Il Congresso di Vienna, tenutosi presso il castello di Schönbrunn nell'omonima città, allora capitale dell'Impero austriaco, dal 1° novembre 1814 al 9 giugno 1815, rappresenta un momento cruciale nella storia europea. Fu una conferenza in cui i rappresentanti delle maggiori potenze europee si riunirono con l'obiettivo primario di ristabilire l'influenza sull'Europa e ripristinare l'ordine dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione Francese e dalle guerre napoleoniche. Questo evento segna l'inizio dell'età della Restaurazione, un periodo caratterizzato da un nuovo approccio alla diplomazia e dalla ridefinizione degli equilibri politici del continente.

Le Potenze Protagoniste e gli Obiettivi del Congresso
Le potenze vincitrici su Napoleone - Austria, Regno Unito, Prussia e Russia - giocarono un ruolo di primo piano nel Congresso. Dopo la sconfitta di Napoleone, queste nazioni si assunsero il compito di dare un nuovo, stabile assetto all'Europa. L'idea alla base del Congresso era rivoluzionaria per l'epoca: per la prima volta, gli Stati europei decisero che il modo più efficace per porre fine a un conflitto fosse riunire tutte le nazioni interessate e discutere una soluzione valida per tutti. Questa concezione di diplomazia multilaterale è un'eredità duratura del Congresso, un'idea che è sopravvissuta fino ai giorni nostri e che ha profondamente influenzato la cultura della gestione delle questioni internazionali.
L'Austria, rappresentata dal Principe Klemens von Metternich, ministro degli Esteri, e dal suo delegato Barone Wessenberg, ebbe un ruolo di anfitrione, sotto la guida dell'Imperatore Francesco I d'Asburgo-Lorena. Il Regno Unito vide la partecipazione del Visconte Castlereagh, ministro degli Esteri, un nobile irlandese con istruzioni di poter utilizzare i territori inglesi extraeuropei come pedine di scambio per ottenere vantaggi sul continente. Successivamente, il Duca di Wellington assunse la rappresentanza britannica, e nelle ultime settimane, il Conte di Clancarty. La Russia fu rappresentata dal suo ministro degli Esteri, il conte Karl Vasil'evič Nessel'rode, ma lo Zar Alessandro I partecipò attivamente e personalmente alle discussioni.

Il Principio di Legittimità e la Restaurazione dei Sovrani
Un principio cardine del Congresso di Vienna fu quello di legittimità, abilmente sostenuto dalla Francia attraverso il suo ministro degli Esteri, Charles Maurice de Talleyrand-Perigord. Questo principio mirava a restaurare sui loro troni i sovrani illegittimamente spodestati da Napoleone. Ne fu un esempio lampante la Francia post-rivoluzionaria, dove venne nominato sovrano il fratello minore del re Luigi XVI ghigliottinato, Luigi XVIII, considerato il legittimo successore di Luigi XVII. In questo modo, si ripristinava la monarchia, sebbene in forma di monarchia costituzionale, definita "ottriata", ovvero concessa per volontà sovrana.
Questo principio di legittimità influenzò profondamente la ridefinizione territoriale. Ad esempio, il Regno di Sardegna, governato dai Savoia, riottenne il Piemonte e la Savoia e fu ingrandito con i territori della Repubblica di Genova, trasformata in Ducato di Genova, nonostante le proteste dei delegati genovesi. Nel resto del nord Italia, sotto il controllo dell'Austria, venne costituito il Regno Lombardo-Veneto, comprendente i territori di terraferma della Repubblica di Venezia (anch'essa non ricostituita), del Veneto, del Friuli e della Lombardia orientale. Alla stessa entità fu annessa la Valtellina, che aveva opposto resistenza alle richieste svizzere di ritorno al Canton Grigioni o di unione alla Confederazione.
Nel Sud Italia, Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e maresciallo francese, fu inizialmente autorizzato a mantenere il Regno di Napoli. Tuttavia, a seguito del suo sostegno a Napoleone durante i "Cento Giorni", fu deposto e la corona fu riconsegnata a Ferdinando IV di Borbone.

La Ridefinizione Territoriale dell'Europa
Il Congresso di Vienna fu teatro di un'intensa attività diplomatica volta a ridisegnare la mappa dell'Europa. Le discussioni riguardarono molteplici questioni territoriali, con la sola eccezione delle perdite territoriali a danno della Francia, che non furono oggetto di dibattito. Uno dei risultati più significativi fu il consolidamento della Germania. Il Sacro Romano Impero, composto da quasi 300 stati, venne sciolto nel 1806 e sostituito da un sistema molto più gestibile di trentanove stati, gettando le basi per la futura Confederazione Germanica.
La questione della Polonia si rivelò uno degli aspetti più controversi. Lo zar Alessandro I presentò un piano per la creazione di una Polonia indipendente, satellite della corona russa. Questo progetto incontrò una forte opposizione dalle altre potenze, portando a un accordo che prevedeva la spartizione della Polonia. La Russia ottenne la maggior parte del Ducato napoleonico di Varsavia, che divenne il Regno di Polonia (la cosiddetta Polonia del Congresso), ma non ricevette il distretto di Poznań, che fu assegnato alla Prussia, né Cracovia, che rimase una città libera. In cambio, la Prussia ricevette quasi tutta la Sassonia, il cui re era considerato abdicante per non aver abbandonato Napoleone con sufficiente celerità.
La Gran Bretagna emerse come la potenza maggiormente interessata all'equilibrio europeo. Oltre ai suoi interessi continentali, si rafforzò acquisendo ex colonie francesi nelle Indie Occidentali, nonché territori appartenenti a stati precedentemente alleati della Francia. Un esempio significativo fu l'acquisizione del Sudafrica e del Capo di Buona Speranza dai Paesi Bassi.
Furono creati anche altri stati cuscinetto e riorganizzazioni territoriali per garantire stabilità. Il Granducato di Lussemburgo fu creato come compensazione per il re Guglielmo I dei Paesi Bassi, che aveva perso Nassau-Siegen, e rimase in unione personale con il sovrano olandese fino al 1890. La Norvegia fu trasferita dalla Danimarca alla Svezia. Altri aggiustamenti territoriali di minore entità includevano significativi guadagni per i regni tedeschi di Hannover (che ottenne la Frisia orientale a scapito della Prussia e altri territori nella Germania nord-occidentale) e Baviera (che acquisì il Palatinato renano e territori in Franconia). Il Ducato di Lauenburg passò da Hannover alla Danimarca, mentre la Pomerania svedese fu annessa dalla Prussia.

Il "Congresso Danzante" e la Cultura Diplomatica
Nonostante la serietà degli argomenti trattati, il Congresso di Vienna fu anche caratterizzato da un'intensa vita sociale. I lavori furono continuamente inframezzati da feste, cene, balli e ricevimenti organizzati dalla corte austriaca, dalla nobiltà viennese e dalle numerose delegazioni convenute. Questa atmosfera festosa portò il principe Charles Joseph de Ligne a coniare la celebre immagine del "Congresso danzante". Egli osservò: «Mi attribuiscono il motto "Il Congresso danza, ma non va avanti". Ed esso non stilla nulla come il sudore di questi signori che ballano». Nonostante questa critica all'apparente immobilità politica, molti contemporanei riconobbero la magnificenza e lo splendore dell'evento, definendolo una visione spettacolare in cui "tutta l'Europa è qui rappresentata dalle più illustri personalità".
Il Ballo Del Potere
Le Implicazioni Ideologiche e la Santa Alleanza
Il Congresso di Vienna segna l'inizio dell'età della Restaurazione, un periodo in cui una nuova concezione della storia, ispirata dal Romanticismo, smentiva l'idea illuminista di un progresso guidato dalla ragione umana. Le vicende della Rivoluzione Francese e dell'era napoleonica avevano dimostrato come gli intenti più nobili potessero infrangersi contro la realtà storica. Da questa nuova visione, che attribuiva un ruolo alla volontà divina, emersero due prospettive contrapposte. Una visione reazionaria, incarnata da figure come François-René de Chateaubriand e Joseph de Maistre, vedeva nell'intervento divino un presagio di apocalisse, spingendo all'idealizzazione del passato. Un'altra prospettiva, definita liberale, pur riconoscendo l'azione divina, auspicava un "nuovo cristianesimo" per una nuova società, sotto lo slogan "conservare progredendo", come proposto da pensatori come Lamennais e Saint Simon.
Lo Zar Alessandro I incarnò l'ideale di una politica intrisa di misticismo religioso, che trovò espressione nella formazione della Santa Alleanza. Questa alleanza, basata sul principio di intervento, prevedeva che gli Stati firmatari si sentissero in obbligo di intervenire se uno Stato avesse affrontato disordini rivoluzionari che non fosse in grado di sedare, per evitare il contagio degli altri Stati. Le quattro grandi potenze che avevano formato il nucleo della Sesta Coalizione costituirono il fulcro del Congresso di Vienna e, successivamente, della Santa Alleanza.
Critiche e Controversie del Congresso
Nonostante i suoi propositi di stabilità, il Congresso di Vienna non fu esente da critiche. Già durante i lavori, l'opposizione Whig nel Regno Unito contestava l'incapacità dei governi di frenare il corso della storia. L'abate Dominique-Georges-Frédéric Dufour de Pradt, in un'opera pubblicata nel 1815, criticò vivacemente l'operato dei diplomatici, riflettendo opinioni ampiamente diffuse. In Italia, la tradizione risorgimentale alimentò vere e proprie requisitorie contro le decisioni del Congresso. Nicomede Bianchi, nella sua "Storia documentata della diplomazia europea in Italia", accusò Metternich e l'Inghilterra di aver consegnato la penisola al predominio austriaco, considerando l'Austria la "miglior guarentigia per la stabile futura quiete dell'Europa". Alcuni calcoli dell'epoca evidenziarono come l'Austria chiedesse compensazioni territoriali per oltre due milioni di sudditi, molti dei quali di stirpe italiana, che mal tolleravano il passaggio sotto dominio straniero.

Tra i pochi meriti indiscussi del Congresso di Vienna vi fu la sottoscrizione di una Dichiarazione contro la tratta degli schiavi, contenuta nell'allegato 15 dell'Atto Finale (8 febbraio 1815), con l'intervento di Papa Pio VII.
Durante il Congresso, vennero inoltre discusse le clausole riguardanti la proprietà delle opere d'arte portate in Francia con le spoliazioni napoleoniche. Austria, Spagna, stati tedeschi e Inghilterra ordinarono l'immediata restituzione di tutte le opere sottratte, sostenendo che la "spoliazione sistematica di opere d'arte è contraria ai principi di giustizia e alle regole della guerra moderna". La Francia, tuttavia, si oppose argomentando che "il diritto di conquista è comune a tutte le nazioni in tutte le epoche".
Il Congresso di Vienna, pur cercando di ristabilire un ordine duraturo, lasciò aperte numerose questioni e generò nuove tensioni, gettando le basi per i futuri sviluppi politici e nazionalistici dell'Europa.
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