Sembrava un handicap insormontabile, mi vergognavo e mi sentivo impedita. Ma con determinazione, mi sono data un obiettivo: imparare ad andare in bici da adulti. Questo articolo vuole essere una mini lezione di bici per adulti, un incoraggiamento a chi, come me, ha affrontato o sta affrontando questa sfida. Non demordete!
1. La bicicletta: un mezzo da riscoprire
Per molti adulti, la bicicletta rimane "questa sconosciuta". Nonostante sia un mezzo di trasporto comune e un'attività ricreativa diffusa, l'apprendimento in età adulta presenta sfide uniche. A differenza dei bambini, che spesso acquisiscono questa abilità in modo quasi istintivo, gli adulti portano con sé bagagli di esperienze, paure e, talvolta, difficoltà psicomotorie che possono rendere il processo più complesso. È fondamentale approcciare la bicicletta con una mente aperta, riconoscendo che il percorso di apprendimento potrebbe richiedere pazienza e perseveranza. La bici non è solo un mezzo per spostarsi, ma può diventare uno strumento per riconquistare indipendenza, migliorare la salute fisica e mentale, e persino per affrontare disturbi specifici.

2. Acquisire sicurezza e padronanza: i primi passi
Il primo passo concreto è abituarsi alla bicicletta. Una volta scelta la bici giusta, assicurandosi che sia della misura adeguata e che permetta di appoggiare i piedi a terra comodamente, si inizia con la fase di familiarizzazione. In questa fase, l'obiettivo è acquisire sicurezza e padronanza del mezzo. Ci si può aiutare con una leggera pendenza o facendosi spingere da qualcuno. La chiave è imparare a sentire il movimento, a capire come la bici risponde agli spostamenti del corpo.
Inizialmente, la sfida potrebbe essere semplicemente trovare l'altro pedale. Ci si può esercitare a trovare il pedale con il piede mentre si è fermi o mentre si scende dolcemente una leggera pendenza. L'importante è che i piedi tocchino terra facilmente, permettendo di fermarsi in qualsiasi momento. La nuova sfida è trovare l’altro pedale, acquisendo quella sensazione di controllo che è fondamentale per progredire.
3. La spinta giusta e la ricerca dell'equilibrio
Una volta presa confidenza con la bicicletta, si passa alla fase della spinta. Si tratta di dare una spinta con i piedi da terra, cercando di avanzare per brevi tratti. In questa fase, la paura vi guarderanno strano ma è normale, è una reazione comune, ma è importante concentrarsi sul proprio progresso.
La spinta giusta permette di acquisire un minimo di velocità, sufficiente per iniziare a sentire l'equilibrio. A questo punto, la nuova sfida è cercare l’altro pedale e, una volta trovato, provare a fare qualche giro. In questa fase la sicurezza è tutto. Anche se non si è ancora riusciti a pedalare in modo continuo, si è acquisita una maggiore padronanza del mezzo, si è imparato a gestirlo nelle piccole spinte e a fermarsi. Questo è un traguardo importante.
4. È questione di equilibrio: il cuore dell'apprendimento
L'equilibrio è l'elemento cruciale nell'apprendimento della bicicletta. La sensazione di instabilità iniziale è quella che genera più ansia. Tuttavia, con la pratica, il corpo impara a compensare e a mantenere l'equilibrio in modo quasi automatico.
Si continua a esercitarsi con la spinta, cercando di sollevare i piedi da terra per periodi sempre più lunghi. Si può iniziare con brevi distanze, allungandole progressivamente. L'obiettivo è sviluppare l'equilibrio in movimento, senza la preoccupazione immediata della pedalata. Avere la possibilità di appoggiare i piedi a terra in qualsiasi momento fornisce la sicurezza necessaria per concentrarsi sulla sensazione di equilibrio.
Una volta acquisita una buona stabilità, si passa alla fase in cui si cerca attivamente di pedalare. Sempre lungo una leggera pendenza o facendosi spingere da chi accompagna, si prende un po' di velocità, si mettono i piedi sui pedali e si inizia a fare qualche giro. È normale che all'inizio si pedalino solo pochi metri prima di dover appoggiare di nuovo i piedi. L'importante è ripetere l'operazione finché non ci si sente a proprio agio.

5. Le prime pedalate autonome: il momento magico
Arriva il momento magico in cui, dopo aver preso un po' di slancio e aver posizionato i piedi sui pedali, si inizia a pedalare da soli. Le prime pedalate autonome possono essere brevi, ma sono un traguardo incredibile. In questa fase, è fondamentale non avere fretta e godersi il momento.
Se la bici è provvista di velocità, è utile chiedere a chi accompagna di selezionare una marcia adeguata per facilitare la pedalata. La sensazione di libertà e indipendenza che si prova è impagabile. È un regalo che ci si sarà fatti in vita propria.
6. Imparare a frenare: un aspetto cruciale per la sicurezza
Una volta imparato a pedalare, è fondamentale saper frenare correttamente. L'errore comune che molti commettono, soprattutto all'inizio, è quello di frenare con i piedi. Questo è pericoloso per due motivi principali:
Primo, potreste farvi male alle caviglie o ai polsi, poiché il corpo non è progettato per assorbire l'impatto di una frenata brusca in quel modo.Secondo, non avrete il controllo della bici e potreste non riuscire a fermarvi in tempo, andando a sbattere contro qualcosa o qualcuno.
Il modo più sicuro per fermarsi, soprattutto quando si sta imparando, è frenare dolcemente con i freni a mano per rallentare, poi appoggiare un piede e inclinarsi su un lato a bassa velocità. Man mano che si acquisisce confidenza, si imparerà a gestire la frenata in modo più efficace e sicuro.
10 REGOLE per PEDALARE in SICUREZZA - Guida sicura in bici
7. Biciterapia e disturbi della coordinazione motoria
Le difficoltà nell'apprendere ad andare in bicicletta da adulti possono essere esacerbate da disturbi della coordinazione motoria, come il Disturbo della Coordinazione Motoria (DCD) o la Disprassia. Questi disturbi influenzano la capacità di pianificare, eseguire e coordinare i movimenti.
Le principali difficoltà che incontrano i bambini con Disturbo della Coordinazione Motoria possono consistere nell’incapacità dell’uso del movimento, ma anche dell’apprendimento di strategie per risolvere i problemi legati alle attività motorie. Spesso i bambini affetti da DCD non riconoscono le somiglianze tra determinate attività motorie e ciò comporta una difficoltà a trasferire le proprie capacità motorie da un’attività all’altra (ad es. prendere una palla grande e prendere una palla piccola). Presentano inoltre difficoltà a generalizzare le proprie capacità motorie nelle diverse situazioni (ad es. un bambino che si avvicina al bordo di un marciapiede deve capire che salire sul marciapiede è un’attività simile a salire le scale).
Il bambino può essere goffo o impacciato nei movimenti. Il bambino può mostrare una discrepanza tra le proprie capacità motorie e le capacità in altre aree. Il bambino può avere difficoltà ad acquisire nuove capacità motorie. Il bambino può avere difficoltà a svolgere attività che richiedono l’uso coordinato di entrambi i lati del corpo (ad es. allacciarsi le scarpe, usare le forbici). Il bambino può mostrare uno scarso controllo della postura e uno scarso equilibrio, soprattutto in attività che richiedono equilibrio (ad es. stare su un piede solo, camminare su una linea retta). La Disprassia viene generalmente inclusa nella definizione di disturbi della Coordinazione Motoria DCD (Developmental Coordination Desorder). La Disprassia Evolutiva è infatti riconosciuta come un disturbo congenito o acquisito precocemente che, pur non alterando nella sua globalità lo sviluppo motorio, comporta difficoltà nella gestione dei movimenti comunemente utilizzati nelle attività quotidiane (ad es. scrivere in stampatello o a mano libera).
Per chi soffre di questi disturbi, la bicicletta può essere utilizzata come uno strumento terapeutico efficace. La bici terapia, infatti, può aiutare a migliorare la coordinazione, l'equilibrio, la propriocezione e la pianificazione motoria. Metodi adattati, come l'uso di bici senza pedali (push bike) per concentrarsi sull'equilibrio, o tricicli specifici per adulti (come il Van Raam Easy Rider, progettato per chi ha difficoltà con le biciclette tradizionali a causa di patologie come la sclerosi multipla o esiti di traumi), possono facilitare l'apprendimento.
8. Biciterapia e ADHD: un approccio fisiologico
La bicicletta può essere un potente strumento anche per chi soffre di Disturbo da Deficit dell'Attenzione e Iperattività (ADHD). L'ADHD si manifesta con sintomi quali incapacità di mantenimento del focus, ridotta capacità attentiva, impulsività, facile distraibilità, e irrequietezza.
La mia esperienza personale con l'ADHD ha dimostrato come la bicicletta possa essere un vero e proprio strumento terapeutico. Due anni fa, mi è stata diagnosticata l'ADHD, un disturbo che mi accompagna fin dall'infanzia, manifestandosi con difficoltà di concentrazione e iperattività. La soluzione farmacologica proposta non mi convinceva, e ho deciso di esplorare il potenziale dell'attività fisica, in particolare della bicicletta, come terapia.

Studi sulla genetica dell'ADHD suggeriscono che il cervello fatica a utilizzare correttamente il glucosio, la principale fonte energetica. Questo porta a una continua stimolazione del sistema nervoso e alla secrezione di ormoni come l'adrenalina, che causa molti dei sintomi tipici dell'ADHD.
Ho scelto la bici come terapia per contrastare l'ADHD per tre ragioni principali:
- Affaticare il sistema nervoso: Essendo uno sport di resistenza, la bicicletta affatica notevolmente il sistema nervoso, inducendo un effetto calmante sulla continua richiesta di adrenalina. L'affaticamento del sistema nervoso, che avviene prima di quello muscolare, porta a una sensazione di rilassamento che può durare per l'intera giornata.
- Aumentare la glicemia sanguigna: L'attività fisica stimola il rilascio di glucosio nel sangue, necessario per l'energia muscolare. Il lattato prodotto durante lo sforzo viene convertito in glucosio nel fegato, aumentando ulteriormente la glicemia. Questo riduce la dipendenza del cervello da fonti di energia meno efficienti e migliora l'afflusso di glucosio al cervello grazie all'aumento del battito cardiaco.
- Lavorare ad alta intensità: Quando il tempo è limitato, la bicicletta permette di allenarsi ad alta intensità (HIIT), svuotando le riserve energetiche e riducendo la tensione nervosa. Questo, anche con un sistema nervoso attivo, migliora il focus e la capacità di concentrazione.
La mia storia dimostra che la bici può essere considerata uno strumento terapeutico a tutti gli effetti. Come ogni farmaco, richiede una relazione dose-risposta personalizzata, adattata alla persona e alla sua condizione.
9. Il metodo di apprendimento progressivo
Indipendentemente dall'età o dalle specifiche difficoltà, un approccio graduale e sicuro è essenziale. I metodi tradizionali, come l'uso di rotelle, sono stati in parte superati da strategie più efficaci e meno rischiose.
Un metodo moderno, che si applica sia ai bambini che agli adulti, si articola in quattro fasi:
- Fase 1: Familiarizzazione e spinta. Si sceglie un terreno pianeggiante. Se si usa una bici con pedali, questi vengono rimossi temporaneamente. Il sellino viene regolato in modo che il principiante possa appoggiare completamente i piedi a terra. Si inizia a spingersi e a muoversi con i piedi, come se si camminasse, imparando a gestire la bici.
- Fase 2: Sviluppo dell'equilibrio. Una volta che ci si spinge con disinvoltura, si inizia a sollevare i piedi da terra per brevi tratti, aumentando gradualmente la durata. L'obiettivo è sviluppare l'equilibrio in movimento. Si possono usare coni o altri riferimenti per creare sfide e migliorare la coordinazione. Terreni leggermente in pendenza possono facilitare la spinta, permettendo di concentrarsi sull'equilibrio.
- Fase 3: Introduzione alla pedalata. Superata la fase di equilibrio, si reintroducono i pedali (o si passa a una bici con pedali). Si spiega il movimento combinato dei piedi. Si continua a usare la spinta del piede per acquisire slancio prima di posarlo sul pedale. Gradualmente, si riduce il tempo di spinta e si aumenta il tempo trascorso pedalando. La ripetizione di avanzamento, frenata e sosta aiuta a consolidare la tecnica.
- Fase 4: Direzione e manovre. Una volta acquisita sicurezza nella pedalata e nella frenata in linea retta, si impara a dirigere la bici. Si possono utilizzare coni per creare percorsi con curve, iniziando con svolte ampie e semplici, riducendo gradualmente il raggio e l'angolo delle curve.
Questo approccio permette di costruire progressivamente le abilità psicomotorie e di coordinazione necessarie per andare in bicicletta in modo sicuro e autonomo. L'importante è che il principiante sia motivato e incoraggiato, ma mai forzato.
Conclusione: Un viaggio di crescita e libertà
Imparare ad andare in bicicletta da adulti, specialmente se si affrontano difficoltà psicomotorie o disturbi come l'ADHD o la Disprassia, è un percorso che richiede pazienza, determinazione e un approccio adeguato. La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento potente per migliorare la salute fisica e mentale, riconquistare l'indipendenza e provare un senso di libertà impagabile. La "biciterapia" sta emergendo come un campo promettente, dimostrando come l'attività fisica possa essere integrata in percorsi terapeutici personalizzati. Ricordate, non è mai troppo tardi per imparare, e ogni passo avanti è una vittoria che vale la pena celebrare.
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