Psicosi: Comprendere un Disturbo Complesso e Affrontarlo Efficacemente

La psicosi è un termine che, sebbene sia diventato generico nel linguaggio comune, indica un disturbo grave caratterizzato da un significativo distacco dalla realtà. Questo distacco rende la psicosi molto diversa dalla nevrosi, in cui la percezione della realtà è generalmente conservata. Sia il termine "psicosi" che "nevrosi" non sono più utilizzati nelle definizioni scientifiche contemporanee, ma rimangono comunque concetti molto presenti nel linguaggio quotidiano colloquiale. La psicosi è un disturbo psichiatrico grave che comporta una significativa alterazione della percezione della realtà, con conseguente perdita del contatto con essa. Si tratta di una condizione acuta transitoria a breve termine, curabile, in cui risulta difficile pensare in modo lucido, formulare giudizi sensati, rispondere emotivamente in maniera congrua, comunicare in modo efficace, comprendere la realtà e comportarsi in maniera adeguata.

Illustrazione stilizzata del cervello umano con connessioni neurali

Sintomi e Manifestazioni della Psicosi

I sintomi che più comunemente vengono associati alla psicosi sono le allucinazioni e il delirio. Le prime si riferiscono ad alterazioni di tipo sensoriale: si vedono, sentono o percepiscono cose che non esistono. Il delirio, invece, consiste in convinzioni errate e irrealistiche che non possono essere corrette dalla logica o dalla razionalità. Nel senso comune spesso i termini “psicotico” e “psicopatico” vengono usati come sinonimi, ma indicano, in realtà, condizioni molto diverse. La psicopatia, invece, si identifica come un disturbo di personalità, in cui non si manifestano allucinazioni o deliri ma sono presenti tratti antisociali, come mancanza di empatia e senso di colpa e tendenza a manipolare gli altri, e che si caratterizza come cronico. Nella psicosi, inoltre, c’è la perdita di contatto con la realtà, che non è presente nella psicopatia.

I sintomi psicotici possono includere deliri (convinzioni errate), allucinazioni (percezioni sensoriali irrealistiche), e disorganizzazione del pensiero. I sintomi psicotici variano in base alla gravità e alla natura del disturbo, ma in genere includono:

  • Deliri: convinzioni errate, come pensare di essere spiati, perseguitati o avere poteri speciali.
  • Allucinazioni: percezioni di cose che non esistono, come udire voci o vedere oggetti che non sono reali.
  • Disorganizzazione del pensiero: difficoltà a mantenere il filo del discorso o a pensare in modo coerente.
  • Comportamenti bizzarri: comportamenti e atteggiamenti inappropriati o fuori luogo.
  • Alterazioni del linguaggio: difficoltà nel comunicare in modo chiaro.
  • Isolamento sociale: difficoltà a mantenere relazioni e svolgere attività quotidiane.

Le persone che soffrono di psicosi possono sperimentare un disfacimento della propria identità, sensazione di distacco da sé o dal mondo circostante (depersonalizzazione o derealizzazione). Spesso l’aspetto personale può essere trasandato per mancanza di igiene personale e cura della persona. I disturbi psicotici, generalmente, esordiscono nell’adolescenza e nella precoce età adulta e quasi sempre sono il risultato di fattori organici, psicologici e costituzionali. I pazienti con disturbi psicotici primari presentano più spesso allucinazioni uditive, alterazioni del pensiero e delusioni.

Infografica che illustra i diversi tipi di allucinazioni (visive, uditive, tattili, olfattive, gustative)

Le Cause della Psicosi: Un Puzzle Complesso

Le cause della psicosi sono multifattoriali. Non sono ancora state identificate con chiarezza le cause che generano le psicosi. Nonostante numerose indagini, medici ed esperti in malattie mentali non hanno ancora capito quali siano i meccanismi biologici che portano allo sviluppo della psicosi. Alcuni studi scientifici condotti sui familiari dei soggetti psicotici suggeriscono che tra i fattori di rischio potrebbe esserci una predisposizione genetica. Sembra esserci una predisposizione genetica alla psicosi.

Le sostanze psicoattive sono qualsiasi sostanza chimica capace di alterare le funzioni cerebrali, la percezione, l'umore e lo stato di coscienza di un individuo. L'uso di sostanze come alcolici, anfetamine e metanfetamine può scatenare episodi psicotici. Altri fattori scatenanti possono includere condizioni mediche specifiche, come ad esempio la psicosi mestruale, la psicosi da stress, la psicosi post-parto, la psicosi monotematica, la psicosi mixedematosa (o follia mixedematosa), la psicosi occupazionale, la psicosi tardiva (o disfrenia tardiva), e la psicosi condivisa (o follia condivisa o folie á deux).

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Diagnosi e Valutazione Clinica

La diagnosi di psicosi si basa su una valutazione clinica completa, con l'ausilio di esami neurologici e psichiatrici. La diagnosi di psicosi richiede innanzitutto un’attenta valutazione della storia personale e medica e un esame fisico del paziente. È essenziale la valutazione dello stato mentale del paziente. Colloquiando con il paziente ed eventualmente sottoponendolo a test psicodiagnostici standardizzati, il medico analizza una serie di aspetti che includono, tra gli altri, il tono dell’umore, lo stato di coscienza, la memoria, l’attenzione, la capacità di giudizio, l’affettività. Il medico può richiedere alcuni esami di laboratorio come l’emocromo, gli esami ematochimici (pannello metabolico completo, profilo tiroideo, livelli di vitamina B12 e folati) e, se indicati, i test infettivologici (es. test HIV) e tossicologici. Esami strumentali ed ematochimici possono essere utili per individuare la causa. Attualmente, non esiste alcun test diagnostico specifico per la psicosi.

Fondamentali per una diagnosi corretta di psicosi sono: esame obiettivo, anamnesi e valutazione psicologica. Il medico può chiedere informazioni sulla routine quotidiana del paziente, se assume farmaci e se soffre di disturbi dell'umore.

Approcci Terapeutici per la Psicosi

Il trattamento della psicosi include un approccio integrato di farmaci e psicoterapia. La psicosi richiede un intervento combinato, costituito principalmente dalla terapia farmacologica, prevalentemente con antipsicotici, e da quella psicologica. La diagnosi precoce e un trattamento immediato possono migliorare significativamente la prognosi. È importante rivolgersi tempestivamente al medico, anche dopo un singolo episodio psicotico, perché identificarne la causa consente di iniziare subito le cure adeguate ed evitare pesanti ripercussioni sulla vita lavorativa, sociale e di relazione.

Terapia Farmacologica

I farmaci antipsicotici sono spesso prescritti come prima cura nella psicosi. La loro azione consiste nel bloccare l'effetto della dopamina, una sostanza chimica che trasmette messaggi al cervello. I farmaci più comunemente utilizzati sono gli antipsicotici atipici, che aiutano a ridurre i sintomi psicotici. Esistono diversi farmaci, classificati in antipsicotici di prima e seconda generazione (anche detti antipsicotici tipici e atipici). Rispetto ai farmaci di prima generazione (es. clorpromazina, aloperidolo), i farmaci di seconda generazione (es. risperidone, olanzapina e quetiapina) sono generalmente preferiti per il loro profilo di effetti collaterali. I farmaci di seconda generazione, tuttavia, possono aumentare il rischio cardiovascolare provocando disfunzioni metaboliche. Sono disponibili formulazioni a lento rilascio che hanno il vantaggio di richiedere una somministrazione ogni 2-4 settimane. Le modalità di somministrazione sono due: per bocca (via orale) o tramite iniezione. Gli antipsicotici somministrabili tramite iniezione endovenosa sono farmaci a lento rilascio, ossia farmaci che agiscono in maniera graduale.

I farmaci antipsicotici, però, non sono utilizzabili ed efficaci in ogni situazione, anche a causa dei loro effetti indesiderati (effetti collaterali). In particolare, la somministrazione di antipsicotici dovrà essere seguita con particolare attenzione nelle persone con l'epilessia, una malattia che provoca crisi o convulsioni. Se dovessero comparire effetti indesiderati, specialmente se particolarmente intensi, è bene contattare subito il proprio psichiatra curante che, se lo riterrà necessario, potrà cambiare la cura. La terapia prescritta, infatti, non deve mai essere interrotta di propria iniziativa, senza aver consultato il medico, perché altrimenti i disturbi della psicosi potrebbero comparire di nuovo (ricaduta).

Dopo un episodio psicotico la maggior parte delle persone che ha avuto miglioramenti dalla terapia farmacologica dovrà continuare a prenderla per circa un anno.

Diagramma che mostra l'azione degli antipsicotici sui recettori dopaminergici nel cervello

Psicoterapia e Riabilitazione

La psicoterapia è un'altra modalità di intervento utile nella psicosi. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) si è dimostrata particolarmente efficace per aiutare i pazienti a gestire i sintomi e migliorare la loro qualità di vita. In quest’ultimo ambito la Terapia Cognitivo Comportamentale si è dimostrata la più efficace, e ha come principali obiettivi la riduzione dei vissuti di paura e angoscia che i sintomi psicotici causano nel paziente, l’aumento della consapevolezza della malattia tramite psicoeducazione, che a sua volta consente una maggiore aderenza al trattamento, e il contenimento della disregolazione emotiva. Gli interventi psicoterapeutici hanno come obiettivo principale l’insegnamento delle abilità sociali e un lavoro con la famiglia attraverso interventi psicoeducazionali sulla psicosi. Inoltre si prefiggono di accrescere la consapevolezza del paziente circa il suo disturbo e promuovere la compliance al trattamento farmacologico.

Il focus su questi elementi ha portato alla nascita della Recovery-Oriented Cognitive Therapy (CT-R): si tratta di un tipo di psicoterapia, sempre di stampo cognitivo-comportamentale, sviluppata appositamente per il trattamento di pazienti affetti da condizioni psicopatologiche gravi, e che deriva dalla Cognitive Behavioral Therapy for Psychosis (CBT-p). A differenza di questa, incentrata principalmente sulla riduzione dei sintomi per il contenimento dello stress e il miglioramento della qualità della vita, la CT-R è focalizzata sullo sviluppo dei punti di forza e della resilienza della persona, favorendo l’inserimento nella società, la gestione efficace della vita quotidiana e lo sviluppo di obiettivi di vita e aspirazioni.

Gruppi di supporto e riabilitazione psicosociale possono essere molto utili per favorire l’integrazione del paziente nella società e il recupero delle abilità quotidiane. Il paziente può trarre beneficio da interventi di sostegno sociale, che lo supportino nella vita lavorativa e nella gestione della vita quotidiana. La persona con la psicosi può trarre giovamento dal confronto con altri individui che abbiano affrontato esperienze simili.

Se la psicosi è scatenata da un trauma, la terapia del trauma o il trattamento psicoanalitico può essere utile.

Prognosi e Recupero

La prognosi dipende dalla causa sottostante e dalla tempestività del trattamento. Se diagnosticata precocemente e trattata adeguatamente, la psicosi può essere gestita efficacemente e il recupero può essere parziale o completo. Secondo dati forniti dal National Institute of Mental Health (NIMH) negli Stati Uniti, oltre l'80% delle persone diagnosticate con schizofrenia, dopo il primo episodio psicotico, può essere trattato con successo fino a raggiungere una remissione completa dei sintomi. Ciò significa che molte persone che soffrono di questi disturbi possono avere la possibilità di riprendere la propria vita e gli studi, trovare lavoro e ristabilire un adeguato adattamento nella vita familiare e sociale.

Tuttavia, senza un trattamento tempestivo, la psicosi può diventare cronica, con un impatto significativo sulla qualità della vita. In generale, i pazienti con psicosi devono essere monitorati a lungo termine per prevenire ricadute e gestire le complicazioni. Purtroppo, circa il 10% dei giovani pazienti con schizofrenia non riesce a ritrovare se stesso, non trova le risorse per proseguire la vita con la schizofrenia e si suicida poco dopo la diagnosi. Il suicidio rappresenta il fallimento estremo della comunicazione, quando l'individuo non riesce a trovare uno spazio né un linguaggio che gli consentano di ri-conoscersi.

Per guarire o perlomeno tornare ad una vita normale pur avendo altri episodi, è necessario un trattamento adeguato e una buona compliance del paziente. L'Istituto di Neuroscienze si impegna a offrire un approccio di cura orientato alla guarigione (recovery-oriented healthcare) per aiutare le persone a superare la psicosi e tornare a uno stile di vita appagante e soddisfacente.

Mappa concettuale che illustra il percorso di recupero nella psicosi, includendo trattamento, supporto e riabilitazione

Considerazioni Finali e Prospettive Future

Il termine “psicosi” fu introdotto nel XIX secolo con il significato di malattia mentale o follia. Attualmente con disturbo psicotico si intende un disturbo psichiatrico grave caratterizzato da un distacco dall’ambiente che lo circonda, da forti difficoltà ad iniziare delle attività e a provare sentimenti autentici nei confronti delle altre persone. La psicosi è un problema di salute mentale tale per cui la persona interessata perde ogni contatto con la realtà.

L'idea che il centro di ogni attività mentale risieda nel cervello è un concetto relativamente recente nella storia della scienza. Probabilmente ciò rappresenta anche uno dei molti motivi per cui i disturbi mentali ancora oggi non sono considerati "malattie normali". La psicopatologia classica definiva proprio l’impossibilità a immedesimarsi uno dei criteri diagnostici per la definizione di psicosi schizofrenica: per quanti sforzi faccia, l'interlocutore non è in grado di mettersi nei panni dello schizofrenico, contribuendo a rendere l'esperienza dell'altro incomprensibile.

L'obiettivo dell'Istituto di Neuroscienze del Prof. Stefano Pallanti è ridurre questa incomprensione e favorire una comunicazione efficace tra i pazienti schizofrenici, le loro famiglie e la società. Questi progressi dimostrano che raggiungere la guarigione è un obiettivo realizzabile anche nei disturbi psicotici e deve essere perseguito a tutti coloro che si occupano della cura di questi disturbi.

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