Il movimento antipsichiatrico, emerso come una potente forza di contestazione all'interno del panorama psichiatrico e psicoanalitico, ha profondamente influenzato il modo in cui la società comprende e affronta la malattia mentale. Malgrado il nome, questo movimento è spesso interpretato come promotore di una forma alternativa di psichiatria, in netto contrasto con le correnti di pensiero dominanti. La sua storia è costellata di dibattiti accesi, critiche radicali e proposte innovative per la cura del disagio psichico, sfidando le fondamenta stesse della disciplina psichiatrica tradizionale.

Le Origini del Malcontento: La Psichiatria Ottocentesca e le Sue Dialettiche Interne
Fin dalle sue origini, la psichiatria ha sperimentato una dialettica interna su diverse dimensioni professionali, articolata in vari modi nel corso del XIX secolo. Le dispute di quel periodo riguardavano frequentemente i diritti di custodia sui cosiddetti "pazzi", rinchiusi nei diffusi "ricoveri per lunatici", e le divergenti interpretazioni teoriche dei disturbi mentali. Un esempio significativo di queste critiche riguardava l'introduzione di nuove categorie di malattia mentale da parte di Emil Kraepelin. I detrattori sostenevano che queste categorie avessero una base prevalentemente comportamentale anziché fisiopatologica o eziologica. Questa riflessione critica avrebbe in seguito spinto il medico svizzero Jacques André Matthey, insieme a colleghi contemporanei come Jean-Étienne Dominique Esquirol e Charles Chrétien Henry Marc, a elaborare il concetto di «patomania» (in lingua originale: phatomanie). Questo concetto a sua volta contribuì alla diffusione dell'idea di morbus sine materia, indicando un comportamento patologico privo di lesioni organiche accertabili.
Pratiche Controverse e l'Avvento degli Psicofarmaci
Gli anni Trenta del XX secolo videro l'introduzione di pratiche mediche spesso controverse, tra cui l'induzione di coma tramite elettroshock, insulinoterapia o altri farmaci, nonché l'asportazione di parti del cervello come la lobotomia. Un punto di svolta significativo si ebbe negli anni Cinquanta con lo sviluppo dei primi psicofarmaci, in particolare l'antipsicotico clorpromazina. Lentamente, l'uso di questi farmaci soppiantò le precedenti "terapie". Sebbene ampiamente accettati come un progresso clinico, non mancarono le voci critiche, sollevate dai gravi effetti collaterali che occasionalmente si manifestavano, come la discinesia tardiva.

La Nascita dell'Antipsichiatria: Cooper, Laing e Szasz
Alla fine degli anni Sessanta, il termine "antipsichiatria", coniato per la prima volta da David Cooper nel 1967, iniziò a definire un movimento eterogeneo che contrastava le teorie e le pratiche fondamentali della psichiatria dominante. Psichiatri come Ronald Laing, Theodore Lidz, Silvano Arieti e altri, riprendendo molte tesi psicologiche, argomentarono che la schizofrenia potesse essere compresa come un danno all'Io interiore inflitto da genitori "schizofrenogenici", psicologicamente invasivi.
In pieno periodo della Contestazione, lo psichiatra Thomas Szasz affermò con forza che l'espressione "malattia mentale" fosse una combinazione internamente incoerente di un concetto medico e uno psicologico. Secondo Szasz, tale espressione era popolare perché legittimava l'uso della psichiatria per controllare e limitare la devianza dalle norme sociali. Coloro che aderivano a questa opinione facevano riferimento al "mito della malattia mentale", il titolo del controverso libro di Szasz. In Italia, figure come il professor Edelweiss Cotti di Bologna e il dottor Giorgio Antonucci di Firenze si sono fatti portavoce delle idee di Szasz, entrando anche in contatto diretto con lui.
È importante notare che, sebbene il movimento originariamente descritto come antipsichiatrico fosse generalmente associato al movimento di controcultura degli anni Sessanta, personalità come Szasz, Lidz e Arieti non aderirono mai formalmente ad esso.
Thomas Szasz - I rischi delle diagnosi psichiatriche
Critiche al Potere Psichiatrico: Foucault, Goffman e l'Uso Politico della Psichiatria
Michel Foucault, Erving Goffman e altri intellettuali criticarono aspramente il potere e il ruolo della psichiatria nella società, denunciando l'uso di "istituzioni totali", l'"etichettamento" e la stigmatizzazione dei pazienti. L'osservazione degli abusi commessi nell'Unione Sovietica, dove la diagnosi di "schizofrenia" veniva artificialmente assegnata a dissidenti per motivi politici, portò alcuni a mettere in discussione la genericità diagnostica e l'uso punitivo di tale etichetta. Questo clima di critica favorì la riflessione sulla possibilità di una psichiatria alternativa.
Nuovi Approcci Terapeutici e l'Evoluzione della Psichiatria
Nel corso del tempo, la psichiatria ha evoluto i propri profili terapeutici, sviluppando nuovi approcci professionali come alternativa o complemento alle classiche terapie biopsichiatriche. Sono emersi modelli basati sul lavoro sociale, su un approccio umanistico-esistenziale e su modelli di auto-aiuto. La psicoanalisi fu oggetto di dibattito crescente, con alcuni indirizzi di ricerca che la consideravano non scientifica.
Il movimento antipsichiatrico è stato spesso guidato da individui con esperienze negative di cura psichiatrica, che si sentivano danneggiati dalla psichiatria tradizionale o ritenevano di poter essere meglio aiutati da altri approcci. Tra questi vi erano persone che erano state internate in istituzioni psichiatriche contro la loro volontà e sottoposte a cure o procedure coatte.
La Lotta contro la Patologizzazione: Omosessualità e Movimenti per i Diritti Civili
Il movimento dei diritti omosessuali si oppose fermamente alla classificazione dell'omosessualità come malattia mentale. In un clima di acceso dibattito, nel 1973/1974, l'American Psychiatric Association decise, con una stretta maggioranza (58%), di rimuoverla dalle categorie nosografiche. Ciononostante, l'omosessualità egodistonica rimase classificata come tale fino al 1987.
L'antipsichiatria, opponendosi alla concezione "biomedica" della psichiatria (genetica, neurochimica e farmacologica), criticò con sempre maggiore enfasi il crescente legame tra la psichiatria e l'industria farmaceutica. Quest'ultima veniva accusata di esercitare un'influenza eccessiva sulla ricerca e sulla pratica psichiatrica.
Empowerment, Autogestione e il Dibattito sulla Natura della Malattia Mentale
Parallelamente, all'interno della psichiatria stessa, iniziarono a diffondersi i concetti di empowerment e la rilevanza della capacità di autogestirsi, anche per i pazienti con disturbi più gravi. La moderna pratica psichiatrica cerca di creare e utilizzare criteri diagnostici espliciti per le malattie mentali, come quelli contenuti nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). La quarta edizione del DSM elencava 374 condizioni cliniche. In essa, solo due - il "disturbo da stress post-traumatico" e il "disturbo dissociativo dell'identità" - erano considerate psicogenetiche o causate da esperienze traumatiche. Questo rappresenta un punto di frizione con gli psichiatri critici, poiché gli psichiatri biologici sostengono che molti altri disturbi abbiano un'eziologia ignota o parzialmente ignota.
Ad esempio, in una dichiarazione del settembre 2003, l'American Psychiatric Association riconosceva che «la scienza cerebrale non è avanzata al punto da permettere a scienziati o clinici di poter indicare lesioni patologiche discernibili o anomalie genetiche che di per sé servano come 'biomarcatori' affidabili o predittivi per un dato disordine mentale o gruppo di disordini mentali».

La Focalizzazione Biologica e le Critiche dei "Critici"
Alcune forme di psicopatologia vengono trattate con psicofarmaci, quando vi è indicazione terapeutica di efficacia. Tuttavia, la focalizzazione di alcuni settori della ricerca psichiatrica sull'individuazione dei fattori neurofisiopatologici e biochimici relativi alla malattia mentale è considerata da alcuni critici ingiustificata. La maggior parte dei ricercatori e degli psichiatri ritiene che il fisiologico bilanciamento dei neurotrasmettitori nel cervello sia il principale regolatore biologico della salute mentale. Secondo alcuni critici, i farmaci attuali, specialmente i neurolettici (antipsicotici), mancherebbero di specificità.
La ragione dell'attuale scarsa comprensione dell'eziologia genetica risiede nella complessità dei legami tra geni e stati mentali patologici, che coinvolgono estese influenze ambientali e possono essere mediati in molti modi differenti, ad esempio attraverso la personalità, il temperamento o gli eventi di vita. Alcuni sostengono che le differenze biochimiche osservate in alcune malattie mentali non siano la causa del problema, ma piuttosto l'effetto di una condizione causata da una dinamica psicologica.
I critici, in genere, non negano il fatto che alcune persone abbiano gravi problemi emotivi o psicologici, o che alcune psicoterapie funzionino efficacemente per risolvere vari problemi. Inoltre, alcuni ritengono di essere stati indebitamente "patologizzati". Ad esempio, persone a cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger o l'autismo sostengono questa posizione, come evidenziato dal movimento per i diritti degli autistici. Tra i genitori di bambini con diagnosi di autismo, ve ne sono alcuni che stimano l'unicità dei propri figli e non desiderano una "cura" per il loro autismo ad alto funzionamento.
Thomas Szasz - I rischi delle diagnosi psichiatriche
L'Esperimento di Rosenhan e l'Affidabilità Diagnostica
Un ulteriore esempio che testimonia l'assenza di una demarcazione chiara e distinta tra persona "normale" e persona "mentalmente disturbata" fu il cosiddetto esperimento di Rosenhan. In questo studio, uno psicologo e i suoi collaboratori si finsero malati di mente per essere internati in alcune strutture psichiatriche. Una volta all'interno, si comportarono normalmente, come se nulla fosse. Questa critica si rivolge ai problemi universalmente riconosciuti riguardo all'affidabilità e validità delle diagnosi psichiatriche, sia in circostanze ideali controllate che, soprattutto, nella pratica clinica quotidiana. I criteri dei principali manuali diagnostici, DSM e ICD, secondo i critici, sarebbero inadeguati.
L'antipsichiatria sostiene altresì che esistano problemi nell'uso di criteri diagnostici standard in differenti Paesi, culture, generi o gruppi etnici. I critici asseriscono che le diagnosi e le pratiche di una psichiatria occidentale, bianca e a dominio maschile potrebbero creare asimmetrie verso altri gruppi socio-culturali. Ad esempio, studi mostrano che gli afroamericani ricevano una diagnosi di schizofrenia più spesso dei bianchi, e le donne più degli uomini. Lo stesso etichettamento di un comportamento come malattia mentale potrebbe, in alcuni casi, avere conseguenze potenzialmente deleterie, innescando dinamiche sociali e psicologiche in grado di provocare un'escalation negativa.
L'Influenza dell'Industria Farmaceutica e il Conflitto di Interessi
Nonostante le critiche, la ricerca clinica ha dimostrato che numerose molecole di interesse psicofarmacologico hanno un'efficacia ben dimostrata nel migliorare o gestire diversi disturbi psichiatrici. Tuttavia, l'influenza dell'industria farmaceutica e il potenziale conflitto di interessi di alcuni medici rimangono questioni centrali per il movimento antipsichiatrico. L'industria farmaceutica è una delle più potenti e redditizie, e vi sarebbero numerosi legami finanziari e professionali tra la medicina e le case farmaceutiche. Queste ultime finanziano costantemente molta della ricerca condotta da medici e psichiatri, reclamizzano i propri farmaci su riviste e conferenze psichiatriche, e possono contribuire a organizzazioni psichiatriche nonché a campagne di sensibilizzazione per la salute. Esisterebbero prove che i risultati della ricerca e la prescrizione di farmaci ne possano venire influenzati.
Un'inchiesta parlamentare del Regno Unito sull'influenza dell'industria farmaceutica, condotta nel 2005, concluse che «l'influenza dell'industria farmaceutica è tale da dominare la pratica clinica» e che vi sono seri malfunzionamenti nella regolazione dell'uso dei farmaci, denunciando «la crescente medicalizzazione della società». L'organizzazione "No Free Lunch" descrive la diffusa accettazione da parte dei professionisti medici di regali dalle industrie farmaceutiche e l'effetto di ciò sulla pratica psichiatrica.

La Crescita delle Prescrizioni e il Dibattito sull'Elettroshock
Un argomento della critica antipsichiatrica è che il numero di prescrizioni di psicofarmaci è cresciuto significativamente dagli anni Cinquanta ad oggi. Tali pratiche sono comunque molto più limitate che in passato. Negli Stati Uniti, il 92% degli psichiatri non usa la terapia elettroconvulsivante (TEC). In Clinical Psychiatric News (marzo 1983), Sidney Samant, M.D., affermava che «la Terapia Elettroconvulsivante in effetti può essere definita come un tipo controllato di danno al cervello prodotto per via elettrica».
La Critica alla "Malattia Mentale" come Costrutto Sociale e il Concetto di Seminfermità
Sin dagli anni Sessanta, Thomas Szasz ha sostenuto che, poiché la malattia mentale sarebbe un concetto incoerente, la difesa per infermità mentale dovrebbe essere abolita. Giorgio Antonucci ha ulteriormente argomentato che non basta dire che il concetto di malattia mentale è incoerente, ma si dovrebbe aggiungere che è un concetto del tutto arbitrario, che può essere applicato o negato alla stessa persona nello stesso momento. La maggioranza dei colleghi, favorevoli all'attuale uso della psichiatria, non accetta, tuttavia, questa critica.
Un'altra critica è rivolta al concetto di semi-infermità mentale. Tale concetto è ritenuto piuttosto incomprensibile da quanti sostengono che una persona non sana sia per definizione inferma (al limite con vari gradi di gravità), e che quindi non possa esistere qualcosa di concettualmente diverso come la seminfermità. La seminfermità viene spesso evocata dall'avvocato difensore dell'imputato, poiché se riconosciuta consente spesso di evitare il carcere e altre pene, ma al contempo di evitare le disposizioni che vengono prese nei confronti degli infermi mentali, come l'internamento in ospedale psichiatrico giudiziario. Alcuni critici sostengono che questa pratica sarebbe, in linea teorica, idealmente contraria a uno dei pilastri delle società aperte: i principi di John Stuart Mill, come avanzati nel suo lavoro fondativo riguardo al concetto di libertà.
La Follia come Processo Sociale e le Comunità Terapeutiche
Il movimento antipsichiatrico ha sostenuto che la follia non debba essere vista come una malattia individuale, ma piuttosto come un processo sociale. In un rapporto pubblicato nel 1969 sul lavoro eseguito a Kingsley Hall, era contenuto l'invito a cambiare il modello interpretativo, a considerare la follia non più una malattia individuale, ma un processo sociale. All'interno del gruppo originario si svilupparono diverse posizioni, ma su alcuni concetti fondamentali vi era unanimità: che la cosiddetta schizofrenia è pienamente comprensibile quando si usino modelli interpretativi adatti; che in una società fortemente serializzata l'etichetta di schizofrenico colpisce chi non è integrato; che la crisi è salutare se lasciata esplodere, mentre se viene repressa porta alla cronicizzazione del delirio; che le difficoltà del "diverso" devono essere comprese e condivise da una comunità in cui il medico non ha alcun ruolo che lo ponga al di sopra degli altri.

La storia dell'antipsichiatria iniziò in Inghilterra nel 1962 con un primo tentativo di comunità anti-istituzionale da parte del dott. David Cooper, realizzandola all'interno di un reparto di ospedale psichiatrico chiamato Villa 21, a Londra. Un altro passo in avanti fu compiuto tra il 1964 e il 1965 dai maggiori esponenti del movimento. Dopo questa importante confluenza, l'antipsichiatria conobbe un periodo propizio dal 1965 al 1970, con il buon percorso storico della comunità Kingsley Hall. Durante questo quinquennio, Kingsley Hall divenne un punto di riferimento per intellettuali, psichiatri e operatori sociali di ogni paese. La teoria principale alla base di un'organizzazione elastica della comunità fu quella del "viaggio metanoico", ossia un processo di guarigione per cui la persona potesse guarire naturalmente, coi propri tempi di evoluzione della mente.
La Critica all'Istituzione Psichiatrica: Basaglia e l'Ospedale Aperto
La negazione della malattia mentale ha come conseguenza il rifiuto dell'ospedale psichiatrico. L'inutilità terapeutica di questi immensi reclusori, che si limitano a segregare alcuni pazienti ritenuti pericolosi e a nutrire e alloggiare persone rifiutate dai parenti, è ormai riconosciuta da molti, anche dai seguaci della psichiatria classica e delle terapie farmacologiche. Si è quindi cercato di trovare nuovi metodi. Il gruppo di psichiatri italiani che faceva capo a Franco Basaglia e a G. Jervis seguì dapprima la linea dell'"ospedale aperto", in cui le pratiche repressive erano abolite e veniva invece dato spazio alla vita di comunità, per poi propugnare la soppressione dell'ospedale e la sua sostituzione con servizi di assistenza periferici, in grado di seguire l'ex ricoverato a domicilio e di aiutarlo nel reinserimento sociale. Nel gruppo italiano, il problema dell'esistenza o meno della malattia mentale rimase in secondo piano rispetto a quello dei condizionamenti sociali che creano il malato mentale cronico.
La Medicalizzazione della Vita e la Speranza di Fusione
Oggi, si assiste a una crescente medicalizzazione della vita quotidiana. Alcune condizioni umane, un tempo ritenute normali, sono oggi considerate patologiche. Il movimento antipsichiatrico ha contribuito a porre le basi culturali per una riflessione critica su questo fenomeno. Il processo di medicalizzazione della società ha trovato terreno fertile durante l'Illuminismo, quando gli stati di sofferenza e di salute mentale vengono ricondotti alla dimensione corporea e la società conferisce alla psichiatria il compito di separare ciò che è normale da ciò che è anormale, ciò che è sano da ciò che è malato. Vi è una continua depersonalizzazione, o desoggettivizzazione, del soggetto che soffre. La persona separata dal mondo è un esule. "Ridotta a poche parole, la malattia mentale rappresenta la diversità, e la paura di questa diversità fa sì che la società si difenda alzando dei muri di protezione che discernono ciò che è normale e accettabile da ciò che deve essere allontanato."
La speranza è che, in un futuro non troppo lontano, parlare di antipsichiatria divenga una situazione totalmente inutile, poiché questo vorrebbe dire che psichiatria e antipsichiatria si saranno fuse in un'unica dimensione che permetterà un contatto autentico e di reale aiuto a chi soffre di una patologia mentale. Le contraddizioni inerenti alla psichiatria, che generarono il movimento antipsichiatrico negli anni Sessanta e Settanta, non sono passate. Nonostante ciò, l'antipsichiatria riverbera ancora tra le persone e, di tanto in tanto, fa capolino tra i giornali, sui media e nel web.
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