Comprendere i Bisogni Educativi Speciali (BES) e i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) nella Scuola Italiana

Il panorama educativo italiano si confronta da anni con la crescente necessità di supportare e includere tutti gli studenti, riconoscendo che ogni individuo presenta un percorso di apprendimento unico. In questo contesto, le sigle BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) sono diventate centrali nel dibattito pedagogico e nelle pratiche didattiche. Comprendere la loro natura, le normative che li riguardano e le strategie di intervento è fondamentale per garantire un'istruzione equa ed efficace per tutti.

La Genesi del Concetto di BES

Il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES) affonda le sue radici in una visione più ampia della salute e del benessere, promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità a partire dai primi anni Duemila. L'acronimo BES, derivato dall'inglese "Special Education Needs", indica la necessità di estendere all'ambito scolastico ed educativo il valore della salute come "condizione globale di buon funzionamento dal punto di vista fisico, psicologico, sociale". Questo approccio ha permesso di superare la dicotomia tra normalità e patologia, interpretando il benessere come un continuum di funzionamento della persona nella sua globalità.

Applicando questa concezione al settore scolastico, i BES possono essere definiti come qualunque esigenza di apprendimento o educativa che emerga nella persona fin dal suo primo inserimento a scuola. I rapidi cambiamenti sociali, economici, politici e culturali influenzano direttamente o indirettamente lo sviluppo equilibrato della persona, incidendo sulla sua integrazione e sul suo rendimento scolastico. L'Italia, storicamente attenta al concetto di integrazione scolastica, ha introdotto specifiche direttive sin dagli anni '90 per favorire l'inserimento positivo e fruttuoso degli alunni a scuola.

Scuola inclusiva con studenti diversi che collaborano

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ha chiarito che il termine BES si riferisce a tre macro-categorie di esigenze:

  • Disabilità: Si tratta di alunni con minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali che inficiano le capacità di apprendimento e relazionali. Queste condizioni sono regolamentate dalla Legge 104/1992.
  • Disturbi Evolutivi Specifici: Questa categoria comprende deficit che non rientrano nella precedente, tra cui i Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA), i disturbi del linguaggio, i deficit delle abilità non verbali, i deficit da disturbo dell'attenzione e iperattività (ADHD), i disturbi dello spettro autistico di lieve entità (non rientranti nella Legge 104/1992) e il funzionamento intellettivo limite (QI tra 70 e 85). La Legge 53/2003 e la Legge 170/2010 hanno regolamentato l'intervento in ambito scolastico ed extrascolastico per questi casi, estendendo la loro applicazione a tutti i disturbi evolutivi specifici.
  • Svantaggio Socioeconomico, Linguistico o Culturale: Questa categoria include alunni che manifestano difficoltà comportamentali, emotive, psicosociali e affettive strettamente connesse a situazioni di disagio familiare, sociale, culturale, economico o linguistico.

I Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA): Una Storia di Riconoscimento

La storia dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) è lunga e complessa. Sebbene le prime ricerche risalgano al XIX secolo, il pieno riconoscimento delle caratteristiche peculiari di questi disturbi, sia in ambito psicologico che legislativo, è avvenuto solo nei primi anni del XXI secolo.

Nel 1878, il neurologo tedesco Adolph Kussmaul descrisse la "cecità delle parole" per riferirsi a difficoltà di lettura dovute a deficit neurologici. Nove anni dopo, Rudolph Berlin coniò il termine "dislessia" per indicare un deficit presente fin dalla nascita. Tuttavia, per gran parte del Novecento, l'approccio a questi disturbi era superficiale, spesso ricondotto a una "non voglia di studiare", pigrizia o cattiva organizzazione, piuttosto che a una comprensione approfondita del disturbo. Questi pregiudizi hanno portato a discriminazioni nell'ambiente scolastico.

Diagramma che illustra le aree dei DSA: dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia

Fattori come la limitata disponibilità di strumenti diagnostici specifici per indagare solo alcune aree cognitive hanno contribuito a questa visione distorta. Nei DSA, il QI è nella norma, ma è l'Indice di Abilità Generali (IAG), che comprende comprensione verbale, ragionamento visuo-percettivo, memoria di lavoro e velocità di elaborazione, a fornire un quadro più affidabile del funzionamento cognitivo. Nei bambini con disturbi evolutivi specifici, l'IAG è spesso superiore al QI.

Inoltre, il profilo emotivo-comportamentale, spesso trascurato, gioca un ruolo importante nel funzionamento delle persone con DSA. Le difficoltà di apprendimento possono impattare sull'autostima, sul senso di autoefficacia e favorire lo sviluppo di ansia.

I DSA non sono malattie, ma modalità differenti di funzionamento cerebrale che non impediscono la realizzazione di specifiche abilità, sebbene possano richiedere tempi più lunghi. Sono disturbi persistenti dell'apprendimento, di carattere neurobiologico ed evolutivo, che possono modificarsi nel tempo ma con cui la persona convive per tutta la vita. La probabilità di avere un DSA è maggiore se un familiare ne è affetto, ma non sempre si tratta di ereditarietà diretta. È frequente la comorbidità tra DSA e altri deficit, come l'ADHD o disturbi specifici del linguaggio.

Affinché si parli di un disturbo, è necessario che questo impatti in modo significativo e negativo sull'andamento scolastico e sulla vita quotidiana della persona.

La Normativa e gli Strumenti di Intervento

Il quadro normativo italiano ha visto un'evoluzione significativa nel riconoscimento e nel supporto degli alunni con BES e DSA.

La Legge 53/2003 (e il successivo Decreto Legislativo 59/2004) ha introdotto principi fondamentali come la personalizzazione dei percorsi educativi e la predisposizione di piani di studio personalizzati, nel rispetto dell'autonomia scolastica.

La Legge 170/2010 ha rappresentato una svolta per i Disturbi Specifici dell'Apprendimento, riconoscendoli ufficialmente e stabilendo l'obbligo di predisporre il Piano Didattico Personalizzato (PDP) per gli alunni con DSA. Il PDP non è un mero adempimento burocratico, ma uno strumento essenziale per migliorare le azioni educativo-didattiche. Esso contiene la valutazione delle abilità dell'alunno, le strategie didattiche, gli strumenti compensativi e dispensativi, gli obiettivi di apprendimento e il patto con la famiglia. Viene redatto dal consiglio di classe e diventa esecutivo con la firma della famiglia, dei docenti e del dirigente scolastico.

Un esempio di Piano Didattico Personalizzato (PDP) con sezioni dedicate a obiettivi, strategie e strumenti

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ("Strumenti d’intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica") e la successiva Circolare 8/2013 hanno esteso il concetto di BES a tutte le tre categorie sopra menzionate, sottolineando la necessità di un approccio inclusivo per tutti gli studenti. Per gli alunni con BES, in casi di particolare gravità, è possibile predisporre il PDP, ma la scuola può intervenire in modi diversi nei processi di personalizzazione anche indipendentemente dalla sua redazione.

Per gli alunni con cittadinanza non italiana, il PDP è previsto solo in via eccezionale, come ribadito nella nota n. 2563/2013.

Il Piano Annuale per l’Inclusività (PAI), oggi Piano per l’Inclusività dopo il decreto legislativo n. 66/2017, elaborato dal Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI), è parte integrante del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) e fornisce un elemento di riflessione per le strategie inclusive della scuola.

Strumenti Compensativi e Misure Dispensative

Per supportare gli alunni con DSA e BES, la normativa prevede l'utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative.

Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che permettono allo studente di compensare le proprie difficoltà, senza facilitare il compito dal punto di vista del contenuto. Tra questi rientrano:

  • Programmi di videoscrittura con correttore ortografico.
  • Tavole pitagoriche e formulari.
  • Calcolatrici.
  • Registratori audio.
  • Software per la sintesi vocale.
  • Mappe concettuali online.
  • Penne intelligenti.

Le misure dispensative, invece, consistono nel sollevare lo studente dallo svolgimento di determinati compiti o attività, purché queste misure non incidano sulla qualità del percorso formativo. Esempi includono:

  • Tempi più lunghi per le verifiche scritte e orali.
  • Valutazione con prove orali anziché scritte.
  • Minore quantità di compiti a casa.
  • Dispensa dalla lettura ad alta voce in classe.
  • Dispensa dalla scrittura sotto dettatura.

È fondamentale sottolineare che l'esonero dalla lingua straniera, ad esempio, è previsto solo in casi di particolare gravità del disturbo di apprendimento, anche in comorbilità con altre patologie, risultanti dal certificato diagnostico. In tali situazioni, si sviluppa un piano didattico differenziato.

MAPPE MENTALI per STUDIARE: come si fanno e a cosa servono

Il Ruolo della Scuola e degli Insegnanti

La scuola autonoma è chiamata a un ruolo proattivo nell'individuazione e nel supporto degli alunni con BES. L'istituzione scolastica ha il compito di supportare questi allievi, creando una realtà più inclusiva attraverso l'adozione di misure destinate a combattere l'emarginazione. L'individuazione dei BES, in particolare quelli afferenti all'area dello svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale, deve essere basata su elementi oggettivi e non fatta con avventatezza.

Il Gruppo di Lavoro per l’Inclusione (GLI), nato dall'ampliamento del Gruppo di Lavoro Handicap d’Istituto (GLHI), svolge un ruolo cruciale nella pianificazione delle azioni per l'inclusione degli alunni con disabilità e BES. La sua composizione viene opportunamente integrata per affrontare le tematiche relative ai BES.

L'Italia si distingue per la sua scelta di inclusione totale, un modello non così diffuso in altri paesi. Tuttavia, la scuola necessita di dati quantitativi e qualitativi per verificare l'effettiva ricaduta dell'inclusione e sostenere questa scelta a livello europeo. Il MIUR (Ministero dell'Istruzione e del Merito) evidenzia la necessità di rilevare, monitorare e valutare il grado di inclusività delle scuole in relazione alla "qualità" dei risultati educativi di tutti gli studenti.

La cultura diffusa dell'inclusione, che supera l'idea della specializzazione settoriale del sostegno, è un'esigenza prioritaria. Il rapporto delicato con le famiglie, che sono coinvolte nella firma dei PDP per una piena consapevolezza e condivisione, è altrettanto cruciale.

L'Importanza dell'Osservazione nella Scuola dell'Infanzia

Nella scuola dell'infanzia, l'osservazione sistematica e coerente dei comportamenti dei bambini, in relazione all'età anagrafica, risulta di massima importanza per l'individuazione precoce di eventuali bisogni educativi speciali.

Gli Esami di Stato e gli Alunni con BES

Le modalità di svolgimento degli esami di Stato sono state adattate per includere gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/1992 e della legge n. 170/2010. Per gli alunni con DSA certificati, è possibile utilizzare tempi più lunghi per la produzione e gli strumenti compensativi previsti dal PDP, a condizione che siano stati già impiegati durante l'anno scolastico. Nella valutazione delle prove scritte, vengono adottati criteri coerenti con le competenze acquisite dallo studente sulla scorta del PDP. L'utilizzo di strumenti compensativi non pregiudica la validità delle prove scritte.

Per quanto riguarda la prova orale, le commissioni d'esame devono tenere conto delle "situazioni soggettive, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate". Nelle procedure d'esame di Stato, per gli studenti con DSA certificati e disabili certificati, non è più previsto il sorteggio delle buste, demandando alla commissione la predisposizione di materiali coerenti con il PDP da cui prendere spunto per il colloquio.

Conclusioni Provvisorie: Un Percorso in Evoluzione

La comprensione e la gestione dei Bisogni Educativi Speciali e dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento rappresentano un processo in continua evoluzione all'interno del sistema scolastico italiano. Le normative, pur essendo in gran parte consolidate, richiedono un'applicazione attenta e flessibile, che tenga conto delle specificità di ogni studente. La formazione continua degli insegnanti, la collaborazione tra scuola, famiglia e servizi sanitari, e un approccio pedagogico centrato sull'individuo sono pilastri fondamentali per costruire un ambiente scolastico realmente inclusivo e capace di valorizzare il potenziale di ciascun alunno. Le sfide rimangono, ma la direzione intrapresa mira a garantire che ogni studente possa raggiungere il proprio successo formativo.

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