L'aumento esponenziale delle diagnosi di disturbi del neurosviluppo, in particolare dell'autismo e della dislessia, solleva interrogativi cruciali sulla validità di tali etichette e sul loro impatto sulla vita dei bambini e delle loro famiglie. La preoccupazione che una fase di difficoltà possa trasformarsi in una patologia, o peggio, in un'etichetta stigmatizzante e limitante, è al centro del dibattito, con esperti che mettono in guardia contro diagnosi affrettate e l'importanza di un approccio più olistico e attento alle potenzialità individuali.
L'Esplosione delle Neurodiagnosi: Un Fenomeno Preoccupante
Negli ultimi anni, si è assistito a un vero e proprio boom di diagnosi neurologiche, tra cui dislessia, discalculia, autismo e iperattività. Questa tendenza, se da un lato può riflettere una maggiore consapevolezza e capacità di identificazione di alcune condizioni, dall'altro suscita serie preoccupazioni per la frequenza con cui queste diagnosi sembrano essere formulate, a volte senza un fondamento solido. Michele Zappella, neuropsichiatra infantile con oltre cinquant'anni di esperienza, sottolinea come ogni settimana nel suo studio arrivino bambini con diagnosi di autismo e dislessia che, nella maggior parte dei casi, si rivelano errate. Questa "esplosione delle neurodiagnosi" può portare a una "nuova emarginazione, basata su diagnosi erronee di disabilità trasformate in etichette di “diversità” irrecuperabile".

Le indagini statistiche confermano questa tendenza. Secondo un'indagine Istat, negli ultimi 5 anni le diagnosi di dislessia nei bambini sono aumentate del 100%, passando da 94.000 a 188.000, mentre quelle di disgrafia sono schizzate del 192%. Questi numeri, sebbene possano indicare una maggiore attenzione verso i disturbi dell'apprendimento, impongono una riflessione critica sui metodi diagnostici e sulle possibili sovradiagnosi.
Dietro le Etichette: Genitori Fragili e Bisogni Inespressi
Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti, offre una prospettiva complementare, suggerendo che dietro l'aumento delle neurodiagnosi possano celarsi disturbi comportamentali di bambini inseriti in contesti familiari fragili. In queste situazioni, i genitori, eccessivamente coinvolti sul piano emotivo, potrebbero interpretare le difficoltà del figlio come un disturbo neurologico, piuttosto che come espressione di bisogni educativi o emotivi inespressi. "Il bambino che disturba non esiste più: esiste il bambino con un disturbo," osserva Novara, evidenziando come l'attenzione si sposti dal comportamento all'etichetta diagnostica.
Questa tendenza può portare a una medicalizzazione eccessiva di comportamenti che potrebbero essere gestiti attraverso un supporto educativo e relazionale adeguato. La preoccupazione è che un "periodo difficile rischia di trasformarsi in patologia. In etichetta." Questo processo può avere conseguenze profonde, creando un'immagine di sé e un destino predeterminato per il bambino, limitando le sue potenzialità e il suo percorso di crescita.
Il Disturbo dello Spettro Autistico: Una Diagnosi Complessa e in Evoluzione
La definizione stessa di autismo è stata oggetto di significative revisioni, in particolare con l'introduzione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione (DSM-5). Questo strumento diagnostico ha portato a una semplificazione e a una maggiore inclusività, unificando diverse categorie precedentemente distinte sotto l'ombrello dei "Disturbi dello Spettro Autistico" (DSA).
Criteri Diagnostici del DSM-5
Il DSM-5 definisce i Disturbi dello Spettro Autistico come un insieme di deficit persistenti nella comunicazione sociale e nell'interazione sociale, manifestati in molteplici contesti. Questi deficit includono:
- Deficit nella comunicazione sociale e nell'interazione sociale: Generalmente, vi è una risposta limitata ai tentativi di coinvolgimento sociale, una scarsa iniziativa nello scambio con gli altri, e una comunicazione verbale e non verbale assente, scarsa o incoerente. Le relazioni sociali possono non essere fonte di interesse, e il gioco sociale condiviso fin dall'infanzia è spesso assente, con preferenza per attività solitarie. La comprensione delle dinamiche sociali risulta macchinosa e non intuitiva.
- Pattern di comportamenti, interessi o attività ristretti, ripetitivi: Questo si manifesta attraverso stereotipie motorie (come battere le mani), comportamenti rituali (domande ripetitive, percorrere sempre la stessa strada), o interessi molto specifici e intensi (ad esempio, orari dei mezzi pubblici, date di nascita). Tali interessi particolari sono spesso fonte di piacere.
- Iper- o iporeattività agli stimoli sensoriali o interessi insoliti verso aspetti sensoriali dell'ambiente: Alcuni individui possono mostrare una forte avversione a stimoli sensoriali minimi, mentre altri possono apparire indifferenti a stimoli anche dolorosi.

È importante sottolineare che il DSM-5 specifica che i sintomi devono essere presenti nella prima infanzia (CRITERIO C), ma possono non manifestarsi pienamente prima che le esigenze sociali eccedano le capacità limitate. Inoltre, questi deficit non devono essere meglio spiegati da disabilità intellettiva o da ritardo globale dello sviluppo (CRITERIO E), sebbene la comorbidità tra disabilità intellettiva e DSA sia frequente.
La "Triade" Diventa "Diade"
Una delle novità più significative del DSM-5 è il passaggio dalla "triade sintomatologica" del DSM-IV-TR (Disturbo Autistico, Disturbo di Asperger e Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato) a una "diade". Il ritardo del linguaggio non è più un criterio necessario per la diagnosi di autismo, e la categoria diagnostica "Sindrome di Asperger" è stata eliminata, venendo inglobata nella macrocategoria dei Disturbi dello Spettro Autistico. Questo approccio mira a riconoscere l'ampia variabilità all'interno dello spettro, dove i deficit possono concentrarsi su diverse aree e presentarsi a livelli di gravità molto differenti.
Livelli di Gravità
Il DSM-5 classifica i Disturbi dello Spettro Autistico su tre livelli di gravità, basati sulla quantità e sul tipo di supporto necessario:
- Livello 1 (Richiede supporto): Deficit marcati nell'avviare interazioni sociali e nel rispondere agli altri. Difficoltà nell'affrontare il cambiamento, inflessibilità di comportamento e comportamenti ristretti/ripetitivi interferiscono con il funzionamento.
- Livello 2 (Richiede supporto significativo): Deficit marcati nell'interazione sociale verbale e non verbale. Difficoltà nell'affrontare il cambiamento, inflessibilità di comportamento e comportamenti ristretti/ripetitivi sono evidenti e interferiscono in modo marcato con il funzionamento.
- Livello 3 (Richiede supporto molto significativo): Gravi deficit nella comunicazione sociale verbale e non verbale, che portano a gravi compromissioni del funzionamento. Le difficoltà nell'affrontare il cambiamento, l'inflessibilità di comportamento e i comportamenti ristretti/ripetitivi ostacolano gravemente il funzionamento in tutti gli ambiti.
L'identificazione dei punti di forza e di debolezza di ogni individuo diventa quindi cruciale, poiché non possono essere raggruppati in precisi sottotipi, ma vanno approfonditi individualmente.
L’approccio DERBBI nella complessità dello spettro autistico
Oltre l'Etichetta: Valorizzare i Punti di Forza e le Potenzialità
La critica mossa da esperti come Zappella e Novara non mira a negare l'esistenza dei disturbi del neurosviluppo, ma a sollecitare un approccio diagnostico più cauto e una maggiore attenzione alle potenzialità individuali. L'esperienza di Temple Grandin, una delle voci più autorevoli nel campo dell'autismo, illustra vividamente questo concetto.
Grandin, una scienziata e autrice di fama mondiale, è stata diagnosticata con autismo in un'epoca in cui la comprensione di questa condizione era molto limitata. Nonostante le difficoltà sociali e le sfide incontrate durante l'infanzia, grazie al supporto di educatori e familiari attenti, ha potuto sviluppare i suoi talenti unici, diventando un punto di riferimento per la scienza animale e l'educazione all'autismo.
"Uno dei problemi che si riscontrano oggi è che affinché un bambino ottenga dei servizi speciali a scuola, deve avere per forza un’etichetta," afferma Grandin, evidenziando come la necessità di una diagnosi formale possa spingere verso un'eccessiva focalizzazione sui deficit. "Il problema con l’autismo è che hai uno spettro che va da Einstein a qualcuno senza linguaggio e con disabilità intellettiva."
Grandin sottolinea l'importanza di non focalizzarsi esclusivamente sui deficit, ma di potenziare i punti di forza: "I genitori sono così preoccupati per i deficit che non potenziano i punti di forza, invece quelle capacità potrebbero trasformarsi in un lavoro." Per le persone con autismo, i cui profili cognitivi sono spesso irregolari, è fondamentale essere flessibili e non ostacolare lo sviluppo di talenti unici, come quelli matematici o visivi.
Pensiero Visivo e Apprendimento
Grandin stessa, definita una "pensatrice visiva", spiega come la comprensione per lei avvenga attraverso la visualizzazione di concetti in immagini, creando una sorta di "programma di realtà virtuale" nel cervello. Questo approccio contrasta con i metodi tradizionali, come l'algebra, che si basano su concetti astratti e possono rappresentare un ostacolo per molte persone con disturbi dello spettro autistico, dislessia o altri problemi di apprendimento. L'idea che l'algebra sia la porta d'accesso a tutte le altre matematiche viene messa in discussione, suggerendo la necessità di esplorare percorsi alternativi che valorizzino le diverse modalità di apprendimento.

Strumenti Tecnologici per l'Inclusione e la Comunicazione
Parallelamente alla riflessione critica sulle diagnosi, si assiste a un crescente sviluppo di strumenti tecnologici volti a supportare le persone con autismo e altri disturbi del neurosviluppo, facilitando la comunicazione e l'apprendimento.
App e Software per la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)
Diverse applicazioni e software sono stati sviluppati per offrire un supporto concreto:
- App basate su pittogrammi: Sistemi come Niki Agenda e Niki Words utilizzano simboli visivi per creare programmi, rappresentare giornate e attività, e facilitare l'apprendimento di vocabolario e lettere. Questi strumenti sono ideali per persone con difficoltà comunicative e problemi di comportamento, offrendo un supporto grafico per la gestione delle routine e la comprensione delle attività.
- Comunicatori dinamici: Applicazioni come CAA Talker consentono di allineare immagini in sequenza logica per formare frasi, offrendo una voce a chi non può utilizzare la parola. Questi strumenti sono fondamentali per la comunicazione aumentativa e alternativa (CAA), permettendo lo sviluppo della comunicazione funzionale e dello scambio sociale.
- Software riabilitativi: Strumenti come il comunicatore dinamico di “Il mio primo vocabolario” sono pensati per lo sviluppo delle abilità comunicative e linguistiche, basandosi sulla tecnologia di predizione del linguaggio e sull'uso di pittogrammi per facilitare l'espressione dei bisogni.
Questi strumenti tecnologici rappresentano un valido supporto, non solo per i bambini, ma anche per adulti e famiglie, promuovendo l'autonomia e l'inclusione sociale. L'obiettivo è quello di offrire un mezzo alternativo di comunicazione a chi ne ha bisogno, superando le barriere linguistiche e facilitando l'interazione con l'ambiente circostante.

La Scuola e le Politiche di Sostegno: Una Sfida Continua
L'esperienza di Michele Zappella, che ha lottato per l'abolizione delle classi speciali e differenziali negli anni '60 e '70, sottolinea l'importanza di un sistema educativo inclusivo. La scuola, insieme agli operatori professionali e alle politiche di sostegno alla diversità, ha un ruolo cruciale nel prevenire la stigmatizzazione e nel promuovere un ambiente in cui ogni bambino possa fiorire.
Zappella invita genitori ed educatori ad "aprire gli occhi e a non cedere al fascino dell’etichetta", mentre sollecita i professionisti a mantenere "aggiornata la cultura specialistica, sperimentando nuove modalità di approccio ai bambini, che ne stimolino fantasia e creatività". L'obiettivo è quello di stimolare non solo le capacità cognitive, ma anche l'immaginazione e la creatività, elementi fondamentali per un percorso di crescita equilibrato e soddisfacente.
In un'epoca in cui le diagnosi di neurosviluppo sono sempre più diffuse, è imperativo adottare un approccio critico e consapevole, che vada oltre la semplice etichettatura. Valorizzare i punti di forza individuali, esplorare approcci educativi innovativi e sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia sono passi fondamentali per garantire che ogni bambino, indipendentemente dalle sue sfide, possa realizzare il proprio pieno potenziale e condurre una vita ricca e appagante. L'esclusione dei bambini "non conformi" non deve viaggiare sotto le mentite spoglie di un'integrazione apparente e ipocrita, ma deve essere attivamente contrastata attraverso una comprensione profonda, un supporto mirato e una celebrazione autentica della diversità.
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