Un numero considerevole di persone - si stima 150.000 in Italia - sono interessate dall'autismo. A questo dato si deve aggiungere una quota di individui coinvolti più o meno direttamente: i familiari che ne condividono quotidianamente la condizione, i compagni di scuola e gli insegnanti, gli operatori socio-sanitari, gli educatori e le altre figure di raccordo. Si tratta, dunque, di un fenomeno di sicuro impatto socio-culturale e scientifico, che può e deve essere affrontato non solo sul piano clinico ma anche su quello pedagogico ed educativo-speciale. È ciò che propongono gli autori nel presente volume: facendo riferimento soprattutto ai contesti scolastici e familiari, raccolgono e analizzano narrazioni (testimonianze, autobiografie, romanzi, film e documentari), operano riflessioni sui significati e sui modelli di cura e di intervento indirizzati al soggetto autistico e alla sua famiglia, nonché suggeriscono, a loro volta, interventi educativi e didattico-speciali.

Il volume è suddiviso in due parti. La prima, a carattere prevalentemente teorico, si compone di sei contributi. I primi tre saggi, di Anna Maria Favorini, sono dedicati al valore dell'integrazione, alla famiglia di fronte all'autismo e all'analisi di alcuni programmi di intervento. Nei successivi tre saggi, di Fabio Bocci, si analizzano numerosi repertori narrativi (letterari e cinematografici) e si propone una lettura pedagogico-speciale sulla sindrome di Asperger. Nella seconda parte si delineano alcune proposte di intervento educativo-didattico speciale destinate agli alunni del ciclo primario, agli studenti della secondaria di primo grado, agli insegnanti e ai genitori.
Comprendere l'Autismo: Uno Spettro di Diverse Realtà
L'autismo, comunemente chiamato Disturbo dello Spettro Autistico (ASD - Autism Spectrum Disorder), non è una malattia nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto una condizione neurologica caratterizzata da un modo diverso di percepire il mondo e interagire con gli altri. Questa condizione influenza in modo considerevole la comunicazione, il comportamento e le interazioni sociali. La definizione di "spettro" è fondamentale, poiché racchiude una vasta gamma di condizioni con abilità, difficoltà sociali, comportamenti ripetitivi, interessi ristretti e sfide comunicative che variano enormemente da persona a persona. Non esistono due individui autistici identici, e ciò che è efficace per uno potrebbe non esserlo per un altro.

Le manifestazioni principali dell'autismo si concentrano in tre aree chiave:
- Comunicazione sociale e interazione: Le persone autistiche possono incontrare difficoltà nell'interpretare segnali sociali non verbali (espressioni facciali, tono di voce, linguaggio del corpo), nell'iniziare o mantenere conversazioni, nel comprendere il sarcasmo o le metafore, e nello stabilire relazioni significative. Alcuni potrebbero non sviluppare il linguaggio verbale, mentre altri potrebbero avere un vocabolario ampio ma difficoltà nell'uso pragmatico della lingua.
- Comportamenti ripetitivi e interessi ristretti: Molti individui autistici mostrano comportamenti ripetitivi (come dondolarsi, battere le mani, ripetere frasi o parole) o sviluppano interessi molto intensi e specifici. Questi comportamenti e interessi possono offrire un senso di comfort e prevedibilità, ma a volte possono interferire con le attività quotidiane o l'apprendimento.
- Sensibilità sensoriali: Le persone autistiche possono presentare sensibilità insolite agli stimoli sensoriali. Possono essere ipersensibili (reagire in modo eccessivo a suoni, luci, odori, sapori o texture) o iposensibili (avere una ridotta reazione al dolore o alla temperatura, o cercare attivamente stimoli sensoriali intensi). Queste sensibilità possono influenzare significativamente il comportamento e il benessere del bambino.
In Italia, si stima che circa 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenti un disturbo dello spettro autistico, con una prevalenza maggiore nei maschi (4,4 volte più rispetto alle femmine). Questa stima nazionale è stata effettuata nell'ambito del "Progetto Osservatorio per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico”. Si stima, inoltre, che siano circa 500.000 le famiglie nelle quali è presente almeno una persona con disturbi dello spettro autistico.
La Famiglia di Fronte all'Autismo: Un Viaggio di Accettazione e Crescita
La nascita di un figlio è un evento che segna l'inizio di un nuovo viaggio, un percorso che per molte famiglie assume sfumature inaspettate e talvolta complesse. Quando arriva una diagnosi di autismo, il mondo dei genitori viene scosso nel profondo, mettendo in discussione aspettative e proiezioni future. La realtà impone una presa di coscienza che può essere dolorosa, ma che apre la strada a un processo di accettazione e di ridefinizione del proprio ruolo genitoriale.

Il primo impatto della diagnosi è spesso un "terremoto" emotivo: destabilizzazione, ansia, paura per l'incertezza del futuro. Seguono controlli, visite specialistiche, e infine la parola "autismo" o "disturbo dello spettro autistico" che si sovrappone alle diagnosi altrui, aprendo le porte a un mondo nuovo e da esplorare. Le reazioni individuali variano notevolmente: chi si isola, chi tace, chi reagisce con immediatezza. Tuttavia, dietro quel termine si cela una realtà complessa che richiede informazione, comprensione e un percorso di adattamento.
È frequente che i genitori sperimentino un senso di abbandono o, peggio, pseudo-pietismo da parte della società, che si limita a compatire senza offrire un supporto concreto. Le famiglie si ritrovano spesso sole, salvo poi scoprire, talvolta, una rete di altri genitori uniti da associazioni che condividono la stessa problematica. Metabolizzare il "lutto" per le aspettative iniziali richiede tempo, sostegno e un intervento che, a seguito della diagnosi, inserisca la famiglia in un circuito riabilitativo e, soprattutto, umano.
La diagnosi di autismo per un figlio ha un impatto emotivo significativo. È importante riconoscere che le reazioni emotive possono cambiare nel tempo e che i membri della famiglia attraversano diverse fasi di adattamento. Dare ai genitori e ai fratelli/sorelle accesso a percorsi di supporto psicologico può fare una grande differenza. Poter usufruire di uno spazio dove dare voce, elaborare e gestire le proprie emozioni aiuterà le famiglie a garantire un adeguato e costante supporto alla persona con diagnosi di ASD.
Un proverbio africano recita: "Ci vuole un villaggio per crescere un bambino". Questo racchiude perfettamente il senso di una comunità educante capace di cooperare, ascoltare e adattarsi. La famiglia è il primo e fondamentale "villaggio" per un bambino autistico, ma per una crescita armoniosa è essenziale che questo villaggio si espanda, includendo la scuola e gli specialisti.
Il Ruolo Cruciale della Scuola nell'Inclusione Scolastica
La scuola rappresenta un pilastro fondamentale nel percorso di crescita e apprendimento del bambino autistico. Non si tratta solo di un luogo dove acquisire conoscenze, ma un ambiente cruciale per lo sviluppo delle abilità sociali, comunicative e adattive. Gli educatori e gli insegnanti sono spesso le prime figure adulte a notare eventuali sintomi e possono svolgere un ruolo chiave nel sensibilizzare la famiglia e indirizzarla verso un percorso diagnostico precoce.

La scuola è il luogo ideale per l'apprendimento, dove numerose sono le occasioni per essere esposti a nuove esperienze e per poter generalizzare e rendere funzionali abilità acquisite in altri contesti. Tuttavia, l'ambiente scolastico presenta diverse complessità che devono essere prese in considerazione e gestite per un'ottimale riuscita dell'intervento. L'ambiente fisico delle aule e la numerosità delle classi spesso non sono il setting ideale per promuovere l'attenzione e la collaborazione necessaria all'apprendimento. La stabilità delle figure adulte di riferimento è un altro elemento di estrema importanza, poiché una persona con diagnosi dello spettro autistico deve investire molte energie per la costruzione della relazione.
Per agevolare e affrontare con successo molti degli ostacoli, sarebbe auspicabile l'inserimento della figura di un tecnico o consulente a scuola. La presenza di questo professionista richiede una specifica organizzazione affinché venga integrato nell'équipe educativa, senza alterare l'equilibrio della classe. È necessario saper accogliere e dare risposte adatte all'età agli interrogativi che i coetanei pongono rispetto al loro compagno e ai suoi comportamenti. Tutti coloro che sono in classe devono avere un ruolo chiaro, compreso il tecnico consulente.
La Collaborazione Scuola-Famiglia: Una Partnership Indispensabile
La collaborazione tra genitori e "operatori dell'educazione" del bambino con autismo è definita da Eric Schopler come l'incontro tra due esperti: da una parte gli insegnanti (esperti dell'educazione e dell'autismo in generale), dall'altra i genitori, identificati da Schopler come i migliori esperti "grezzi" del loro bambino. Questa collaborazione è un elemento indispensabile per permettere il passaggio necessario di informazioni, sia prima della stipulazione del PEI (Progetto Educativo Individualizzato), sia durante, che dopo (in qualità di feedback e verifica).
La scuola ha l'importante compito di individuare gli obiettivi su cui concentrarsi al fine di elaborare il PEI, sulla base delle caratteristiche specifiche di ogni singolo bambino e delle difficoltà generali di adattamento al contesto scolastico (obiettivi sia a breve termine, che a lungo termine). La condivisione tra i genitori e gli insegnanti risulta essere essenziale. I genitori, infatti, possono condividere «le tecniche e le strategie utili che magari in passato sono risultate efficaci: pur non possedendo elevate competenze, conoscono le abitudini del bambino, ciò che lo spaventa e le situazioni in cui appare più tranquillo».

La fiducia è un elemento cardine. L'insegnante, sin dal momento della presa in carico dell'alunno a scuola, dovrebbe dedicare uno spazio alla conoscenza della famiglia, costruendo un ponte fra casa e scuola che permetta al bambino di sentirsi rispettato e accolto in un ambiente stimolante. Così facendo si creerà un legame di fiducia reciproca che offrirà una buona base per una futura proficua collaborazione.
Il Piano Educativo Individualizzato (PEI): Strumento di Inclusione e Personalizzazione
In Italia, la normativa sull'inclusione scolastica è tra le più avanzate. La Legge 104/1992, le Linee guida sui BES (Bisogni Educativi Speciali), e le indicazioni operative sui Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione (GLO) sanciscono che ogni alunno con disabilità ha diritto a un progetto educativo personalizzato (PEI), costruito in modo partecipato. Tuttavia, la normativa da sola non basta: serve una rete viva, fondata sulla corresponsabilità.
Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) è il documento che raccoglie e definisce gli obiettivi educativi, didattici e abilitativi per l’alunno con disabilità. Non è una semplice formalità: è lo strumento concreto attraverso cui la scuola mette in atto l'inclusione, adattando percorsi e strategie ai bisogni specifici del bambino. Il PEI viene elaborato in modo condiviso dal Gruppo di Lavoro Operativo per l'Inclusione (GLO), che coinvolge insegnanti, famiglia, specialisti e, quando possibile, anche lo studente. Questo garantisce che gli obiettivi siano realistici, significativi e partecipati.

Gli obiettivi devono essere partecipativi: la famiglia può aiutare a formulare traguardi significativi anche nella sfera dell'autonomia, della comunicazione e della socializzazione. Inoltre, il PEI non è un documento statico: va rivisto insieme, osservando i progressi, ricalibrando gli interventi, raccogliendo il punto di vista del bambino. Il GLO, in questo senso, non è solo un momento formale, ma un'opportunità di ascolto reciproco e pianificazione condivisa.
Metodologie e Interventi Educativi: L'Approccio ABA
La necessità di un cambio di mentalità all'interno del sistema scolastico italiano è emersa chiaramente in diversi dibattiti. L'inclusione scolastica dei bambini autistici richiede un impegno congiunto di tutte le parti coinvolte. È necessario superare le resistenze culturali, promuovere la formazione degli insegnanti su metodologie specifiche e favorire una collaborazione costante tra scuola, famiglie e specialisti.
A questo proposito, Tatiana Comelli, consulente in Applied Behavior Analysis (ABA), sottolinea l'importanza dell'introduzione di questa metodologia nelle scuole. L'ABA è una scienza che indaga la relazione tra lo studente e l'ambiente, promuovendo strategie personalizzate per sostenere l'apprendimento dei bambini neurodivergenti. L'introduzione di questa metodologia nelle scuole potrebbe fare la differenza, offrendo un approccio strutturato e basato sull'evidenza per affrontare le sfide specifiche dell'autismo.
Che cos'è l'analisi comportamentale applicata (ABA)? | Child Mind Institute
Giuseppe Argiolas, docente di sostegno e membro del Comitato Italiano Insegnanti di Sostegno (CIIS), ha ribadito l'importanza di una collaborazione attiva tra scuola, famiglie e specialisti esterni. Questa sinergia è fondamentale per garantire un supporto efficace e personalizzato.
La Voce delle Famiglie: Esperienze e Denunce
Le narrazioni delle famiglie offrono uno sguardo prezioso sulle sfide e sulle conquiste nel percorso di vita con l'autismo. Federica, mamma di un bambino autistico, ha sottolineato come il "triangolo scuola, ODFlab e cooperativa Il Ponte" sia stato estremamente d'aiuto, evidenziando l'importanza di reti di supporto concrete.
L'avvocata Giorgia Rulli, esperta nella tutela dei diritti delle persone con disabilità, ha illustrato un caso emblematico: una famiglia di Bologna costretta a ricorrere al tribunale per garantire al proprio figlio autistico il diritto all'istruzione tramite il metodo ABA. Il giudice ha stabilito che la scuola dovesse adempiere a specifiche azioni, tra cui l'invio giornaliero di video per monitorare i progressi del bambino e l'assegnazione di un educatore formato con il metodo ABA. Rulli sottolinea che le famiglie non devono temere di far valere i propri diritti e, se necessario, intraprendere azioni legali.

Queste testimonianze evidenziano come, senza il supporto di professionisti qualificati e un approccio inclusivo, questi bambini rischino di essere lasciati indietro, affidati a insegnanti di sostegno non sempre preparati o presenti in numero sufficiente. Il dibattito ha evidenziato numerose problematiche che ostacolano l'effettiva inclusione di questi bambini nelle classi regolari.
Rete Educativa e Co-Progettazione: Un Diritto alla Collaborazione
Parlare di autismo e scuola significa descrivere una situazione delicata, principalmente nel periodo iniziale di frequentazione. Gli insegnanti poco preparati possono fraintendere l'autismo, interpretandolo superficialmente come timidezza o incapacità di comunicare. I bambini autistici a scuola di solito faticano a integrarsi e l'insegnante dovrebbe essere pronto a trovare una chiave per affrontare la situazione, con la collaborazione dei genitori. Un intervento tempestivo può prevenire il peggioramento dei sintomi e favorire l'integrazione del bambino con i suoi coetanei. L'autismo è un disturbo che si manifesta con un ampio spettro di sintomi e severità, coinvolgendo pazienti ad alto funzionamento (come nella Sindrome di Asperger) fino a pazienti con gravi disabilità intellettuali e verbali. Le ricerche hanno confermato un costante aumento dell'incidenza dell'autismo, coinvolgendo ora oltre l'1% della popolazione scolare.
In questo contesto, lo psicologo scolastico svolge un ruolo chiave nella formazione degli educatori. Quando un bambino autistico frequenta la scuola, è fondamentale fornirgli gli strumenti adeguati per interagire con gli altri. È importante essere consapevoli del fatto che potrebbero verificarsi crisi o scoppi di collera, in cui il bambino potrebbe avere difficoltà a gestire le proprie emozioni e le rigidità comportamentali. La scelta delle tecniche da adottare per supportare un bambino autistico a scuola non è casuale, ma è il risultato di una stretta collaborazione tra diverse figure professionali.
L'opinione unanime degli esperti è la necessità di superare un approccio basato sui ruoli e arrivare all'integrazione delle diverse competenze e professionalità. Teoria e pratica, vite personali e professionali. Famiglie, insegnanti, educatori ed esperti si sono confrontati da punti di vista differenti per far emergere il valore dell'inclusione partendo dalle esperienze di bambini e ragazzi autistici nella scuola.
Dario Ianes, docente all'università di Bolzano e co-fondatore del Centro Studi Erickson, ha esordito sottolineando l'importanza dell'osservazione e della formazione generalizzata che comprenda insegnanti curriculari, insegnanti di sostegno e tutto il consiglio di classe, e perché no, anche i compagni. Bambini e ragazzi, se aiutati a interpretare i comportamenti dei propri compagni con bisogni educativi speciali, sono sempre più creativi degli adulti a trovare delle strategie efficaci di relazione. Gli studi ci dicono che la formazione di tutto il gruppo classe è il presupposto per una vera inclusione.
Arianna Benvenuto, ricercatrice presso l’ODFlab dell’Università di Trento, ha aggiunto: "Ritengo sia importante cambiare anche la visione monolitica e statica dei differenti ruoli. All’asilo e nelle scuole materne, ad esempio, l’insegnante supplementare - per cui spesso non è necessario avere una certificazione - è a disposizione di tutti i bambini non solo di quelli con disabilità o bisogni particolari. Lo stesso vale per l’insegnante principale che si prende cura degli uni e degli altri. Le due figure sono intercambiabili."
Daniela Simoncelli, dirigente dell’Istituto Superiore Don Milani di Rovereto, ha ribadito: "Alle superiori abbiamo il vantaggio di non avere un solo insegnante di sostegno sui ragazzi con disabilità e questo di sicuro favorisce lo spirito di squadra. Anch’io penso debba passare il messaggio che abbiamo bisogno di un cambiamento culturale rispetto alle differenti professionalità per avere progetti di inclusione efficaci: il docente di sostegno deve essere inteso al servizio dell’intera classe, non solo come una figura esclusiva per gli studenti certificati. Gli insegnanti di sostegno possono infatti trasformarsi in una barriera all’autonomia: se si appiccicano alla disabilità del singolo diventano uno stigma vivente alla disabilità. Sono poi totalmente d’accordo che un punto di forza assoluto è il coinvolgimento dei compagni con una formazione ad hoc."
L'Impatto della Pandemia e la Sfida Digitale
La pandemia di Covid-19 ha rappresentato una sfida senza precedenti per l'inclusione scolastica dei bambini autistici. La chiusura delle scuole, l'introduzione della didattica a distanza e il distanziamento sociale hanno avuto un impatto significativo, privato i bambini della compagnia dei compagni e alterato routine consolidate. La paura del contagio e le varie disposizioni governative hanno impedito ai bambini di frequentare la scuola in presenza, con il rischio che ogni progresso andasse perduto.
È difficile garantire l'attenzione per i bambini "normodotati", figuriamoci per gli alunni autistici. Penalizzati a tornare a scuola, ma da soli o con una cerchia limitata di amici, compagni di classe. Questa emergenza ha mietuto molte più vittime di quanto si creda, non solo tra i bambini ma anche tra le famiglie, costrette a lasciare il lavoro e in alcuni casi a scegliere chi a casa deve usare i dispositivi informatici e chi no.
Si affaccia una nuova ipotesi: la pandemia sta generando "autistici digitali". L'esempio di Greta, una bambina autistica seguita, che bacia uno schermo freddo e saluta i suoi compagni intrappolati in un reticolo che ne incornicia i volti, testimonia questo fenomeno. Per la prima volta, Greta ha reagito alla loro assenza, alla loro rumorosa presenza, che non comprende. Il sovraccarico emotivo è alto, e l'apprendimento, per quanti sforzi si facciano, è in parte compromesso. Maria Montessori era solita sostenere che la scuola deve potenziare i sensi dei bambini, sviluppare ogni azione educativa mediante una didattica del fare e dell’agire. Questa consente di creare schemi cognitivi e sinaptici utili a rinforzare le conoscenze pregresse e avviare l’alunno alla maturazione delle competenze. Ma senza i compagni, senza quella energia comunicante e interagente, è possibile? È innegabile che il Covid-19 abbia creato disagi e gravato sulle famiglie in modo evidente.
Autistic Pride Day: Celebrare la Neurodiversità
L’Autistic Pride Day, celebrato ogni anno il 18 giugno, è una giornata internazionale dedicata all’orgoglio delle persone autistiche. Nato dalla comunità autistica stessa, non è solo un momento di sensibilizzazione, ma un’occasione per valorizzare l’autismo come una forma di neurodiversità, non come una malattia da correggere. Il messaggio centrale è chiaro: le persone autistiche non devono cambiare per essere accettate. È la società che deve imparare ad accogliere, accettare e adattarsi. In occasione dell’Autistic Pride Day, è essenziale ricordare che costruire alleanze tra adulti non è solo un dovere formale, ma un atto di rispetto verso la neurodiversità. Significa riconoscere che ogni bambino ha diritto a una comunità educante capace di cooperare, ascoltare, adattarsi. La collaborazione scuola-famiglia nell'autismo non è un'opzione: è la condizione per garantire partecipazione, apprendimento e benessere.
Strategie per Gestire lo Stress e Supportare un Figlio Autistico
Essere genitori è un viaggio costellato di sfide e gioie. Quando si ha un figlio nello spettro autistico, questo viaggio assume sfumature particolari, richiedendo una comprensione profonda, una pazienza infinita e un amore incondizionato. Le famiglie si trovano spesso ad affrontare un labirinto di informazioni, terapie, decisioni e, non di rado, un senso di isolamento.
Gestione dello Stress Parentale: Prenditi Cura di Te per Prenderti Cura degli Altri
Lo stress cronico può manifestarsi in vari modi, sia fisici che emotivi e comportamentali. È fondamentale riconoscere questi segnali e agire tempestivamente:
- Sintomi fisici: mal di testa, stanchezza cronica, disturbi del sonno, problemi digestivi, tensione muscolare.
- Sintomi emotivi: irritabilità, ansia, tristezza, senso di colpa, frustrazione, sensazione di sopraffazione, perdita di interesse per attività piacevoli.
- Sintomi comportamentali: isolamento sociale, cambiamenti nelle abitudini alimentari, difficoltà di concentrazione.
Il burnout genitoriale è una condizione di esaurimento che può colpire i genitori sottoposti a stress prolungato.
Tecniche di Coping e Benessere Psicologico
Esistono diverse strategie per gestire lo stress e migliorare il proprio benessere:
- Supporto sociale: Connettersi con altri genitori di bambini autistici tramite gruppi di supporto o associazioni.
- Mindfulness e rilassamento: Pratiche come la meditazione, la respirazione profonda, lo yoga possono ridurre l'ansia.
- Terapia individuale o di coppia: Un terapeuta può fornire strumenti e strategie personalizzate.
- Stabilire limiti e delegare: Imparare a dire di no, a delegare compiti e a stabilire limiti realistici.
- Ritagliarsi spazi personali: Dedicare del tempo a sé stessi per attività piacevoli e rigeneranti.
- Educazione e informazione: Acquisire conoscenze sull'autismo e sulle strategie di intervento.
Prendersi cura di sé stessi non è un lusso, ma una necessità. Un genitore riposato e psicologicamente equilibrato è un genitore più efficace e presente per il proprio bambino.
Strategie Pratiche per il Supporto Quotidiano
- Comunicazione efficace: Utilizzare linguaggio chiaro e conciso, supporti visivi, dare tempo per elaborare e praticare l'ascolto attivo.
- Routine e ambienti prevedibili: Stabilire routine chiare e coerenti, preparare il bambino per le transizioni, creare un ambiente domestico che minimizzi gli stimoli sensoriali eccessivi.
- Gestione dei comportamenti sfidanti: Identificare la causa dei comportamenti, utilizzare strategie proattive, rinforzo positivo e promuovere l'autonomia.
- Insegnamento delle abilità sociali: Utilizzare giochi strutturati, storie sociali, modellamento e creare opportunità di interazione.
Parent Training: Strumenti per l'Empowerment Genitoriale
Il Parent Training è un intervento strutturato progettato per fornire ai genitori le conoscenze, le competenze e le strategie necessarie per supportare al meglio i propri figli con autismo. Mira a migliorare la qualità della vita di tutta la famiglia, aumentando il senso di controllo e riducendo l'ansia.
I benefici includono: miglioramento delle competenze genitoriali, riduzione dello stress parentale, miglioramento delle interazioni familiari, generalizzazione delle abilità del bambino e maggiore consapevolezza sull'autismo.
Quando si sceglie un programma di Parent Training, è importante considerare la qualifica dei formatori, l'approccio basato sull'evidenza, la personalizzazione del programma e il supporto continuo offerto.
Risorse e Associazioni: Una Rete di Supporto per le Famiglie
Navigare nel mondo dell'autismo può essere complesso, ma esistono numerose risorse e associazioni dedicate a fornire supporto alle famiglie. Queste reti offrono uno spazio sicuro per condividere esperienze, consigli e sfide, contribuendo a creare un ambiente di comprensione e sostegno reciproco.
tags: #autismo #famiglia #e #scuola
