, riecheggiando un lontano Far West. Per questo motivo, si urla "a tutta gola, la tragica scomparsa dell’infanzia nella metropoli contemporanea". Nella città-mercato la bambina e il bambino vivono "in gabbia" i loro 700 minuti giornalieri al netto del mangiare e del dormire.

L'Eredità di Franco Frabboni: Ricerca e Prassi Pedagogica
Franco Frabboni è stato uno dei pedagogisti italiani più influenti, noto per la sua capacità di integrare aspetti teorici e operativi. Luigi Guerra racconta di come conobbe Frabboni giovanissimo e di come quest'ultimo lo coinvolse nel supporto ai bambini delle zone terremotate del Belice. Frabboni ha lasciato un'impronta indelebile nella ricerca pedagogica attraverso il suo lavoro sulla scuola dell'infanzia e sulla scuola elementare. La sua visione moderna della scuola dell'infanzia come spazio di formazione complessivo e la sua partecipazione alla redazione dei programmi della scuola elementare degli anni '80 rappresentano momenti chiave nella riforma del sistema educativo italiano. L'attenzione al legame tra scuola e territorio, dimostrata dall'impegno per la creazione delle prime ludoteche in Italia, è un altro aspetto distintivo del suo pensiero. L'uso delle metafore, caratteristica della sua scrittura, rifletteva il suo approccio alla pedagogia: vivace, immaginifico e sempre incline a suscitare riflessione, sintesi fra concetto e immagine, teoria e pratica.
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