Jacques Lacan e la Psicoanalisi: Un Ritorno a Freud Attraverso il Linguaggio

Jacques Lacan (Parigi, 13 aprile 1901 - Parigi, 9 settembre 1981) è stata una figura di spicco e profondamente controversa nel panorama psicoanalitico del XX secolo. La sua opera, caratterizzata da un rigoroso "ritorno a Freud" reinterpretato attraverso le lenti della linguistica strutturale e della filosofia, ha lasciato un'impronta indelebile sul pensiero contemporaneo. Sergio Benvenuto, psicoanalista e filosofo italiano, fondatore dell'European Journal of Psychoanalysis, offre una prospettiva illuminante sulla vita e sul complesso pensiero di Lacan, sottolineando la sua originalità e il suo impatto duraturo.

Ritratto di Jacques Lacan

Le Origini di un Pensatore Controvers

Nato in una famiglia cattolica tradizionale, Lacan intraprese studi di medicina, affiancandoli a corsi di filosofia alla Sorbona. La sua precoce celebrità giunse nel 1932 con la pubblicazione della sua tesi di dottorato, che includeva le poesie di una sua paziente paranoica, denominata Aimée. Questo lavoro, accolto con vivo interesse dai surrealisti, che lo pubblicarono sulla rivista di Paul Eluard, contribuì a coniare per Lacan l'etichetta, seppur parziale, di "psicoanalista surrealista".

Un'altra influenza fondamentale nella sua formazione intellettuale fu l'insegnamento di Alexandre Kojève sui seminari celebri dedicati al pensiero di Hegel all'École pratique des Hautes Études tra il 1933 e il 1939. Questi seminari attrassero una generazione di futuri intellettuali francesi di spicco, tra cui Lévi-Strauss, Raymond Aron, Georges Bataille, Merleau-Ponty e Sartre, segnando un'importante introduzione del pensiero hegeliano nel dibattito culturale francese, sebbene filtrato attraverso l'interpretazione di Kojève.

Copertina degli

Lacan e la Francia: Una Lunga Resistenza al Pensiero Freudiano

La Francia, a differenza di altri paesi come l'Inghilterra, la Germania o gli Stati Uniti, mostrò una notevole resistenza all'influenza del pensiero freudiano. Nonostante ciò, Lacan emerse come una figura centrale nel panorama intellettuale francese, soprattutto a partire dagli anni Sessanta. La pubblicazione dei suoi Écrits (Scritti) nel 1966, curati da Jacques-Alain Miller, rappresentò un evento epocale, elevando Lacan al rango di maître à penser accanto ad altre figure influenti come Lévi-Strauss, Roland Barthes e Michel Foucault.

Il suo celebre Seminario, tenuto dal 1953 fino alla sua morte nel 1981, inizialmente frequentato da pochi intimi, divenne un appuntamento imprescindibile per il "tout Paris", attirando migliaia di giovani e intellettuali.

Il Conflitto con la Psicoanalisi Ufficiale e la Fondazione di Scuole

I rapporti di Lacan con la psicoanalisi internazionale, dominata all'epoca da analisti di lingua inglese, furono spesso conflittuali. Nel 1963, questo attrito sfociò nella sua espulsione dall'insegnamento ufficiale della psicoanalisi. In risposta, Lacan fondò la sua scuola, l'École Freudienne de Paris, che, dopo circa vent'anni, decise di sciogliere un anno prima della sua morte, nel 1980, definendo il suo tentativo di formare analisti un fallimento. Nonostante ciò, la scuola lacaniana rimane oggi una delle più influenti a livello mondiale, con una particolare risonanza nei paesi di lingua latina, inclusi quelli francofoni e quelli dell'America Latina di lingua spagnola e portoghese. Alcuni hanno maliziosamente suggerito una connessione tra il suo influsso nelle culture cattoliche e una segreta ispirazione cattolica nel suo pensiero, in contrasto con la predominanza ebraica nella psicoanalisi delle aree tedesca e anglosassone.

MASSIMO RECALCATI - Lacan e la psicologia del linguaggio

Il "Ritorno a Freud": Innovazione o Fedeltà?

Lacan insisteva sulla continuità del suo pensiero con quello di Freud, lanciando lo slogan del "ritorno a Freud". Si considerava il vero interprete di Freud, in polemica con le tendenze dominanti negli Stati Uniti, in particolare con l'Ego-psychology (psicologia dell'Io). Il suo "ritorno a Freud", tuttavia, era un ritorno a un Freud letto attraverso la sua specifica ottica, un approccio che alcuni contestano, ritenendo che Lacan abbia introdotto significative innovazioni.

Benvenuto sottolinea il valore filosofico del contributo di Lacan, che ha messo in luce l'equivoco insito nel pensiero di Freud, educato al positivismo ottocentesco e incline a considerare la psicoanalisi una scienza sul modello delle scienze naturali. Lacan, invece, propone l'idea rivoluzionaria che la psicoanalisi sia una scienza del tutto diversa, fondata sul linguaggio.

Diagramma che illustra il concetto di

L'Inconscio Strutturato come Linguaggio: La Chiave Lacaniana

La celebre affermazione di Lacan, "l'inconscio è strutturato come linguaggio", non era presente in Freud, ma divenne il programma lacaniano e lo slogan dei suoi seguaci. Questa teoria, ispirata dalla linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure, suggerisce che l'inconscio operi secondo una logica linguistica.

Lacan accentua il fatto che la psicoanalisi sia un metodo di cura che opera esclusivamente attraverso il linguaggio, la parola. A differenza delle terapie mediche, non impiega farmaci né agisce direttamente sul corpo. L'analista non tocca il paziente; l'analisi è conversazione.

Un esempio illuminante del pensiero lacaniano riguarda l'interpretazione dei sogni. Mentre uno junghiano cercherebbe significati archetipici, Freud, e ancor più Lacan, evidenzia il potere del gioco di parole e dell'interpretazione a livello linguistico. Lacan critica l'idea che la psicoanalisi arricchisca un "mondo interiore" o un "profondo" dentro l'uomo. Al contrario, egli concepisce l'inconscio come qualcosa che si trova fuori dall'essere umano, identificato con l'Altro (con la A maiuscola), che per Lacan è il linguaggio stesso. Il linguaggio, appreso dall'esterno fin dalla nascita, costituisce questa alterità fondamentale.

Il Manque: La Mancanza come Motore del Desiderio

Il punto di partenza della reinterpretazione lacaniana di Freud si trova nell'esperienza del neonato. Il pianto del bambino, interpretato dalla madre attraverso il linguaggio ("hai fame", "hai freddo"), rappresenta per Lacan un momento cruciale. La madre, agendo come l'Altro, non solo insegna il linguaggio ma interpreta anche il desiderio del bambino, fissandolo in parole. Questo significante (la parola che fissa il desiderio) porta il bambino a percepire il proprio desiderio profondo solo attraverso il linguaggio altrui, in una fondamentale "alienazione" hegeliana.

Ciò che il bambino veramente voleva prima che la madre parlasse, prima di ogni linguaggio, rimane un mistero. Questo mistero della mancanza originaria di un desiderio puro, non mediato dal linguaggio, è ciò che Lacan chiama il manque, la mancanza.

Illustrazione della

La Critica al Cartesianesimo e l'Importanza della Logica

Nonostante la critica al cartesianesimo, a Lacan viene talvolta rimproverato di accentuare eccessivamente l'aspetto del linguaggio, della scrittura e della logica, soprattutto nell'ultimo periodo del suo pensiero, quando si interessò profondamente alla matematica e alla logica.

Una leggenda narra della sua pratica clinica originale: Lacan non riteneva le sedute dovessero avere una durata standard di quarantacinque o cinquanta minuti. Credeva che il tempo di una seduta dovesse variare a seconda di come l'inconscio si manifestava, potendo durare da pochi minuti a due ore. Era l'analista a decidere quando interrompere, "mettendo la punteggiatura".

La Psicoanalisi come Cura della Parola

La psicoanalisi, secondo Lacan, è intrinsecamente legata alla parola. Il nevrotico è un malato che si cura attraverso il suo stesso parlare. Freud definiva la psicoanalisi come "assunzione da parte del soggetto della propria storia, nella misura in cui è costituita dalla parola indirizzata a un altro". La psicoanalisi è il regno della parola, senza altre medicine.

L'inconscio, per Freud, non è tanto profondo quanto inaccessibile all'approfondimento cosciente. Al suo interno "c'è chi parla", un soggetto nel soggetto, trascendente il soggetto cosciente.

Il "Ritorno a Freud" e le Sue Implicazioni

Il "ritorno a Freud" di Lacan significava fare riferimento ai suoi termini e alle sue definizioni, interpretandoli letteralmente. L'obiettivo era sgombrare il campo dalle deviazioni e dagli equivoci, dalle fenomenologie esistenziali e dal formalismo istituzionale delle società psicoanalitiche, riprendendo la lettura dell'insegnamento freudiano secondo i suoi principi originali.

Lacan stesso riconosceva la difficoltà del suo linguaggio, definendosi un "oscuro" che nascondeva il suo pensiero dietro "cortine fumogene". Tuttavia, sosteneva che l'analisi fosse "il gioco intersoggettivo attraverso il quale la verità entra nel reale", una formula che riteneva chiara. Non si preoccupava di scrivere per tutti, ma di avere un pubblico che leggesse e, con il tempo, trovasse il suo pensiero trasparente.

Illustrazione di un divano da psicoanalista con un libro di Freud

L'Ordine Simbolico e il Linguaggio come Struttura

Lacan credeva nello strutturalismo e nella scienza del linguaggio. L'ordine simbolico, su cui Freud aveva fondato la sua scoperta, è costituito dal linguaggio come momento del discorso universale concreto. È il mondo delle parole che crea il mondo delle cose, conferendo loro un senso compiuto. Senza il linguaggio, nulla esisterebbe.

Il pensiero stesso è sottomesso alle leggi del linguaggio. La psicoanalisi, qualunque funzione essa svolga, ha come medium la parola del paziente. L'analista ascolta, mette in fila le parole e cerca di dare loro un senso, aiutando il paziente a trovare, al di là del sintomo apparente, il nodo della verità.

Il Reale, il Simbolico e l'Immaginario: Le Tre Dimensioni Lacaniane

Lacan distingue tre registri fondamentali:

  1. Il Reale: Tutto ciò che non va, che ostacola la vita dell'uomo. È ciò che ritorna sempre allo stesso posto, immutabile. Il reale è l'impossibile, l'opposto di ciò che gli scienziati affermano essere possibile. L'analisi spinge il soggetto verso l'impossibile, a considerare il mondo come immaginario e senza senso.
  2. Il Simbolico: L'ordine del linguaggio, della legge, della struttura. È attraverso il simbolico che l'uomo viene catturato e diviso. L'inconscio è strutturato come linguaggio.
  3. L'Immaginario: Il regno delle immagini, dell'Io (moi), dell'identificazione. È il mondo delle illusioni e della percezione di sé.

L'incontro con il linguaggio, secondo Lacan, è traumatico. La struttura simbolica cattura l'uomo, lo divide, prendendo il corpo e il suo godimento. La pulsione freudiana, diversa dall'istinto, si inserisce in questo schema.

Lo Stadio dello Specchio e la Formazione dell'Io

Nel celebre "stadio dello specchio", il bambino, prima ancora di percepire il proprio corpo come unitario, si identifica con la sua immagine riflessa. Questa immagine, che sostituisce la realtà frammentata del corpo, diventa il primo investimento narcisistico. L'investimento sull'altro nello specchio è simultaneo al desiderio dell'altro, mediato dallo sguardo della madre.

A differenza della psicoanalisi dell'Io, che considerava l'Io centrale e da rafforzare, Lacan, in linea con Freud, decentra l'Io. L'Io, per Lacan, è fondamentalmente alienato e la cura psicoanalitica mira a smantellare le identificazioni alienanti che lo costituiscono, piuttosto che a rafforzarlo.

Illustrazione dello stadio dello specchio

L'Etica Lacaniana: Al Servizio del Desiderio

Il VII Seminario di Lacan è dedicato all'Etica della psicoanalisi. Contrariamente a una concezione teleologica del Bene o a un'etica utilitaristica, l'etica lacaniana non mira al successo o alla felicità individuale, ma al desiderio inconscio, scoperto da Freud, nel suo legame con la Legge, il simbolico e il godimento.

L'analista, a differenza di altre figure terapeutiche, "si rifiuta di essere il padrone". Non usa l'identificazione come strumento di cura e non si serve del proprio sapere per dominare il paziente. Al contrario, lascia che sia il paziente a guidare il processo, riconoscendo che il sintomo è strettamente personale. L'analista opera una "sottrazione", aiutando il paziente a far cadere le identificazioni che lo soffocano.

L'obiettivo di una psicoanalisi, secondo Freud e l'interpretazione di Lacan, è che "Wo Es war, soll Ich werden" (Dove era l'Es, deve diventare l'Io). Questo significa distinguere il soggetto dell'inconscio dall'Io cosciente, composto da identificazioni alienanti. L'analisi mira a far emergere l'Io del soggetto dell'inconscio là dove era il luogo dell'essere.

La Differenza tra Psicoterapia e Psicoanalisi

Le psicoterapie, anche quelle corporee, si basano sull'incidenza della parola dell'Altro, che fornisce indicazioni su cosa fare per stare meglio. Il paziente si assoggetta al terapeuta, identificandosi con esso attraverso il transfert. Questi metodi, sebbene a volte efficaci, si basano sulla suggestione, sono immaginari e dipendono dall'individualità del terapeuta.

La psicoanalisi lacaniana, invece, pur occupando il luogo dell'Altro, rifiuta la padronanza. L'analista non promette felicità o armonia, ma può aiutare a chiarire il desiderio del soggetto e a decifrare ciò che insiste nella sua esistenza, ovvero il sintomo che si ripete.

Illustrazione di due persone che conversano su un divano

La Scienza, il Progresso e il Reale

Lacan nutriva un rapporto complesso con la scienza e il progresso. Considerava la fantascienza l'unica scienza veramente degna di essere seguita, mentre la scienza ufficiale procedeva a tentoni. Esprimeva un'angoscia crescente riguardo alle scoperte scientifiche e alle loro potenziali conseguenze distruttive, aggiungendo la scienza alle tre posizioni impossibili di Freud (governare, educare, fare psicoanalisi).

Tuttavia, non si definiva pessimista. Credeva che l'uomo, essendo un "buono a nulla", non sarebbe stato capace di autodistruggersi completamente. La scienza, affrontando una crisi di responsabilità, avrebbe trovato il suo ordine. Il reale, secondo Lacan, avrebbe avuto il sopravvento, come sempre.

Il Gioco di Parole e la Serietà del Linguaggio

Nonostante la critica alla difficoltà del suo linguaggio, Lacan non si considerava un burlone. Utilizzava le parole come gli scienziati utilizzano i loro strumenti, con la serietà di chi manipola concetti complessi. Il suo obiettivo era quello di introdurre una nuova prospettiva sul reale, spesso distorto dalle illusioni e dalle costruzioni immaginarie.

L'uomo medio, per Lacan, non esiste come entità statistica. Esistono solo gli individui, ciascuno unico nelle proprie fobie, angosce e modi di raccontare. La differenza tra il reale (ciò che non va) e il simbolico/immaginario (la verità) risiede nel fatto che il reale è il mondo, e il mondo, nella sua oggettività, non esiste.

Immagine astratta che rappresenta la complessità del linguaggio

Il Desiderio Inconscio e l'Etica

Il desiderio inconscio, secondo Lacan, è un nuovo oggetto per la riflessione etica, che non può essere afferrato tramite la comprensione o la coscienza di sé, né attraverso la morale tradizionale. L'inconscio freudiano è traducibile, strutturato come un linguaggio, e opera attraverso meccanismi come la metonimia e la metafora.

Il desiderio risponde all'intenzione vera di chi parla, mirando sia alla verità che alla menzogna. Il significante, la lettera tipografica, è l'esempio più puro di un elemento linguistico che non ha un significato intrinseco, ma acquisisce senso attraverso il suo uso e la sua posizione nella catena significante.

L'Influenza Duratura di Lacan

L'opera di Jacques Lacan continua a stimolare dibattiti e ricerche in psicoanalisi, filosofia, critica letteraria e scienze sociali. Il suo approccio rigoroso al linguaggio, la sua profonda reinterpretazione di Freud e la sua audace concezione dell'inconscio hanno aperto nuove vie per comprendere la complessità della mente umana e la sua relazione con il mondo simbolico. La sua eredità intellettuale, sebbene spesso ardua, rimane una delle più significative e influenti del XX secolo.

tags: #aita #lacan #freud #psicoanalisis

Post popolari: