Il disturbo borderline di personalità (DBP) rappresenta una sfida significativa nel panorama della salute mentale, colpendo una percentuale considerevole della popolazione e manifestando un aumento preoccupante, specialmente tra i giovani. La percezione di urgenza che costantemente avverte il paziente con DBP richiede un approccio terapeutico mirato e complesso, capace di restituire una migliore qualità di vita. L'Ospedale San Raffaele, attraverso il metodo dei Gruppi Esperienziali Terapeutici (GET), si distingue per un approccio innovativo e strutturato, volto a offrire speranza e percorsi di recupero concreti.

Comprendere il Disturbo Borderline di Personalità
Il disturbo borderline di personalità è una condizione complessa che influenza profondamente la vita delle persone, rendendola a volte quasi del tutto invalidante sotto il profilo relazionale. Secondo la letteratura scientifica, i disturbi della personalità coinvolgono dal 10% al 15% della popolazione generale, con il disturbo borderline specifico che incide sul 3%. Tuttavia, la fascia d'età under 24 registra un notevole aumento del fenomeno, passando dal 7,6% nel 2009 al 13,6% nel 2010, fino ad arrivare al 17,4% nel 2011. Questo incremento ha reso ancora più urgente la necessità di sviluppare strategie terapeutiche efficaci.
Le chiusure e gli isolamenti dovuti al lockdown hanno esposto molti giovani a un grado di frustrazione elevato, che richiede una struttura di personalità ben consolidata. In questo ultimo anno, si è osservato un aumento delle richieste d'aiuto ai servizi per una diagnosi. Se l'inizio del lockdown, a marzo 2020, è stato inizialmente protettivo per i soggetti borderline che tendono all'isolamento, il persistere delle limitazioni si è fatto sempre più soffocante, impedendo la relazione con gli altri, necessaria per gestire il vuoto della solitudine. Il disturbo borderline può causare momenti di dissociazione dal proprio corpo e porta, in alcuni casi, a fenomeni di autolesionismo, consumo di droghe o addirittura tentativi di suicidio. Coinvolge circa il 3% della popolazione (con una prevalenza dell'80% di donne), ma la percentuale sale vertiginosamente se si prendono a campione solo persone sotto i 24 anni, andando anche ben al di sopra del 10%. L'adolescenza è il momento in cui il piccolo adulto deve affrontare delle sfide. Il problema enorme è riuscire a combattere lo stigma sociale che colpisce queste persone e tende a isolarle dalla società.
Il Metodo GET: Un Percorso Terapeutico Strutturato
Il metodo GET® - Gruppi Esperienziali Terapeutici - è un metodo psicoterapeutico complesso che ha lo scopo di restituire alla persona una migliore qualità di vita. Il sostegno al paziente con disturbo borderline di personalità deve tenere conto della percezione di urgenza che costantemente avverte. Già a 18 mesi dall’inizio del trattamento GET, i pazienti con disturbo borderline di personalità hanno riscontrato differenze clinicamente significative.
Il metodo GET è strutturato in tre fasi distinte, ognuna con obiettivi specifici:
- Fase 1 e 2: L'obiettivo primario di queste fasi è la riduzione dei comportamenti autolesivi e disfunzionali. Parallelamente, si lavora sulla strutturazione di una più adeguata gestione dei comportamenti e delle emozioni.
- Fase 3: Questa fase finale mira allo sviluppo di capacità riflessive su di sé e sugli altri, promuovendo un buon funzionamento relazionale.
Gli strumenti utilizzati per la valutazione dell'efficacia del trattamento includono il WHOQOL - WHO Quality of Life (De Girolamo et al., 2000), il FFMQ - Five Facets Mindfulness Questionnaire (Baer et al., 2006) e il DERS - Difficulties in Emotion Regulation Scale (Gratz, Roemer, 2004).

La Forza del Gruppo e del Lavoro d'Équipe
Lo strumento terapeutico di elezione del trattamento GET è il gruppo omogeneo tra pari. Questo setting facilita il rispecchiamento tra i partecipanti, permettendo loro di riconoscersi nelle esperienze altrui e agevolando la trasformazione attraverso le vissute emotive nel gruppo. La chiave di volta nell’approccio del trattamento GET sono proprio le relazioni all’interno del gruppo tra pari.
Alle attività gruppali si aggiunge un colloquio settimanale individuale con un tutor, che offre uno spazio personalizzato di supporto e approfondimento. Infine, un aspetto fondamentale del metodo GET è il lavoro d’équipe. Questo costituisce un luogo di elaborazione congiunta delle problematiche dei pazienti e dei gruppi, garantendo un approccio olistico e integrato. L'Associazione GET crede nella condivisione e nella collaborazione, elementi che, per crearsi, necessitano di fiducia e affidamento. Sono le persone ad aver reso l'Associazione GET quello che è, sia chi c'è stato fin dal principio sia chi si è aggiunto al gruppo nel corso del tempo. È il clima di collaborazione e accoglienza che si è creato tra i professionisti ad aver permesso di raggiungere obiettivi di cui essere orgogliosi: la creazione di un metodo efficace per il trattamento del disturbo borderline di personalità, la fondazione di un’associazione che convalida il coinvolgimento sincero di tanti professionisti, la collaborazione con valide realtà attive sul territorio nazionale.
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Il Progetto "Young Inclusion" e la Rete Lombarda
Il progetto "Young Inclusion" nasce dall'esigenza di creare una rete lombarda di community per curare i giovani con disturbo borderline della personalità, la cui incidenza è aumentata considerevolmente durante la pandemia. Questo progetto è stato presentato dal Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, nell'ambito delle iniziative del mese dedicato alla sensibilizzazione di questa patologia. All'evento sono intervenuti importanti figure del settore, tra cui Letizia Caccavale, Presidente del Consiglio per le Pari Opportunità (CPO), Alcide Gazzoli, Project Manager del Progetto Young Inclusion, Don Walter Magnoni, Responsabile per il Servizio per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano, e Raffaele Visintini, medico psichiatra dell’Ospedale San Raffaele e ideatore dei Gruppi Esperienziali Terapeutici (GET).
"Ci ha colpito l’aumento di questo tipo di disturbi tra i nostri giovani, specialmente tra le ragazze," ha dichiarato Letizia Caccavale, sottolineando l'importanza di non lasciarli soli e di segnalare percorsi virtuosi di accoglienza, condivisione e cura che li aiutino a "riaccendere" il desiderio di vita. Per questo motivo il Consiglio per le Pari Opportunità sostiene questo progetto e la mostra digitale sulla storia di alcune ragazze guarite nelle comunità. Anche la politica ha un ruolo importante nel testimoniare ai giovani un messaggio di desiderio grande alla vita, riprendendo le parole di Papa Francesco: "non rinunciamo ai grandi sogni."
"Diventa importante ritrovare il senso del vivere," ha sottolineato don Walter Magnoni. "Questo convegno, che ha all’origine esperienze concrete di accompagnamento di persone in difficoltà, è una preziosa occasione per riflettere sul cuore dell’uomo chiamato ad avere grandi desideri. Non possiamo accettare che giovani vite si spengano, c’è un fuoco da tenere acceso."
Raffaele Visintini, Responsabile Day Hospital Disturbi di Personalità IRCCS Ospedale San Raffaele, ha spiegato che "il nostro lavoro ha successo quando riusciamo a fargli vedere un futuro che è diverso dal loro passato." Il metodo consiste nel trattare in modo intensivo piccoli gruppi di ragazzi, che nel frattempo vivono in modo comunitario, monitorandone i progressi a cadenza trimestrale. "Dopo circa 2 anni di solito superano il disturbo," afferma con soddisfazione Visintini.
Community Care: Un Modello di Reinserimento Sociale
"Young Inclusion" si propone di sostenere e recuperare situazioni di grave marginalizzazione attraverso la costruzione e il consolidamento di community care. Questo è quanto prevede il progetto per soggetti fragili quali giovani con disturbo borderline, madri vittime di violenza e disabili fisici a causa di incidenti. Avviato nel 2019 e sostenuto in Lombardia da dodici partner, il progetto ha ricevuto un finanziamento di 1.2 milioni di euro dal 2019 al 2022 dal Programma Interreg Italia-Svizzera.
La community care è una piccola clinica che richiede la convivenza di massimo otto persone per 18-24 mesi in un percorso finalizzato al reinserimento dei pazienti in ambito familiare, scolastico, sociale e lavorativo. In comunità le persone reimparano a prendersi cura di sé con stili di vita sani e regolari. Punto di forza del lavoro di gruppo è la partecipazione ai laboratori riabilitativi, artistici, di scrittura creativa e musicali. "Young Inclusion" si avvale di equipe integrate di operatori dei versanti italiano e svizzero, che collaborano per la cura psicologica di donne in strutture nel lecchese e nel varesotto e del Gruppi Esperienziali Terapeutici dell’Ospedale San Raffaele.
Il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Alessandro Fermi, ha commentato il progetto "Young Inclusion" definendo il tema "straordinariamente attuale: il disturbo borderline della personalità. Chi non ha un conoscente, amico o familiare che ha questo tipo di disturbo?". L'iniziativa prevede la cura e il monitoraggio di gruppi di giovani affetti dal disturbo borderline tramite il metodo GET, ideato da Raffaele Visintini, psichiatra del San Raffaele di Milano, che consiste nella cura intensiva di piccoli gruppi di ragazzi che vivono assieme come comunità e vengono sottoposti a test trimestrali per monitorarne i miglioramenti.
Il Consiglio regionale si dedicherà quest’anno a quella che è probabilmente la legge più importante della legislatura, la riforma della legge 23, la legge sociosanitaria. "Mi occupo da 34 anni di disturbo borderline e finalmente siamo riusciti a creare un metodo terapeutico, mettendo insieme tutto quel che poteva essere utile per questi ragazzi," ha dichiarato Visintini.

Un Messaggio di Speranza e di Futuro
Il disturbo borderline, che coinvolge nella maggioranza dei casi giovani donne, influenza pesantemente la vita delle persone. La Lombardia è stata una delle prime regioni che ha inserito la medicina di genere sulle differenze nella prevenzione, diagnostica e terapia all’interno del Piano Regionale di Sviluppo, ritenendola un’evoluzione della medicina in generale.
Durante la conferenza è stato proiettato un video sul percorso di guarigione affrontato da alcune giovani della Comunità per il trattamento del Disturbo di Personalità Borderline "Alda Merini" di Castellanza (VA). Disegni, collage e creazioni attraverso cui le ragazze raccontano la loro sofferenza, ma anche di rapporti che si riallacciano, gusti che si scoprono, giornate che si fanno più vivibili e un desiderio di vivere che si riaccende.
"Il nostro lavoro ha successo quando riusciamo a fargli vedere un futuro che è diverso dal loro passato," afferma Visintini con soddisfazione. Questo approccio integrato, che combina la forza del gruppo, il supporto individuale e un modello di community care, rappresenta un faro di speranza per i giovani affetti da disturbo borderline di personalità, offrendo loro la possibilità di un recupero significativo e di un reinserimento sociale pieno e soddisfacente. La politica, le istituzioni sanitarie e le realtà del terzo settore lavorano fianco a fianco per combattere lo stigma e offrire percorsi di cura efficaci, dimostrando che è possibile "riaccendere" il desiderio di vita anche nelle situazioni più complesse.
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