Il percorso intellettuale e umano di Romano Màdera rappresenta un esempio affascinante di come diverse discipline e esperienze di vita possano convergere nella ricerca di una comprensione più profonda dell'esistenza e del sé. Nato a Cuasso al Piano, in provincia di Varese, il 25 gennaio 1948, Màdera ha attraversato fasi formative e militanti che hanno plasmato la sua visione del mondo, portandolo a diventare una figura autorevole nel panorama filosofico italiano contemporaneo, con un'influenza significativa nel campo della psicoanalisi e delle pratiche filosofiche.
Le Radici e la Formazione: Dall'Infanzia alla Militanza Politica
La crescita di Romano Màdera nei quartieri popolari di Malnate, un piccolo paese operaio del varesotto, negli anni Cinquanta, è segnata da un contesto familiare cattolico e piccolo-borghese. Ultimo di quattro figli, ha vissuto un'infanzia protetta, lontana dalle privazioni e dalle esperienze traumatiche della guerra che avevano segnato i suoi fratelli maggiori. Il modello sociale di riferimento era ancora quello patriarcale, con una forte impronta religiosa che, se da un lato presentava aspetti repressivi e sessuofobici, dall'altro alimentava un'intolleranza verso le ingiustizie.
Nonostante il padre fosse Direttore del Circolo Didattico e la madre insegnante, l'inserimento di Màdera nella realtà locale non fu immediatamente agevole. Le sue origini familiari, con un padre calabrese e una madre di Treviso, e il fatto che in casa si parlasse solo italiano per capirsi, lo distinguevano dai coetanei locali, figli di artigiani e operai. La pallacanestro, sport molto diffuso nella zona, divenne in seguito un importante veicolo di integrazione, aiutandolo a guadagnare la fiducia degli autoctoni.
Durante gli anni del liceo, Màdera entrò in contatto con la cultura secolarizzata europea, che fece nascere in lui i primi dubbi e lo spinse a mettere in discussione le sue credenze religiose. Alla ricerca di un cambiamento reale che la Chiesa non sembrava in grado di offrire, oscillò tra l'adesione a Gioventù Studentesca e una critica radicale della religione e dell'ideologia. L'incontro con Cesare Revelli, suo docente di filosofia e storia, cattolico e comunista luxemburghiano vicino a Lelio Basso, e la lettura dei lavori di Giulio Girardi sui rapporti tra cristianesimo e socialismo, furono determinanti. Màdera abbandonò un certo "quietismo religioso" per abbracciare la tensione trasformativa del mondo attraverso la pratica sociale e politica.
Il 1967 segnò il suo ingresso nell'università e la militanza nella sinistra extraparlamentare. Attraverso Valerio Crugnola, passò dal PSIUP al PCd'I e aderì al Movimento studentesco milanese. Nel 1969, con la disgregazione del PCd'I, Màdera fu tra i fondatori del Gruppo Gramsci, insieme a Giovanni Arrighi. Questo gruppo riuniva giovani intellettuali e operai accomunati dal rifiuto del populismo e dall'idea di far convergere diverse forme di antagonismo - comunismo, femminismo, liberazione sessuale e il nascente movimento omosessuale italiano - in una formazione culturale alternativa unitaria, espressa inizialmente attraverso la rivista quindicinale "Rosso".
Di fronte alla crisi generale della politica rivoluzionaria, nel 1975, dopo un ultimo infruttuoso tentativo di unione con gruppi di autonomia operaista, Màdera decise di abbandonare la militanza attiva. Per lui, questo significò il crollo di un intero modo di vivere e di pensare, un fallimento che percepì non solo come politico, ma anche come antropologico.
La Svolta Psicologica e l'Inizio della Vocazione Terapeutica
L'analisi di questa crisi personale e collettiva contribuì in modo sostanziale alla stesura del secondo volume di Màdera, "Dio il mondo" (1989), e fece emergere in lui una vocazione terapeutica. Dal 1979 in poi, per alcuni anni, il docente sperimentò con gli studenti che svolgevano la tesi con lui un "metodo di ricerca della motivazione". Questo approccio prevedeva il rinvio della scelta dell'argomento, dedicando mesi al dialogo su temi vitali e all'esplorazione delle immagini dei sogni.
Chiamato da Emanuele Severino a insegnare all'Università Ca' Foscari di Venezia, Màdera intraprese il training analitico presso l'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA). Parallelamente, insieme a un gruppo ristretto di amici, tra cui Carlo Enzo, le cui letture della Genesi e del Vangelo di Matteo ebbero una particolare influenza sul suo pensiero, avviò un esperimento di narrazione autobiografica. I partecipanti raccontavano la propria storia di vita con l'obiettivo di favorire il riconoscimento, l'empatia, l'offerta di prospettive alternative e una "sospensione autoanalitica dell'attacco all'altro".
Quando i partecipanti originali ebbero completato questo percorso, a partire dal 1995, un altro gruppo di persone si dedicò a questa pratica. Il gruppo, inizialmente definito informalmente "sincretico" o "dei sincretisti", assunse il nome di 'Compagnia di ognuno'. L'intento era quello di praticare una "comunicazione libera e solidale, inibita nel mondo del lavoro e spesso anche nell’intimità", considerandola un "esercizio difficile e prezioso" con l'ambizione di "trasformare ogni momento dell’esistenza in un riflessivo e perciò consapevole atto di autorealizzazione".

La Nascita delle Pratiche Filosofiche e la Comunità di Praticanti
Nel 1998, grazie al sodalizio intellettuale tra Màdera e Luigi Vero Tarca e all'incontro con il pensiero di Pierre Hadot - che presentava la filosofia antica come uno stile di vita caratterizzato dalla ricerca della saggezza, dalla tensione a concepire la propria singolarità nel contesto del cosmo e della comunità umana, dalla relativizzazione del proprio particolarismo egoico e dal desiderio di consapevolezza, verità e autenticità - nacque presso l'Università di Venezia il primo Seminario Aperto di Pratiche Filosofiche.
Nell'autunno del 2002 si tenne il primo ritiro di pratiche filosofiche, un appuntamento che sarebbe diventato annuale. Nell'estate del 2004, Màdera e Tarca ampliarono ulteriormente l'idea originaria, definendo le linee portanti di una vera e propria comunità di praticanti.
L'Attività Accademica e le Affiliazioni Professionali
Dal 2016, Romano Màdera ha cessato l'attività accademica, ma rimane una figura di spicco nel panorama filosofico italiano. Continua la sua attività come saggista, analista filosofo e psicoanalista di formazione junghiana. È membro dell'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA), dell'International Association for Analytical Psychology (IAAP), del Laboratorio Analitico delle Immagini (LAI, associazione per lo studio del gioco della sabbia nella pratica analitica) e fa parte della redazione della "Rivista di psicologia analitica".
La Compagnia di Spiritualità Laica (CSL) e la Proposta di una Spiritualità Laica
Nel 2022, da un'idea di Romano Màdera, è nata la Compagnia di Spiritualità Laica (CSL). Questo spazio condiviso, frutto del lavoro di un piccolo gruppo di volontari, mira a richiamare le persone a un impegno comune nella ricerca di senso, al di là delle diverse appartenenze e convinzioni teoriche, senza negarle o sminuirle. La CSL si configura come un gruppo sincretico, dove l'incontro rispettoso con le altre tradizioni e la reciproca conoscenza permettono a chi vi aderisce di proseguire nella coltivazione della propria via spirituale. La CSL accoglie chiunque sia alla ricerca di risposte alla domanda sul senso dell'esistenza.
Il reincantamento del mondo e la nuova libertà spirituale - Intervista a Romano Madera
L'Analista Filosofo e la Ricerca del Senso come Fattore Trasformativo
La pratica dell'analista filosofo, secondo la prospettiva di Màdera, si rivolge alle dimensioni "sane" della persona, mirando a una consapevole presa in cura dell'esistenza dell'analizzante. L'orientamento filosofico è inteso come ricerca di senso che, a differenza della filosofia come modo di vivere nell'antichità, parte dalla biografia storicamente, culturalmente e socialmente incarnata. L'aver cura dell'insieme della personalità e della vita dei gruppi è sempre stato il fulcro della vocazione della filosofia, riproposta come contenitore di diversi approcci e discipline delle scienze umane, dalla psicoanalisi alla pedagogia.
Il senso è concepito come il fattore trasformativo fondamentale. Questa prospettiva amplia notevolmente il concetto di salute e affida a ciascuna persona il diritto-dovere, come suggerito da Socrate, di mettere sotto esame la propria vita per evitare di agire in modo automatico e irriflesso.
Le Fasi della Vita e del Sapere secondo Màdera
Romano Màdera stesso ha delineato le fasi della sua vita e dei modelli di sapere e di esistenza che lo hanno caratterizzato:
- Il primo tempo (infanzia - 18 anni): L'aspirazione religiosa, inizialmente interrotta nel 1966 e poi ripresa a trent'anni. Mancava, al sentimento di accordo con la natura e alla fiducia nello spirito buono del destino, la forza dell'agire intelligente e la scelta efficace dei mezzi.
- Il tempo della politica (fino ai 27 anni, con riprese a 38): Compensò la mancanza di azione del periodo precedente. Tuttavia, alla volontà di scuotimento e creazione mancava il "respiro ampio e calmo, l'amore e la malinconia della terra e dell'eterno, la verità e la semplicità interiore".
- Il tempo psicologico (dai 29 anni): Si concentra sull'interiorità, ma manca l'"orizzonte affratellante, il passo comune e solidale, la possibilità di un sapere che si innalzi dalla vita". C'è il rischio che il sapere si disperda o si confini nel sapere disciplinare.
- Il tempo della conoscenza accademica: Sia come scolaro che come insegnante, Màdera descrive un conoscere "rattristato dall'esclusione dalla vita quotidiana, appeso a voci separate da sé, recitanti nel vuoto". Critica una filosofia che si smentisce nella ginnastica pseudologica e nella retorica dell'esistenza separata dalle biografie, dove il "realissimo sangue" della testimonianza interiore è escluso.
Da queste mancanze e sconfitte, Màdera si ripropone di esplorare, in un'unica via, "tutte le vie che mi hanno lasciato su un cammino interrotto". Questa è la via dell'esperienza di sé, della comprensione e del sincretismo biografico, che abbraccia la dimensione religiosa nel rispetto dell'altro, la politica nella comunicazione solidale, la psicologia nell'ascolto dei moti dell'anima, la filosofia nello slancio all'interrogazione e la dimensione poetica nel lasciar trasparire il mondo che invoca.

Opere e Contributi
Il pensiero di Romano Màdera si articola in numerose pubblicazioni, saggi e contributi che spaziano dalla psicoanalisi alla filosofia, con un focus costante sulla ricerca di senso e sulla pratica della cura di sé e del mondo. Tra le sue opere più significative si annoverano:
- "Dio il mondo" (1989)
- "L'animale visionario. Elogio del radicalismo" (1999)
- "La filosofia come stile di vita" (con L.V. Tarca, 2003)
- "Cura. Per sé e per il mondo" (con N. Racconti di racconti. Una conversazione)
- "Una spiritualità laica"
I suoi scritti spesso esplorano il legame tra la psicologia analitica junghiana, la filosofia antica e le sfide dell'esistenza contemporanea, proponendo un approccio integrato alla comprensione dell'individuo e della società. La sua opera "Per toccare lo spirito nel quotidiano" è un esempio emblematico di questa ricerca di significato nelle esperienze ordinarie della vita.
Il lavoro di Romano Màdera, intrecciando la sua biografia con una profonda riflessione teorica, offre un modello di come la ricerca intellettuale possa essere intrinsecamente legata alla trasformazione personale e alla costruzione di comunità orientate al benessere e alla comprensione reciproca.
tags: #dott #salvatore #ferraro #psichiatra
