Giacomo Contri: Eredità di un Pensiero Complesso tra Lacan, Freud e la "Civiltà dell'Appuntamento"

La scomparsa di Giacomo Contri, avvenuta lo scorso 21 gennaio a Milano, segna la perdita di una figura di spicco nel panorama della psicoanalisi italiana. Contri, classe 1941, era noto per la sua originalità di pensiero, espressa anche in interviste che spaziavano dalla politica al potere, fino alla figura del Papa. Il suo approccio, profondo e talvolta complesso per un’epoca dominata dalla velocità e dalla brevità dei social network, invitava a una riflessione più articolata sulla natura umana e sulle relazioni.

Studio di uno psicoanalista pieno di libri

La sua casa milanese, descritta come un rifugio intellettuale, ospitò nel luglio del 2016 una delle interviste più significative, in cui Contri ricevette il giornalista nel suo studio. L'ambiente, descritto come ingombro di libri e dominato da un divano che evocava la sinuosità e la robustezza di quelli freudiani, rifletteva la profondità del suo pensiero. Accolto con un sorriso sottile, Contri, con la sua impeccabile eleganza estiva - camicia di seta verde e pantaloni in tinta - e il suo sguardo penetrante incorniciato da occhiali dalla montatura leggera, si rivelò un interlocutore lucido e penetrante.

Il Pensiero Economico-Giuridico e la "Civiltà dell'Appuntamento"

Per Contri, ogni aspetto della realtà, inclusa l'arida politica e il gioco di potere, era riconducibile all'essenza del "pensare" o del "malpensare". Il suo approccio intellettuale era intrinsecamente economico e giuridico, una lente attraverso cui interpretava ogni tipo di relazione. Definiva queste interazioni "appuntamenti", dando vita al concetto di "civiltà dell'appuntamento". Questa espressione descriveva una condizione psichica sana, fondata sull'incontro e sullo scambio reciproco tra individui che si percepiscono come partner, capaci di concludere affari e trarne un profitto reciproco, non solo economico.

Nel 2018, Contri dichiarò a Giampaolo Cerri per "L'Espresso": «La prima costituzione che l’uomo ha come legge, se ce l’ha, è la possibilità di produrre ricchezza per mezzo di un partner, attraverso quello che Freud chiama “principio di piacere”». Questa visione trovava eco nel titolo perfetto che il direttore di ItaliaOggi, Pierluigi Magnaschi, diede a una delle sue interviste: "Il povero è colui che non ha soci". Contri stesso spiegava la sua concezione di potere e libertà, legandola indissolubilmente alla presenza di un partner, un socio. «Il mio potere e la mia libertà ci sono e continuano quando ho un partner, un socio, nel senso proprio di una società di affari. Il terrorista - riferendosi ai giorni successivi all'attentato di Nizza - non ha partner, compagni, tutt’al più camerati. È col partner che prosegue la mia libertà, che ha occasione di essere la mia libertà o il mio potere».

Illustrazione del principio di piacere freudiano

L'Eredità Lacaniana e il Ritorno a Freud

Giacomo Contri è stato una figura chiave nell'introduzione e nella traduzione in Italia del pensiero di Jacques Lacan. Curò per Einaudi la pubblicazione di "Les Ecrits" e fu allievo di Lacan a Parigi, dove intraprese anche un percorso analitico con lui. Durante il suo soggiorno nella capitale francese, frequentò l'Ecole pratique des hautes études, entrando in contatto con figure di spicco come Roger Bastide, Roland Barthes e Claude Lefort. Lacan stesso considerava Contri parte di un "tripode" di suoi discepoli italiani, insieme a Muriel Drazien e Armando Verdiglione.

Nonostante il profondo legame con Lacan, Contri sentì il bisogno di ritornare a Freud, con il cui pensiero lavorò incessantemente fino agli ultimi giorni di vita. Rispondendo ad Antonio Gnoli di "Repubblica", che gli chiedeva se intendesse "liberarsi" di Lacan, Contri descrisse l'intelligenza del maestro francese come "la più spericolata nella quale mi sono imbattuto", paragonando l'esperienza a un viaggio su una "nave pirata".

L'Assenza di Risonanza Culturale e i Ricordi Affettuosi

Sorprende la relativa assenza di un'eco significativa nelle pagine culturali italiane alla notizia della sua scomparsa. Un vuoto che contrasta con la statura intellettuale di Contri. Eccezioni degne di nota sono un articolo sul sito di "Repubblica" di Luigi Ballerini, suo allievo, e il ricordo commosso di Massimo Borghesi su "Avvenire", un vecchio amico.

La vita e gli studi di Jacques Lacan, Psicologia

La Catalogazione Cattolica e l'Influenza di Don Giussani

Negli ultimi trent'anni della sua vita, Contri è stato spesso etichettato come cattolico, e in particolare come ciellino, a causa di una sua antica e mai rinnegata amicizia con don Luigi Giussani. Contri stesso descriveva Giussani come un "fulmine a ciel sereno" nella "piattezza abitudinaria" del suo credo, capace di parlare di Gesù come di un "fatto". Questa relazione evidenzia la complessità e la poliedricità del suo pensiero, capace di dialogare con la fede senza rinunciare alla rigorosa indagine psicoanalitica.

Il "Balbett-ìo" Lacaniano e il Posto dell'Impossibile

La trasmissione di un'eredità intellettuale alle nuove generazioni, secondo Contri, passava per ciò che Lacan definì il "balbett-ìo" - un concetto emerso in interventi a Lille e in "Le Malentendu". Questo "balbett-ìo" preserva lo spazio dell'impossibile, e quindi del reale, contrapponendosi al discorso del padrone che mira a uniformare e omologare. La "Scuola", per Contri, è tale solo se vi si insegna qualcosa che "si mette di traverso", un elemento di disordine creativo che sostiene il movimento. Questo "mettersi di traverso" è paragonabile alla casella vuota nel gioco del quindici, rappresentando la collocazione dell'impossibile a livello strutturale e singolare.

L'Evoluzione dell'Impossibile: dal '68 all'Attualità

La riflessione si sposta sull'evoluzione del concetto di "impossibile" nel corso del tempo. Se nel 1974, all'epoca dei movimenti del '68, l'impossibile era filtrato da una moralità o un moralismo, e le figure di autorità patriarcale costituivano uno sbarramento significativo, oggi la situazione è mutata. L'Italia democristiana e la seconda ondata femminista segnavano un contesto in cui l'impossibile era legato a una lotta contro le strutture di potere consolidate.

Oggi, l'impossibile si manifesta in modo diverso. La difficoltà non risiede tanto nella liberazione, quanto nel ritrovare ruoli interpretativi nella relazione tra i sessi, un problema evidenziato dalla crescente cronaca dei femminicidi. Il binomio moralismo/moralità degli anni '70 ha lasciato il posto a una "morale sadiana", e le barriere si sono infrante, come si evince dalla frase "Io sono ciò che dico".

L'impossibile del "non c'è rapporto sessuale", concetto cardine in Lacan, oggi ci porta a considerare una difficoltà nel "maneggiamento dei sembianti". Questa fragilità fa vacillare la "commedia" tra i sessi, aprendo la strada alla "tragedia". L'epoca attuale è caratterizzata dall'angoscia, un sentimento che Lacan riprende in "La terza" in relazione al sintomo, al corpo e alla parola d'amore.

Gadget, Amore e la Resistenza della Psicoanalisi

La domanda sorge spontanea: la supplenza dell'amore all'assenza di rapporto sessuale è sempre più sopraffatta dal "gadget"? Questi oggetti, anziché fungere da tappo o velo all'impossibile, non sostengono più il movimento nel soggetto contemporaneo, esponendolo a cadute violente? Siamo forse animati dai gadget, come Lacan aveva indicato nel suo terzo passaggio romano?

Il movimento di un'analisi, tradizionalmente, parte dalla tragedia per virare alla commedia, come nella grande commedia umana descritta da Balzac, dove il denaro emerge come unica sostanza solida sotto le parvenze. I gadget, nati con il consumismo degli anni '50 e '60, hanno occupato uno spazio considerevole. Tuttavia, essi sono oggetti transferali piegati dalla logica capitalista alla quantificazione del prezzo e immessi nel circuito del valore di scambio.

L'amore, al contrario, rappresenta l'elezione dell'inestimabile. La storia di Angelica, corteggiata da potenti ma innamorata di un umile fante, simboleggia come l'amore si nutra della mancanza, della vulnerabilità. Lacan sosteneva che il capitalismo non lascia spazio all'amore, poiché in un sistema dove tutto è scambiabile e saturo di oggetti, non vi è posto per la mancanza che l'amore presuppone. L'amore è, per sua essenza, povero.

Pur non essendo in gioco l'estinzione dell'amore, esso si trova "sotto scacco" a causa della logica capitalista che non ammette la mancanza. In questo panorama "alla deriva", la psicoanalisi offre un'esperienza di resistenza, un'analisi che "si mette di traverso", aprendo a ciò che di più inedito e singolare un soggetto può trovare.

Illustrazione concettuale della

L'Amore come Fattore di Esistenza dell'Inconscio

Jean-Alain Miller, riprendendo il Seminario XXI di Lacan in "Una fantasia", suggerisce che ciò che fa "ex-sistere" l'inconscio come sapere è l'amore, grazie a un atto di fiducia singolare nell'operazione analitica stessa. Questa potrebbe essere la scommessa della psicoanalisi nell'epoca dei nuovi gadget: saper leggere in modo nuovo i testi di Lacan per rinnovarsi all'attualità, seguendo il suo invito: "Fate come me, non imitatemi".

Il terzo passaggio di Lacan in Italia nel 1974 risuona con la terza partenza del movimento lacaniano nel paese. Dopo un primo tentativo negli anni '70 con il "tripode" (fallito), seguito da un secondo negli anni '80 con l'"intercartelli" (impantanato), fu negli anni '90 con il GISEP che si ottenne un successo duraturo.

Il Fallimento delle Neuroscienze e la Persistenza della Psicoanalisi

Gli anni Novanta, definiti la "decade del cervello", videro la crescita delle neuroscienze e l'idea che la meccanica neurale potesse risolvere tutti i disturbi mentali, assorbendo la psicoanalisi. Tuttavia, questo decennio si rivelò un fallimento. La psicoanalisi è rimasta e si è rivelata più necessaria che mai. Il progetto di risolvere tutto attraverso la neurobiologia è fallito perché l'amore non dipende dall'ossitocina.

Nella frase "ciò che fa ex-sistere l'inconscio è l'amore", l'accento va posto sul trattino. Non si può dire "ciò che fa esistere" perché l'inconscio non esiste in senso ontologico, ma "sussiste" in un non-luogo, come effetto di una scelta. Poiché la scelta, come dimostrato da Alonzo Church e Alan Turing, non ha una soluzione algoritmica, essa elegge ciò che ama. L'insondabile decisione dell'essere non è mossa da un calcolo, ma dall'amore. Questo rappresenta anche il margine invalicabile dell'intelligenza artificiale, che opera su calcoli probabilistici. L'amore, invece, si rivolge al raro, all'unico, all'estremamente improbabile.

Il "Tripode" Lacaniano e le Vicende Italiane

Il 14 aprile, in occasione di un convegno a Milano sulla formazione degli analisti, si è appresa la notizia della scomparsa di Muriel Drazien. La sua vicenda in Italia, a Roma, iniziò nel 1974 con la celebre "Lettera agli italiani" inviata da Lacan a tre suoi allievi: Contri, Drazien e Verdiglione. Sebbene quel progetto sia fallito, con i tre che non lavorarono mai insieme, Muriel Drazien rimase fedele a Lacan e alla sua proposta.

Giunta in Italia da poco, Drazien aveva già organizzato il primo e unico convegno dell'Ecole Freudienne a Roma. La sua dedizione alla psicoanalisi lacaniana, alla clinica, alla formazione degli analisti e alla ricerca sulle psicosi ha caratterizzato la sua vita per circa 43 anni a Roma, affrontando ostacoli e difficoltà tipiche di chi opera come psicoanalista-fondatore, al centro di complessi transfer.

Ritratto di Jacques Lacan

La Controversia sulla Datazione della "Lettera agli Italiani"

Una nota di controversia emerge riguardo alla datazione della "Lettera agli Italiani". Jean-Alain Miller avrebbe alterato la data del 1974, riportata da Contri, Drazien e Verdiglione, al 1973. Questa discrepanza, evidenziata da incroci testuali, solleva interrogativi sulla possibile intenzione dietro questa falsificazione. Miller, in "Autres écrits", aggiunge ulteriori elementi, presentando il testo come inedito e pubblicato postumo in "Ornicar?", quando in realtà Contri lo pubblicò nel 1978 e Verdiglione nel 1981, con Lacan ancora in vita. La citazione della "Nota" in "Ornicar?" sembra voler cancellare le tracce del testo originale, operando una ripetizione e una negazione dell'evento.

Catherine Millot, compagna e analizzanda di Lacan negli ultimi dieci anni della sua vita, nel suo libro "Vita con Lacan", descrive come Lacan fosse più interessato a testare la potenza operativa del suo "nodo borromeo" che a dirigere uomini. Questa prospettiva getta luce sulla complessità delle relazioni e delle interpretazioni che circondano l'eredità di figure così influenti. La vicenda milanese, e più ampiamente italiana, legata al "tripode" lacaniano, rappresenta un capitolo affascinante e complesso della storia della psicoanalisi, segnato da genio, controversie e un'eredità intellettuale che continua a stimolare il dibattito.

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