La percezione comune dell'intelligenza, storicamente legata a un fattore unitario misurabile attraverso il Quoziente di Intelligenza (QI), ha a lungo generato un dibattito acceso riguardo alla relazione tra dislessia e intelligenza. Contrariamente a vecchie concezioni, è ormai ampiamente riconosciuto che la dislessia non è affatto sinonimo di deficit intellettivo. Anzi, la maggior parte dei bambini e ragazzi dislessici presenta un QI perfettamente nella norma, e in molti casi, questo è nettamente superiore alla media. Questa constatazione solleva un interrogativo fondamentale: perché, nonostante un'intelligenza potenzialmente elevata, questi alunni incontrano così tante difficoltà nel percorso scolastico tradizionale?
La Teoria delle Intelligenze Multiple e la Dislessia
Una delle chiavi di lettura per comprendere questa discrepanza risiede nella teoria delle intelligenze multiple, proposta da Howard Gardner. Questa teoria suggerisce che l'intelligenza non sia un costrutto monolitico, ma piuttosto un insieme di diverse capacità e abilità che possono coesistere in un individuo. Gardner ha identificato inizialmente otto tipi di intelligenza:
- Intelligenza Linguistica: La capacità di usare le parole in modo efficace, sia oralmente che per iscritto, per esprimere e comprendere significati complessi. Permette agli individui di "interpretare il mondo" e di pensarlo e comunicarlo attraverso le parole ed il linguaggio.
- Intelligenza Logico-Matematica: L'abilità di ragionare in modo logico, di risolvere problemi matematici e di analizzare situazioni in modo scientifico.
- Intelligenza Spaziale: La capacità di percepire il mondo visuo-spaziale in modo accurato e di trasformare tali percezioni, per poi ricreare aspetti della propria esperienza visiva, anche in assenza di stimoli fisici appropriati. Gli individui che sviluppano questa caratteristica pensano attraverso immagini visive e fanno elaborazioni su di esse, prediligendo le arti visive, senza alcuna difficoltà nel visualizzare oggetti da angoli e prospettive diverse.
- Intelligenza Corporeo-Cinestetica: L'abilità di usare il proprio corpo per esprimere idee e sentimenti e la facilità nel manipolare oggetti. Chi privilegia tale intelligenza deve fare esperienza, deve agire e ricorda prevalentemente quello che viene fatto.
- Intelligenza Musicale: La capacità di percepire, discriminare, trasformare ed esprimere forme musicali.
- Intelligenza Interpersonale: L'abilità di comprendere le altre persone, le loro motivazioni, intenzioni e desideri, e di interagire efficacemente con loro. È quello che comunemente si definisce l’abilità nel costruire relazioni con gli altri.
- Intelligenza Intrapersonale: L'abilità di comprendere se stessi, di avere un modello accurato di sé (inclusi i propri desideri, paure e capacità) e di usare questa conoscenza per regolare la propria vita. Questa caratteristica è sviluppata in chi riflette sui propri sentimenti, umori e stati mentali e implica la capacità di classificare e suddividere i propri sentimenti.
- Intelligenza Naturalistica: L'abilità di riconoscere, classificare e comprendere elementi dell'ambiente naturale, come piante e animali.
Sebbene la teoria delle intelligenze multiple non sia stata universalmente accettata in toto all'interno del mondo accademico, e siano ancora in corso molte discussioni su di essa, ha tuttavia avuto moltissimi riscontri positivi in ambito educativo e scolastico. Il problema emerge quando, come purtroppo accade ancora oggi nella scuola italiana, viene adottato preminentemente un metodo che valorizza in modo quasi esclusivo le forme di intelligenza logico-matematica e linguistica. In questo modo, l'attività in classe coinvolgerà pienamente solo le intelligenze più sviluppate di ciascun alunno, lasciando in ombra e spesso non riconosciute quelle che potrebbero essere le loro aree di eccellenza.

La Doppia Eccezionalità (Twice Exceptional - 2e)
Nel mondo dell'educazione e della psicologia dello sviluppo, emerge un concetto cruciale per comprendere la dislessia e l'alto potenziale cognitivo: la "doppia eccezionalità" (in inglese, twice exceptional o 2e). Questo termine si riferisce a quei bambini e ragazzi che presentano un alto potenziale cognitivo, ma allo stesso tempo convivono con una o più fragilità evolutive, come disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), difficoltà di autoregolazione, o tratti neurodivergenti.
Un bambino 2e può essere brillante in un'area - ad esempio, mostrare un pensiero logico fuori dal comune o una creatività eccezionale - ma al tempo stesso avere una dislessia, un disturbo dell'attenzione (ADHD), oppure un'ansia invalidante. Il profilo 2e è intrinsecamente asimmetrico, dinamico e sfida ogni semplificazione diagnostica. La psicologia dello sviluppo oggi riconosce che talento e neurodivergenza non si escludono a vicenda, ma anzi spesso coesistono, arricchendo la complessità dell'individuo.
I bambini con doppia eccezionalità spesso vivono a scuola le maggiori fatiche. Un bambino 2e può essere eccellente nei compiti orali, dimostrando una fluidità verbale notevole, ma al contempo avere enormi difficoltà nello scrivere con chiarezza, nell'organizzare il proprio pensiero per la produzione scritta, o nel rispettare le scadenze per la consegna dei compiti. La scuola ha un ruolo cruciale nel riconoscere, accogliere e valorizzare i bambini a doppia eccezionalità, adattando i propri metodi didattici per rispondere alle loro esigenze uniche. Nel modello Education to Talent promosso da GATE Italy, la doppia eccezionalità viene accolta e valorizzata attraverso un approccio etico e sistemico, che non parte dalla diagnosi, ma dalla persona e dal suo potenziale. Il talento non è mai lineare e le fragilità non sono un errore da correggere, ma aspetti da comprendere e supportare.
La Dislessia: Una Sfida Spécifica, Non un Limite Intellettivo
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), che includono dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Questa è una distinzione fondamentale, sancita anche da normative come il CC-ISS (2011). Tali disturbi non sono riconducibili a un ritardo cognitivo, a difficoltà emotive, o ad altre problematiche che possano compromettere le capacità di apprendimento e il rendimento scolastico del bambino.
La dislessia, in particolare, è caratterizzata da una difficoltà nell'automatizzazione della lettura, che incide sulla fluidità, sulla correttezza e sulla comprensione del testo. Tuttavia, questa difficoltà non intacca la capacità di ragionamento, di problem-solving, la creatività o altre forme di intelligenza. Anzi, come accennato, molti dislessici eccellono in aree che richiedono pensiero visuo-spaziale, creatività e capacità di astrazione.
La Misurazione del QI e le Sue Limitazioni nel Contesto DSA
Il Quoziente di Intelligenza (QI) è tradizionalmente misurato attraverso test standardizzati. Esistono test monocomponenziali, che forniscono una descrizione del funzionamento intellettivo attraverso prove senza mediazione linguistica, e test multicomponenziali, che offrono una descrizione del funzionamento intellettivo verbale e non verbale. Le Scale Wechsler, ad esempio, sono considerate tra gli strumenti più completi per l'indagine cognitiva nei soggetti con sospetto DSA, poiché valutano diverse aree, tra cui il ragionamento visuo-percettivo. Quest'ultimo, in particolare, valuta la capacità di esaminare un problema, sfruttare abilità visuo-motorie e visuo-spaziali, organizzare i pensieri, creare soluzioni e verificarle.
Tuttavia, la misurazione del QI può presentare delle criticità nel contesto della dislessia. La discrepanza tra le diverse aree di abilità, tipica dei profili 2e, spesso fa sì che il dato del QI globale non sia interpretabile in modo univoco. Esso diventa una sorta di media tra punteggi molto diversi tra loro, non indicativo di un funzionamento omogeneo. Seppur con un'ottima intelligenza in alcune aree, spesso sopra la media, nei referti dei test effettuati sui bambini o ragazzi DSA, difficilmente si troverà un QI globale che rifletta pienamente il loro potenziale cognitivo in tutte le sue sfaccettature.
Il QI, infatti, secondo David Wechsler, ideatore e sviluppatore del test, è una "capacità globale che fa riferimento al modo in cui l'individuo comprende e affronta la vita quotidiana". Questa definizione sottolinea l'importanza di considerare l'intelligenza nella sua globalità e nella sua applicazione pratica, piuttosto che limitarsi a un singolo punteggio numerico.
L'Effetto Pigmalione e le Aspettative Educative
Un altro aspetto fondamentale da considerare è l'Effetto Pigmalione, noto anche come Effetto Rosenthal. Questo fenomeno psicologico dimostra come le aspettative di un individuo (in questo caso, insegnanti o genitori) riguardo alle prestazioni di un altro possano influenzare concretamente tali prestazioni. Il mito di Pigmalione, lo scultore che si innamorò della sua statua così perfetta da prender vita, è metafora di come una forte convinzione possa plasmare la realtà.
Ricercatori americani hanno condotto esperimenti in cui hanno comunicato agli insegnanti che alcuni studenti, scelti casualmente, erano particolarmente dotati. Gli insegnanti, credendo in questa informazione, hanno inconsciamente fornito a questi studenti maggiori attenzioni, stimoli e feedback positivi. Il risultato? Globalmente, questi bambini hanno fatto più progressi rispetto agli altri, e gli insegnanti erano certi che il loro sviluppo cognitivo fosse progredito in misura significativamente maggiore. Questa differenza, ovviamente, esisteva soltanto nella mente degli insegnanti, ma ha avuto un impatto reale sul rendimento degli studenti.
Purtroppo, lo stesso risultato si può ottenere anche in negativo. Se i genitori o gli insegnanti pensano che un bambino dislessico "non sia portato per lo studio" o che "sia meglio scegliere una scuola facile per lui", queste aspettative negative possono diventare una profezia che si autoavvera. Il bambino, internalizzando queste credenze, potrebbe smettere di impegnarsi, convinto della propria inadeguatezza. È essenziale evitare di confondere l'intelligenza con il QI e di etichettare i bambini in base a difficoltà momentanee, piuttosto che concentrarsi sui loro punti di forza e sul loro potenziale.

Il Caso di Lorenzo: Un Esempio Concreto di Doppia Eccezionalità
La storia di Lorenzo, raccontata dalla sua famiglia, offre un vivido esempio delle sfide e delle potenzialità associate alla doppia eccezionalità. Fin da piccolo, Lorenzo ha mostrato precocità cognitive notevoli: ha iniziato a parlare precocemente, dimostrando una notevole capacità di memorizzare nomi di animali, caratteristiche biologiche (come i dinosauri, in italiano e in inglese) e personaggi di storie. La sua curiosità era insaziabile, il suo pensiero visivo si manifestava in disegni con una sorprendente ricerca di movimento e profondità per la sua età.
Il contrasto è emerso con l'ingresso nella scuola primaria italiana, caratterizzata da un metodo tradizionale, basato sulla ripetitività e sull'omologazione. Lorenzo, annoiato, poco partecipe, si stancava facilmente, si distraeva, faticava a organizzare il materiale e a gestire il tempo. Manifestava lentezza nella lettura e difficoltà nel memorizzare poesie, tabelline e regole. A casa, però, Lorenzo rimaneva il bambino allegro, curioso, con interessi autonomi e a volte "ossessivi" che coinvolgevano tutta la famiglia.
Dopo la diagnosi di dislessia, e nonostante la comprensione delle difficoltà legate a questo disturbo, la famiglia continuava a interrogarsi sulla discrepanza tra le sue potenzialità evidenti e le sue performance scolastiche. Il QI superiore alla norma emerso dai test per la dislessia alimentava questo dubbio: come poteva un bambino capace di memorizzare oltre 200 dinosauri non riuscire a imparare la tabellina del 4?
La svolta è arrivata con una valutazione approfondita per la plusdotazione cognitiva. I risultati hanno finalmente spiegato una serie di comportamenti e difficoltà che prima erano solo intuibili. La consapevolezza acquisita, anche attraverso il confronto con altre famiglie di bambini plusdotati, ha permesso ai genitori di cambiare radicalmente approccio. Hanno iniziato a studiare, a leggere, a partecipare a convegni, a cercare strumenti compensativi più adatti. Hanno integrato l'apprendimento con video, documentari, giochi di ruolo, immagini, disegni, musica e ballo. Soprattutto, hanno modificato l'approccio familiare alla scuola, considerandola una parte importante ma non l'unica della vita del bambino. Questo cambio di prospettiva ha portato a una diminuzione dell'ansia, dei mal di testa e a un miglioramento sensibile del rendimento nelle materie che Lorenzo prediligeva.
Anche in questo caso, l'ambiente scolastico iniziale ha rappresentato una sfida. L'informazione sulla plusdotazione di Lorenzo è stata accolta con reazioni ostili. Tuttavia, grazie alla perseveranza della famiglia e all'incontro con figure professionali "illuminate", come un giovane professore di italiano, Lorenzo ha iniziato a scoprire che i libri potevano essere alleati e non nemici. L'iscrizione a corsi extrascolastici, come il corso preparatorio per la certificazione B1 Preliminary di inglese, frequentato con ragazzi di due anni più grandi, gli ha permesso di confrontarsi con un livello di preparazione superiore e di trovare stimolante la sfida.
Il Ruolo Cruciale della Scuola e della Famiglia
La storia di Lorenzo sottolinea il ruolo cruciale che la scuola e la famiglia giocano nel riconoscere e valorizzare i bambini con doppia eccezionalità. Spesso, l'iniziativa parte dai genitori, che, a volte su consiglio delle insegnanti, si muovono per accertare le effettive qualità del bambino. Altre volte, sono le difficoltà manifestate dal figlio (disinteresse, iperattività, problemi di apprendimento) a spingere i genitori a cercare un chiarimento, che può svelare, in secondo luogo, spiccate qualità sul piano cognitivo.
Un bambino brillante o plusdotato dimostra generalmente una spiccata curiosità, una grande memoria, ottime capacità di apprendimento e precocità. Tuttavia, i profili non sono tutti uguali. Dotazioni cognitive eccezionali possono coesistere con disturbi di apprendimento o altri disturbi specifici. La plusdotazione, di per sé, non porta ad effetti negativi sull'adattamento o sulla personalità; è una caratteristica, non un disturbo. Laddove le strategie educative e di supporto non vengono applicate, si può osservare un incremento del disagio scolastico, che si manifesta con oppositività, iperattività, somatizzazioni o semplicemente noia.
La sinergia tra dotazione biologica, genetica e stimolazione ambientale è riconosciuta dagli studiosi come fondamentale per lo sviluppo del potenziale individuale. Studi scientifici e l'esperienza sul campo dimostrano l'importanza di offrire al bambino, fin dai primi mesi di vita, stimoli cognitivi ed emotivi adeguati, ma anche conoscenze più specifiche. Giocare con i suoni delle parole, introdurre elementi di conteggio, il riconoscimento di forme, colori, animali e concetti topologici, sono tutte attività che nutrono la mente in crescita.
In conclusione, il legame tra dislessia e QI alto è una realtà complessa che richiede un cambio di prospettiva. Non si tratta di "dislessia e intelligenza" come concetti separati, ma di comprendere come un alto potenziale intellettivo possa coesistere con specifiche difficoltà di apprendimento, creando profili di doppia eccezionalità che necessitano di un riconoscimento e di un supporto mirato. La scuola e la famiglia, lavorando in sinergia, possono trasformare quelle che appaiono come difficoltà in opportunità di crescita e valorizzazione del potenziale unico di ogni bambino.
Plusdotazione e doppia eccezionalità
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