Chi Vuole Uccidere la Psichiatria in Italia? La Legge Basaglia e le Sue Sfide Attuali

La psichiatria in Italia si trova a un bivio cruciale, un momento di profonda riflessione e, per alcuni, di allarme. A quasi cinquant'anni dall'approvazione della Legge Basaglia (formalmente Legge 13 maggio 1978, n. 180), il sistema di salute mentale del paese è al centro di un acceso dibattito, alimentato da episodi di cronaca che riaccendono i riflettori sulle fragilità e le criticità dell'assistenza. L'omicidio della psichiatra Barbara Capovani a Pisa, aggredita da un ex paziente, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli operatori e sull'adeguatezza delle strutture esistenti, portando alla luce le difficoltà con cui i servizi territoriali si confrontano quotidianamente. Questo evento tragico ha scatenato un coro di richieste di intervento, proposte di riforma e, per alcuni, persino di revisione o abrogazione della legge che ha rivoluzionato la psichiatria italiana.

Manifestazione per la salute mentale

La Rivoluzione della Legge Basaglia: Dalla Chiusura dei Manicomi alla Cura Territoriale

La Legge Basaglia, intrisa dello spirito innovativo del suo promotore Franco Basaglia, ha rappresentato una svolta epocale, segnando la fine dei manicomi e l'inizio di un nuovo paradigma nella cura della salute mentale. Prima della Legge 180, la Legge 14 febbraio 1904, n. 36, prevedeva limiti meno stringenti per l'ammissione nei manicomi. Sebbene in teoria fossero necessari un certificato medico e un atto di notorietà, nella pratica si procedeva quasi sempre con la procedura d'urgenza, che richiedeva solo la presentazione di un certificato medico. Gli articoli 3 e 4 della vecchia legge conferivano al direttore del manicomio una "piena autorità" e l'ultima parola sulle dimissioni, limitando fortemente i diritti dei pazienti.

La Legge 180/1978 ha invece sancito la chiusura degli ospedali psichiatrici, ponendo fine a decenni di segregazione e disumanizzazione. L'obiettivo era quello di integrare la cura della salute mentale nel tessuto sociale, attraverso servizi territoriali accessibili e personalizzati. L'articolo 11 della legge prevedeva che gran parte dei suoi articoli restassero in vigore solo fino all'entrata in vigore della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), avvenuta con la Legge n. 833 del 23 dicembre 1978. Quest'ultima legge, infatti, ha recepito al suo interno, con alcune modifiche, gli stessi articoli della Legge 180, garantendo così la prosecuzione del percorso riformatore.

L'attuazione della Legge 180 fu demandata alle Regioni, dando vita a un'eterogenea applicazione sul territorio nazionale e a risultati diversificati. Nonostante le critiche e le proposte di revisione, le norme fondamentali della legge sono rimaste in vigore, ma la loro effettiva applicazione e il potenziamento dei servizi territoriali sono diventati il nodo cruciale del dibattito attuale.

Foto di Franco Basaglia

Le Sfide Attuali: Dagli OPG alle REMS e la Mancanza di Risorse

La chiusura dei manicomi ha rappresentato solo il primo passo di un percorso complesso. Successivamente, nel 2014, si è assistito al superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), strutture che raccoglievano i detenuti affetti da disturbi mentali. La loro chiusura è stata motivata dalle drammatiche condizioni in cui versavano. Al loro posto sono state istituite le Residenze per le Misure di Sicurezza (REMS), strutture sanitarie residenziali con un massimo di 20 posti letto, concepite per offrire un'assistenza diffusa e umanizzata.

Tuttavia, la tragedia di Pisa ha evidenziato le profonde difficoltà anche di questi nuovi centri. Medici e specialisti lamentano che le REMS siano spesso "svuotate di risorse e organico", rendendo difficile la gestione di pazienti con disturbi antisociali e a rischio di atti violenti. Questi pazienti, infatti, restano a carico dei dipartimenti di salute mentale territoriali, i quali mancano delle forze e delle condizioni necessarie per affrontare le esplosioni di violenza.

Massimo Cozza, direttore del dipartimento di salute mentale dell’ASL Roma 2, sottolinea come le REMS non siano adatte a tutti, in particolare per i pazienti con disturbo antisociale. La richiesta, quindi, è quella di cambiare il codice penale, fermo al Codice Rocco degli anni '30, e di aprire sezioni specializzate all'interno delle carceri per pazienti con disturbo psicotico antisociale che abbiano commesso reati.

La Legge 180/1978 e il pensiero di Franco Basaglia - Alberta Basaglia

Le Richieste di Intervento: Dalla Riforma Legislativa all'Aumento degli Operatori

Di fronte a questa situazione, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha convocato riunioni per riprendere il lavoro sulla riforma della psichiatria, con l'obiettivo di evitare che tragedie come quella di Barbara Capovani si ripetano. I direttori dei dipartimenti di salute mentale chiedono "nuovi strumenti, sia dal lato sanitario che della Giustizia, senza continuare a lasciare a mani nude migliaia di operatori".

La Corte Costituzionale, con la sentenza 22/2022, ha sollecitato il Parlamento a intervenire, e i direttori di Dipartimento di Salute Mentale hanno diffuso una lettera-appello alle Istituzioni per affrontare le gravi criticità dei servizi territoriali e ospedalieri.

Parallelamente, si levano voci, come quelle della Lega, che chiedono di aggiornare o addirittura rivedere la Legge Basaglia, ritenendola inadeguata a gestire i casi più complessi e pericolosi. Secondo alcune fonti, l'aggressione alla psichiatra rafforza la convinzione che sia necessaria una profonda riflessione sulla Legge 180, giunta ormai a 45 anni.

La Proposta del CSM e il Ritorno della Giustizia

Un elemento di forte dibattito è rappresentato dalla delibera del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) del 22 gennaio 2025, che ha "preso atto" e condiviso un documento della Commissione mista per i problemi della magistratura di sorveglianza relativi alle problematiche connesse alle REMS. Questo documento, pur non modificando nulla sul piano normativo, è interpretato come un "indirizzo politico" che avvalora una certa visione del problema e indica sette proposte al legislatore.

Tra queste proposte, spiccano:

  • Implementazione dei posti disponibili nelle REMS: Si chiede di aumentare significativamente i posti nelle attuali REMS, proponendo un raddoppio per raggiungere circa 700 unità.
  • Potenziamento delle sezioni ATSM nelle carceri: Si richiede il rafforzamento delle Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (ATSM) all'interno degli istituti penitenziari e la realizzazione di sezioni specialistiche psichiatriche per soggetti tossicodipendenti con comorbilità.
  • Individuazione di un "doppio" circuito: Si propone di distinguere tra pazienti stabilizzati che possono seguire un percorso di riabilitazione psichiatrica finalizzato al reinserimento sociale e soggetti con un profilo di pericolosità bisognoso di contenimento, da gestire in strutture di alta sicurezza.
  • Ricognizione delle strutture psichiatriche sul territorio: Si chiede di individuare strutture con setting assistenziali differenziati per pazienti ordinari e pazienti "autori di reato".
  • Sollecito intervento del Legislatore per la gestione delle REMS: Si auspica che il Ministero della Giustizia assuma la gestione delle REMS, in cooperazione con le altre figure istituzionali.

Queste proposte, sebbene individuate come "nodi" sentiti dagli operatori, sono lette da molti come un'urgenza di un ritorno della supremazia della Giustizia sulla Salute, con un ripristino del "controllo" da parte dell'apparato burocratico sulla salute mentale, in particolare per i pazienti autori di reato. Si intravede una rottura rispetto al percorso di "sanitarizzazione" delle misure di sicurezza intrapreso negli ultimi vent'anni.

Diagramma che illustra il percorso dei pazienti dalla chiusura dei manicomi alle REMS

La Crisi dei Servizi Territoriali e la Necessità di Risorse

Al di là delle proposte specifiche, il nodo centrale sembra essere il cronico sottofinanziamento dei servizi di salute mentale territoriali. La Legge Basaglia ha creato un sistema diffuso sul territorio (Dipartimenti di Salute Mentale, Centri di Salute Mentale, strutture diurne, ambulatori e centri residenziali), ma questo sistema necessita di risorse adeguate per funzionare correttamente. La carenza di operatori - si parla della necessità di altri 10.000 professionisti - e la mancanza di investimenti in attività terapeutiche innovative e di supporto alla vita quotidiana (come teatro, sport, vacanze) rendono difficile la costruzione di un rapporto di fiducia e cura tra paziente e operatore.

Le aziende sanitarie, spesso preoccupate di superare i tetti di spesa, tendono a rifiutare progetti che potrebbero fare la differenza, privilegiando misure di sicurezza o controlli più stringenti. Questo approccio, secondo molti esperti, ignora la complessità del disturbo mentale, trattandolo come sinonimo di pericolo e violenza, invece di riconoscere la persona nella sua interezza.

La "Contro-Riforma" e la Visione Ideologica

Alcuni osservatori temono che ci sia una corrente di psichiatria "medicalizzante" che non vede l'ora di disfarsi definitivamente della Legge Basaglia. Questa visione, che propone un ritorno a un modello più biologico e "scientifico" del disturbo mentale, equiparabile a un "cervello rotto" da curare come ogni altro organo, viene criticata da altri psichiatri e psicopatologi.

Questi ultimi sottolineano come i disturbi mentali non siano esiti di cause determinabili in modo lineare, ma il prodotto di un'interazione complessa di fattori genetici, ambientali, psicologici e culturali. La Legge Basaglia, pur con le sue imperfezioni e le difficoltà di applicazione, ha rappresentato un tentativo di superare una visione riduzionista e coercitiva della malattia mentale, promuovendo un approccio etico e umanitario.

La critica mossa da alcuni è che la Legge 180 sia stata troppo spesso usata come "foglia di fico", un alibi che ha permesso alla politica di indebolire il sistema negli anni. Sebbene la legge abbia creato nuove possibilità e restituito dignità ai pazienti, la sua piena attuazione richiede un profondo cambiamento culturale e un impegno costante nel reperire risorse adeguate.

I Nuovi Disegni di Legge: Tra Riconoscimento e Rischio di Regressione

In Parlamento, il dibattito sulla salute mentale si è riacceso con la presentazione di diversi Disegni di Legge (DDL). Alcuni, come quelli presentati dal Partito Democratico e da Alleanza Verdi e Sinistra, mirano a rafforzare i principi della Legge Basaglia, proponendo Piani Nazionali per la Salute Mentale e l'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Altri DDL, presentati dalla Lega e da Fratelli d'Italia, pur riconoscendo gli effetti negativi della pandemia e l'allarme per l'aumento dei disturbi, sembrano proporre un ritorno a concetti come la "pericolosità sociale" del disturbo mentale, sollevando preoccupazioni per un possibile passo indietro rispetto ai principi di inclusione e dignità sanciti dalla Legge 180.

La Legge Basaglia, in definitiva, non è una norma che obbliga a trattamenti forzati, ma che restituisce dignità, sancendo che le persone con disturbi mentali sono cittadini con gli stessi diritti costituzionali di chiunque altro. La sfida attuale è quella di garantire che questo principio venga rispettato pienamente, attraverso un adeguato finanziamento dei servizi territoriali, una maggiore formazione degli operatori e un approccio che metta al centro la persona, accogliendola nella sua totalità e non considerandola solo un "oggetto" di paura o controllo. La domanda "chi vuole uccidere la psichiatria in Italia?" risuona forte, invitando a una riflessione profonda sul futuro di un sistema che, pur avendo compiuto passi da gigante, necessita di essere preservato e potenziato per rispondere alle esigenze di tutti i cittadini.

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